Antonio Di Pietro ospite a Pulp Podcast: 'La giustizia è lenta per mancanza di risorse. Al referendum votate si, votate no, ma andate a votare'
Nell’ultima puntata di Pulp Podcast, disponibile da oggi alle 14:00, ospite del format di Davide Marra e Fedez è Antonio Di Pietro, ex magistrato e storico leader dell’Italia dei Valori, che ha ripercorso il proprio percorso pubblico tra magistratura, politica e battaglie civili, affrontando temi di stretta attualità giudiziaria e istituzionale.
La conversazione si apre con una domanda diretta di Marra: "Cosa hai fatto in tutti questi anni?". Di Pietro risponde ripercorrendo i momenti in cui ha scelto di fare un passo indietro dalla scena pubblica: "Io per due volte nella mia vita mi sono ecclissato… quando mi sono dimesso dalla magistratura, per due anni e quando mi sono dimesso dalla politica, per quattro, cinque anni. L’ho fatto perché sia la prima che la seconda volta sono stato chiamato a rispondere delle mie azioni davanti alla magistratura… ed ho dedicato quel tempo a difendere le mie idee e la mia onorabilità" e aggiunge "Tradotto: sono stati tutti condannati per diffamazione coloro che ci hanno provato. Però non me li hanno pagati i soldi…c’è solo una persona che me li ha fatti trovare il giorno dopo senza che glieli chiedessi, 100.000 euro, il superiore di Fedele (ndr Silvio Berlusconi)…non so se lo ha fatto per signorilità o per dire to".
L’ex magistrato ricorda poi di essere stato vittima di diverse vicende giudiziarie per diffamazione, tra cui un processo ancora in corso dal 1998. Da qui nasce una riflessione più ampia sui tempi della giustizia italiana e sulle sue criticità strutturali. Alla domanda: "Come si fa per far funzionare la giustizia?", Di Pietro indica una strada chiara: aumentare drasticamente le risorse umane e materiali, affermando che bisognerebbe "decuplicare il numero di magistrati, decuplicare il numero dei collaboratori, decuplicare le risorse finanziarie e migliorare le strutture carcerarie"
Il dibattito si sposta poi sul rapporto tra magistratura e visibilità mediatica. Fedez solleva il tema chiedendo se esistano corsie preferenziali quando i casi coinvolgono personaggi famosi, citando l’esempio del procedimento Corona–Signorini. Di Pietro, pur precisando il suo punto di vista istituzionale, ammette "Da Magistrato dovrei dire di no, da testimone di ciò che avviene nelle aule capita che vengono azionate prima inchieste con più visibilità". Poco dopo aggiunge che, trattandosi di personaggi famosi, alcune vicende finiscono inevitabilmente sotto i riflettori, innescando un effetto a catena per cui un’inchiesta ne alimenta un’altra.
Ampio spazio viene dedicato al tema del referendum sulla giustizia. Di Pietro precisa che andrà a votare e voterà convintamente SI’ e si confronta con la posizione dello storico Alessandro Barbero, secondo cui la riforma sottometterebbe il pubblico ministero alla politica, posizione che l’ex magistrato contesta con fermezza affermando l’associazione Nazionale Magistrati sta strumentalizzando il proprio ruolo facendo una propaganda falsa per indurre in errore gli elettori. Di Pietro si rivolge direttamente ai cittadini invitandoli a partecipare al voto: "votate sì, votate no, ma andate a votare perché si tratta di una legge che interessa a voi". Ribadisce, inoltre, che al momento non esiste una separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, bensì solo una separazione delle funzioni e invita i cittadini a consultare l’articolo 104 della Costituzione per comprendere meglio il tema dell’autonomia e indipendenza della magistratura. Alla domanda se la sua posizione sia cambiata nel tempo, Di Pietro risponde in modo netto: "No, ho sempre sostenuto la separazione delle carriere, salvo quando a proporla fu Berlusconi perché lui voleva mettere il pubblico ministero sotto la politica che è l’esatto contrario di quel che viene prevista con l’attuale riforma". Spiega che la sua convinzione nasce dall’esperienza diretta maturata all’interno della magistratura, dove ha potuto comprendere l’importanza e la delicatezza del ruolo del pubblico ministero. Respinge inoltre l’idea che il pubblico ministero sia "inferiore" alla politica, definendola un’affermazione infondata. Precisa che la sua posizione non è frutto di una scelta recente, ma è coerente con l’intero suo percorso professionale e politico. Sottolinea infine che, in questa fase, un ruolo decisivo spetta ai cittadini, che, a suo avviso, sono diventati il vero bersaglio della propaganda politica, come osservato anche da Mr. Marra.
La puntata si chiude con una domanda provocatoria su Silvio Berlusconi. Alla richiesta "Ti manca qualcosa dell’ex premier?" Di Pietro risponde secco: "No, mi ha pagato sempre ogni volta che è stato condannato a risarcirmi i danni che mi ha provocato".
