'Rockin' Piano', al Verdi di Brindisi i tasti suonano il rock
BRINDISI - Il rock visto da una prospettiva meno scontata: quella delle tastiere. “Rockin’ Piano. Viaggio nel rock a tastiera” è il concerto che inaugura la rassegna “Verdi in Rock 2026”, in programma mercoledì 11 febbraio alle ore 20.30 nel foyer del Nuovo Teatro Verdi di Brindisi. Sulle pedane, gli allievi e i maestri della scuola “Futuro Musica” intrecciano un filo musicale e narrativo che attraversa la storia del rock tra pianoforti, Hammond e synth. Al centro, il ruolo delle tastiere nella costruzione dell’identità del rock, dalle origini alle evoluzioni più recenti: una rilettura che restituisce centralità a un linguaggio a lungo rimasto laterale rispetto all’immaginario delle chitarre. I biglietti, posto unico al costo di 10 euro, sono disponibili online su rebrand.ly/RockinPiano e al botteghino del teatro, aperto il giorno del concerto dalle ore 11 alle 13 e dalle 19 alle 20.30. Info 0831 562 554 e botteghino@nuovoteatroverdi.com.
“Rockin’ Piano” è anzitutto un progetto corale in cui formazione e teatro si incontrano in forma di concerto. I giovani musicisti di “Futuro Musica”, al fianco dei loro maestri - Primo Michele e Pietro Maggio, Fabio Masi, Andrea De Nuzzo e Tonino Spluga - creano e mettono in scena la partitura di un vero racconto musicale. Le tastiere disegnano architetture sonore tra energia e introspezione e, accanto alla musica, un narratore ricompone e fa dialogare storia e memoria. «Questo progetto nasce per portare i ragazzi fuori dalla loro zona protetta - ha detto il maestro Primo Michele Maggio -. Alla tastiera bisogna scegliere, mettersi in gioco. Ogni pezzo chiede responsabilità e rispetto per una storia che viene prima di loro. Nel foyer del Verdi la musica diventa necessità. Accade quando smetti di suonare per dimostrare e inizi a suonare per vivere la musica».
Il concerto si svolge come un attraversamento delle grandi stagioni del rock mettendo in luce il contributo delle tastiere nelle sue continue trasformazioni. Dalle architetture complesse del rock progressivo e psichedelico britannico alla forza dell’hard rock degli anni Settanta, dominato dal timbro inconfondibile dell’organo Hammond; dalle contaminazioni pop-rock e new wave degli anni Ottanta fino alle atmosfere più sospese dell’alternative rock e ai passaggi epici dal respiro cinematografico. Il repertorio propone riletture e omaggi che attraversano mondi diversi - da Survivor a Patti Smith, da Shania Twain ai Cranberries, da Evanescence ai Nirvana, dai Beatles ai Pink Floyd, dai Doors ai Deep Purple, fino a Emerson, Lake & Palmer e Santana - per fare emergere il ruolo strutturale delle tastiere in ciascuna di queste esperienze. In questo percorso, il pianoforte diventa spazio di racconto, il synth apre visioni e scenari sonori, l’Hammond restituisce peso e tensione, mentre le tastiere elettroniche ampliano il vocabolario ritmico ed espressivo.
Nel corso dello spettacolo, le tastiere cambiano continuamente funzione e linguaggio. La serata alterna slanci e pause, forza e misura mostrando come il rock sia fatto tanto di impatto quanto di costruzione, tanto di volume quanto di scelte sottili. È in questa alternanza che “Rockin’ Piano” restituisce al pubblico un’immagine complessa e stratificata del genere divenendo anche un racconto sul fare musica oggi, sul rapporto tra studio e scena, tra apprendimento e interpretazione, tra tradizione e possibilità di riscrittura. Il finale dello spettacolo riporta il racconto alle origini del rock, quando tutto nasceva da un’urgenza primaria di esprimersi. Un ritorno al punto di partenza che ha il sapore della consapevolezza: ricordare che, al di là delle trasformazioni, delle mode e delle stratificazioni, il rock continua a vivere ogni volta che qualcuno si siede davanti a una tastiera e decide di dire qualcosa del proprio tempo. È un cerchio che si chiude senza chiudersi davvero e il viaggio può ricominciare.
“Rockin’ Piano” è un’esperienza musicale e narrativa che mette al centro chi studia, insegna e suona, e affida alle tastiere il compito di raccontare il rock come un linguaggio capace di attraversare le epoche, cambiare pelle, spostare accenti e continuare a fare domande, senza mai perdere la propria tensione originaria, quella che nasce dall’ascolto e dal desiderio di rimettere in gioco le forme.
