Referendum, Bellomo (FI): pronto a sfidare Decaro in dibattito pubblico, ma anche stavolta sfuggirà al confronto
BARI - Scontro politico sul referendum in materia di giustizia tra il deputato di Davide Bellomo, capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia alla Camera e coordinatore della campagna referendaria azzurra in Puglia per il Sì, e il governatore pugliese Antonio Decaro.
“Più passano i giorni e più appare chiaro che il no della sinistra alla riforma della giustizia è di natura prettamente ideologica. Niente di tecnico”, afferma Bellomo. Nel mirino del parlamentare forzista finiscono in particolare le dichiarazioni di Decaro, che – secondo Bellomo – avrebbe motivato il proprio voto contrario con argomentazioni “che non trovano alcun fondamento nella legge costituzionale sottoposta a referendum”.
Il deputato contesta innanzitutto l’idea che la separazione delle carriere sia già contenuta nella cosiddetta riforma Cartabia, sostenendo che tale impostazione non corrisponda al dettato normativo. Respinge poi con decisione l’accusa secondo cui la riforma sarebbe funzionale a un controllo politico sulla magistratura: “Non c’è nessun articolo che avvalori una simile tesi”, dichiara, dicendosi pronto a dimostrarlo in un confronto pubblico con il governatore.
Bellomo accusa inoltre Decaro di evitare sistematicamente il dibattito diretto: “È allergico al confronto – sostiene – come dimostrano le tante volte che è sfuggito alle mie richieste di discutere apertamente sui fatti e non sugli spot elettorali”. Il riferimento è anche a passate vicende giudiziarie riguardanti aziende partecipate del Comune di Bari, sulle quali – secondo il parlamentare – sarebbe stata necessaria maggiore chiarezza politica.
Tra i punti al centro della polemica, anche il tema del sorteggio al Csm e il presunto indebolimento della magistratura in caso di approvazione della riforma. Per Bellomo si tratta di timori “basati sul nulla”. Al contrario, sostiene, il voto favorevole rafforzerebbe autonomia e indipendenza dei magistrati, eliminando possibili condizionamenti nelle carriere e superando quello che definisce un “cortocircuito” tra pubblico ministero e giudice.
“Vorrei spiegarlo punto per punto al governatore della mia regione – conclude – ma sono certo che anche questa volta farà orecchie da mercante. Gli italiani, però, hanno capito che un sistema di potere che ha fatto danni sta per crollare e non perderanno l’occasione di approvare una riforma storica”.
“Più passano i giorni e più appare chiaro che il no della sinistra alla riforma della giustizia è di natura prettamente ideologica. Niente di tecnico”, afferma Bellomo. Nel mirino del parlamentare forzista finiscono in particolare le dichiarazioni di Decaro, che – secondo Bellomo – avrebbe motivato il proprio voto contrario con argomentazioni “che non trovano alcun fondamento nella legge costituzionale sottoposta a referendum”.
Il deputato contesta innanzitutto l’idea che la separazione delle carriere sia già contenuta nella cosiddetta riforma Cartabia, sostenendo che tale impostazione non corrisponda al dettato normativo. Respinge poi con decisione l’accusa secondo cui la riforma sarebbe funzionale a un controllo politico sulla magistratura: “Non c’è nessun articolo che avvalori una simile tesi”, dichiara, dicendosi pronto a dimostrarlo in un confronto pubblico con il governatore.
Bellomo accusa inoltre Decaro di evitare sistematicamente il dibattito diretto: “È allergico al confronto – sostiene – come dimostrano le tante volte che è sfuggito alle mie richieste di discutere apertamente sui fatti e non sugli spot elettorali”. Il riferimento è anche a passate vicende giudiziarie riguardanti aziende partecipate del Comune di Bari, sulle quali – secondo il parlamentare – sarebbe stata necessaria maggiore chiarezza politica.
Tra i punti al centro della polemica, anche il tema del sorteggio al Csm e il presunto indebolimento della magistratura in caso di approvazione della riforma. Per Bellomo si tratta di timori “basati sul nulla”. Al contrario, sostiene, il voto favorevole rafforzerebbe autonomia e indipendenza dei magistrati, eliminando possibili condizionamenti nelle carriere e superando quello che definisce un “cortocircuito” tra pubblico ministero e giudice.
“Vorrei spiegarlo punto per punto al governatore della mia regione – conclude – ma sono certo che anche questa volta farà orecchie da mercante. Gli italiani, però, hanno capito che un sistema di potere che ha fatto danni sta per crollare e non perderanno l’occasione di approvare una riforma storica”.
