Il ricco, il povero e i proverbi
VITTORIO POLITO - Il ricco è colui che possiede denari, beni e sostanze in misura maggiore di quanto necessiti per vivere una vita normale. Quando la ricchezza e il benessere sono conseguite onestamente e l’uomo si comporta da saggio e virtuoso, allora la ricchezza può considerarsi un bene. Molte volte le risorse economiche sono accumulate in maniera disonesta dando al possessore arroganza e prepotenza. La ricchezza viene considerata quasi come fonte di vizi e sentimenti negativi.
Il povero, invece, è colui che ha scarsi mezzi economici, spesso non dispone neanche del denaro necessario per vivere, insomma fa una vita grama, rispetto al ricco. Il povero e il bisognoso viene allontanato, dimenticato e ignorato anche dalla sua parentela. Anche la Bibbia (Proverbi, 19.7) dice che “Il povero è disprezzato dai suoi stessi fratelli, tanto più si allontanano da lui i suoi amici.”
Papa Leone XIV nell’introduzione al suo libro “La forza del Vangelo” sostiene che «Non possiamo più tollerare ingiustizie strutturali per cui chi più ha, ha sempre di più, e viceversa chi meno possiede, sempre più diventa impoverito».
Per “Ricchi e Poveri” si intende anche un noto complesso musicale, tra i più affermati d’Italia, che hanno attraversato con le loro canzoni epoche e generazioni. Ma questa è un’altra storia.
E i proverbi che dicono?
“Per diventar ricco ci vogliono tre cose: un po’ d’avarizia, un po’ d’accortezza un po’ di disonestà ”. Per ammassare denaro bisogna aver propensione al risparmio, essere capaci, svegli, ma anche non avere scrupoli morali.
“Diventare ricco e restare galantuomo non è cosa facile”. È quasi impossibile arricchirsi e rimanere onesti. Per procurarsi e mantenersi la ricchezza è necessario scendere a compromessi.
“Lavorando nessuno è diventato ricco”. Con il lavoro onesto si arriva a vivere agiatamente, mai a diventare ricchi.
“Chi salute ha è ricco e non lo sa”. La salute è la ricchezza più grande, anche se normalmente ignorata.
“Campa da povero per non diventare poveraccio”. Campa è un imperativo non un indicativo: tu devi vivere da povero, al limite delle tue risorse, per non diventare, facendo il passo più lungo della gamba, miserabile, indigente.
“Il povero è parente dell’asino, che porta il vino e beve acqua”. Il povero, come l’asino, fatica e lavora per far star bene gli altri. Contentandosi di avere soltanto di che sopravvivere, porta cose preziose. E si ciba di cose vili.
“I poveri non sono tutti onesti, ma tutti gli onesti sono poveri”. Non è detto che uno, solo per il fatto di essere povero possa dirsi anche onesto, ma è difficile se non impossibile trovare un onesto ricco.
“Povero è chi non sa far niente”. La persona da commiserare è colui che non è capace di far nulla, perché povero è e povero resterà .
