Agricoltura: Prandini (Coldiretti), pronti a investire 6 miliardi entro il 2030 per completare la digitalizzazione di 11 milioni di ettari
“Siamo pronti ad investire 6 miliardo di euro entro il 2030 nel comparto agricolo per completare la digitalizzazione di circa 11 milioni di ettari agricoli ancora non coperti e garantire alle imprese strumenti concreti per aumentare competitività, sostenibilità e trasparenza”. È quanto afferma Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti nel suo intervento all’evento Beyond Climate in corso a Roma, sottolineando la necessità di rifinanziare in modo strutturale il piano Transizione 4.0.
“Ad oggi sono stati investiti circa 2,3 miliardi di euro e digitalizzato 1 milione di ettari, ma la vera sfida si gioca ora – spiega –. Senza risorse aggiuntive rispetto al PNRR rischiamo di fermare un processo strategico per il futuro dell’agricoltura italiana. Per questo stiamo lavorando con il MEF e con il ministro Giorgetti affinché Transizione 4.0 sia adeguatamente finanziata”.
La digitalizzazione consente il monitoraggio satellitare dei terreni, l’utilizzo di tecniche di agricoltura di precisione, la riduzione dell’impiego di fitofarmaci e del consumo di acqua, con interventi mirati solo dove necessario. Un percorso che rafforza la tracciabilità lungo tutta la filiera e permette di offrire ai cittadini un’etichettatura sempre più trasparente.
“Grazie alla digitalizzazione siamo riusciti a ridurre del 30% il consumo di acqua nel nostro Paese nelle fasi irrigue – evidenzia Prandini –. È un dato consolidato, reso possibile da investimenti mirati, dall’utilizzo di sistemi evoluti e dall’integrazione dei dati satellitari. Questo dimostra come innovazione e sostenibilità possano procedere insieme, generando benefici concreti per le imprese e per l’ambiente”.
“L’agricoltura italiana è già oggi la più sostenibile a livello globale – sottolinea Prandini – ma questo primato va misurato, certificato e comunicato meglio. Le nuove tecnologie ci permettono di trasformare il dato in conoscenza e la conoscenza in valore economico, rendendo immediatamente accessibili in tutto il mondo le informazioni sulla qualità e sulla sostenibilità delle nostre produzioni”.
In quest’ottica, Coldiretti ha scelto fin da subito di entrare nella più grande piattaforma italiana per la gestione dei dati, realizzata in Emilia-Romagna, che ospita uno dei processori più veloci al mondo, il terzo a livello globale. “Per noi è un elemento fondamentale – spiega Prandini – anche perché è collegato alla più importante centrale meteorologica realizzata nel nostro Paese. Questo ci offre la possibilità di intervenire tempestivamente, soprattutto rispetto agli effetti del cambiamento climatico, migliorando la capacità di prevenzione e adattamento delle nostre imprese”.
L’utilizzo efficace delle risorse è decisivo. A fronte di 8,5 miliardi di euro stanziati con il PNRR, è stato generato un valore per il sistema Paese pari a 23 miliardi di euro all’interno delle filiere. “Non è stata una spesa – rimarca Prandini – ma un vero moltiplicatore di investimenti. Se continueremo a investire in questa direzione, sono convinto che l’Italia potrà diventare un modello rispetto alle grandi sfide che abbiamo davanti, a partire da quelle legate ai cambiamenti climatici, proprio grazie a innovazione, ricerca e formazione”.
Accanto all’innovazione tecnologica resta centrale il ruolo dell’uomo. “Nelle aree interne, collinari e montane l’agricoltore è presidio del territorio e sentinella ambientale. Dove c’è impresa agricola attiva si prevengono dissesto idrogeologico e incendi; dove c’è abbandono aumentano i costi per la collettività. Difendere il reddito agricolo significa difendere sicurezza, ambiente e coesione sociale”.
Per Coldiretti, infine, sarà determinante investire in formazione e competenze per creare le nuove figure professionali richieste dall’agricoltura digitale, dall’uso dei droni ai sistemi avanzati di monitoraggio. “La formazione è un elemento basilare – conclude Prandini – l’agricoltura italiana ha bisogno di oltre 5.000 nuove figure professionali altamente qualificate, che a loro volta diventeranno formatori per le nuove generazioni, trasferendo competenze e capacità nell’utilizzo degli strumenti tecnologici che avremo a disposizione nei prossimi anni”.
