A Santu Lasi, dove è sempre primavera


FRANCESCO GRECO - SALVE (LE)
– I petali bianchi dei mandorli in fiore accolgono delicatamente i devoti di San Biagio (qui declinato come Santu Lasi), profumando l’aria di primavera.

E’ la XV edizione e c’è chi non se n’è persa manco una. Il prof. Vincenzo Cazzato, architetto, presiccese di nascita e romano di adozione, il figlio Gabriele e la figlia Chiara aprono la loro splendida dimora, la masseria omonima che si estende su 2 ettari e mezzo fra Salve e il suo mare (Jonio) ed è un autentico gioiello con le sue pajare, l’aia, i cortile, i ricoveri degli animali, le mangiatoie, le piante mediterranee, etc. tutto recuperato in modo soft e messo in luce per poter essere ammirato.

Quest’anno il tema era la vita del Santo sospeso fra Oriente e Occidente, i suoi miracoli (un bambino nel Lazio che si stava strozzando con un tarallo), il rapporto con gli animali, il martirio: un percorso sviluppato su più tavole fra il mirto, il timo e le antiche pietre scaldate da un sole primaverile.

Dopo la messa celebrata da don Marco Annesi (presente anche il vicesindaco Giovanni Lecci), nella deliziosa cappella di epoca bizantina, la benedizione dei pani del Santo, la distribuzione alla folla, la musica della banda di Presicce-Acquarica e il concerto del maestro Domenico Zezza (primo violino della Notte della Taranta), che ha proposto fra l’altro il repertorio di Ennio Morricone.

Quindi vino nero e pittele per tutti preparate dalle brave massaie di Salve e Morciano e “scurdiata” (pane fritto con le rape) e dolcetti casalinghi.

La festa poi si trasferisce in paese, con la processione, la Santa Messa in Chiesa Madre, la benedizione della gola.

Protettore della gola, il bestiame, le attività agricole e i cardatori di lana, San Biagio è il protettore fra l’altro di Avetrana, Carosino, Corsano, Ostuni, Sant’Agata di Puglia, etc.

"E’ un’esperienza che ogni anno ci piace condividere con gli altri" ha detto il prof. Cazzato. E di questi tempi amari e tormentati condividere la festa è un modo di ancorarsi al presente per cercare di non naufragare. Nel nome di un Santo ideale "ponte" fra due mondi.

Arrivederci al 2027, sperando di festeggiare in un mondo migliore.