Carne equina, Confagricoltura Bari-BAT: «No a divieti ideologici, colpiscono la filiera pugliese»
BARI - Confagricoltura Bari-BAT esprime forte preoccupazione per le proposte di legge in discussione alla Commissione Agricoltura della Camera che puntano a vietare l’allevamento e la macellazione degli equidi in Italia. Secondo l’organizzazione, si tratta di misure ideologiche che rischiano di colpire duramente una filiera storica e strategica per la Puglia, senza risolvere alcun problema reale.
I numeri della filiera
In base ai dati del CREA, la Puglia si conferma tra i territori con i volumi produttivi più rilevanti di carne equina, tra le 2.000 e le 2.200 tonnellate annue. Un eventuale divieto nazionale, sottolinea Confagricoltura, non fermerebbe il consumo ma lo sposterebbe interamente verso l’estero, sostituendo un prodotto locale e controllato con carni di importazione, spesso provenienti da Paesi con standard di qualità e benessere animale inferiori.
Lacenere: «Norma paradossale e dannosa»
Sul tema interviene Michele Lacenere, presidente della sezione zootecnica e benessere animale di Confagricoltura Bari-BAT e vicepresidente di Confagricoltura Puglia:
«Questa proposta di legge, oltre a essere destinata a lunghi tempi parlamentari, si concentra su allevamento e macellazione sapendo di non poter vietare il consumo. Il risultato sarebbe un aumento delle importazioni da Paesi che non garantiscono i nostri standard, con un effetto finale peggiorativo sia per il sistema produttivo sia per il benessere degli equidi».
Il rischio “distrazione” dai veri problemi
Secondo Lacenere, il dibattito sulla carne equina rischia di diventare una distrazione rispetto alle vere criticità della zootecnia pugliese:
«Il settore vive una crisi profonda legata al crollo del prezzo del latte, ai costi di produzione elevatissimi, alla gestione complessa dei pascoli, alla scarsità di risorse idriche e alle difficoltà di approvvigionamento. Confagricoltura è impegnata su questi temi anche attraverso il Tavolo Latte presso l’Assessorato regionale».
Territorio e biodiversità
L’organizzazione denuncia inoltre un contesto aggravato da burocrazia, applicazione caotica delle normative ambientali e criticità nella gestione del PSR Puglia, fattori che stanno spingendo molti allevatori a interrogarsi sulla sostenibilità futura della propria attività.
«L’allevatore è da sempre una sentinella del territorio – conclude Lacenere –. Divieti ideologici e mancanza di sostegno favoriscono lo spopolamento delle campagne e il degrado ambientale. In aree delicate come la Murgia, senza allevatori e senza equidi, perderemmo un presidio fondamentale per la biodiversità e l’equilibrio dell’ecosistema rurale».
La posizione di Confagricoltura
Confagricoltura ribadisce che il benessere animale è una priorità assoluta, ma la strada non è la cancellazione di un comparto d’eccellenza. La soluzione, conclude l’associazione, passa dal rafforzamento dei controlli e dal sostegno a una filiera che garantisce tracciabilità, qualità e standard elevati, evitando di demandare la produzione a mercati esteri potenzialmente meno rigorosi.
