Studi illegittimi e rischi per biodiversità e turismo: l’Ente Parco invoca l’Area Marina Protetta


Il presidente Michele Tenore annuncia segnalazioni all’autorità giudiziaria e lancia un appello al Ministero dell’Ambiente e al Governo Meloni per la tutela del tratto costiero tra Otranto, Leuca e Tricase

L’Ente Parco Naturale Regionale “Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase” esprime forte preoccupazione e netta contrarietà rispetto alla documentazione integrativa pubblicata il 22 gennaio 2026 sul sito del Ministero dell’Ambiente da parte della società Odra Energia srl, relativa al progetto di realizzazione di un parco eolico offshore e delle opere connesse.

STUDI ILLEGITTIMI - Dall’analisi degli atti emerge, in primo luogo, la presunta illegittimità degli studi, delle analisi e delle ricerche ambientali condotte dalla società Odra, in quanto realizzate in assenza della preventiva autorizzazione dell’Ente gestore dell’area naturale protetta, come previsto dalla Legge Regionale n. 30/2006. La normativa istitutiva del Parco, di fatto, vieta espressamente qualsiasi attività o intervento che possa compromettere la salvaguardia degli habitat naturali, della flora e della fauna tutelate.

In particolare, come risulta dagli atti, risultano essere stati effettuati campionamenti avifaunistici, monitoraggi botanici e studi su rettili, anfibi e chirotteri senza il necessario nulla osta dell’Ente Parco. Tali condotte, qualora accertate, configurerebbero una grave violazione della normativa vigente.

AUTORITA’ GIUDIZIARIA - “Ogni attività svolta in assenza delle necessarie autorizzazioni rappresenta una grave inosservanza delle norme di tutela ambientale e sarà oggetto di segnalazione alla competente autorità giudiziaria”, dichiara il presidente dell’Ente Parco, Michele Tenore. “La salvaguardia di un patrimonio naturale di valore straordinario non può essere subordinata a logiche economiche speculative”.

Ulteriori criticità riguardano la localizzazione della cosiddetta “buca giunti”, prevista in un’area interessata da incendio nel 2021 e attualmente sottoposta ai vincoli previsti dalla Legge n. 353/2000 e dalla L.R. n.38/2016. La realizzazione dell’opera, per di più, unitamente alla viabilità di cantiere e all’utilizzo di mezzi pesanti, determinerebbe una frammentazione irreversibile degli habitat e comprometterebbe i delicati processi di rigenerazione naturale già avviati.

CAVI IN MARE - Analoghe preoccupazioni emergono in relazione alla posa dei cavi sottomarini, il cui tracciato interferisce con habitat marini di elevato pregio naturalistico, tra cui praterie di posidonia oceanica, coralligeno e sistemi di grotte sommerse e semisommerse. Le attività di trivellazione orizzontale previste comportano un concreto rischio di alterazione degli equilibri idrogeologici e carsici del territorio, con potenziali effetti permanenti sugli ecosistemi marini.

Non meno rilevanti risultano le criticità connesse alla presenza degli aerogeneratori, che raggiungerebbero un’altezza complessiva di 315 metri sul livello del mare e che, nonostante una parziale riduzione numerica, rimarrebbero visivamente impattanti sul paesaggio costiero. La mancata ulteriore delocalizzazione delle turbine appare legata prevalentemente a valutazioni economiche e non a effettivi impedimenti tecnici.

RISCHIO BIODIVERSITA’ - “Il danno potenziale alla biodiversità marina e terrestre sarebbe gravissimo e comprometterebbe irrimediabilmente uno degli ecosistemi più preziosi del Mediterraneo”, prosegue Tenore. “A ciò si aggiungerebbe un impatto diretto sul comparto turistico, che proprio sull’integrità paesaggistica e ambientale fonda la propria attrattività e sostenibilità economica”.

L’Ente Parco, quindi, evidenzia la necessità di valutare gli effetti cumulativi derivanti dalla presenza di ulteriori proposte progettuali analoghe insistenti sul medesimo tratto di mare e con identico punto di approdo, nonché la durata particolarmente estesa delle attività di cantiere, stimata in oltre cinque anni, con inevitabili ripercussioni sugli habitat naturali e sulle attività socio-economiche locali. “Sorprende in ultimo - prosegue Tenore - scoprire che importanti attività di coordinamento scientifico e di indagini di campo e marine sono affidate ad una università Gastronomica: Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo”

AREA MARINA PROTETTA - Alla luce delle criticità rilevate, l’Ente Parco sollecita con forza tutti gli attori istituzionali coinvolti affinché si adoperino con ogni urgenza all’istituzione dell’Area Marina Protetta lungo il tratto costiero interessato, ritenuta misura indispensabile per garantire una tutela organica e duratura dell’ecosistema marino.

“Rivolgiamo un appello al Governo Meloni, al Parlamento e a tutte le istituzioni competenti affinché si assuma una posizione chiara e responsabile nella difesa di questo territorio”, conclude il presidente Tenore. “La transizione energetica rappresenta una sfida imprescindibile, ma deve essere realizzata nel pieno rispetto delle norme, della biodiversità e delle comunità locali. Non è accettabile che lo sviluppo delle energie rinnovabili avvenga a scapito di aree di altissimo valore ambientale e paesaggistico”.