Agromafie, Prandini in Commissione Ecomafie: rafforzare la tutela del Made in Italy




ROMA - Rafforzare gli strumenti contro le frodi alimentari, difendere il patrimonio agroalimentare italiano e superare le distorsioni del sistema doganale sull’origine dei prodotti. Sono questi i punti principali dell’intervento del presidente di Coldiretti Ettore Prandini nel corso dell’audizione di questa mattina davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari.

Il valore dell’agroalimentare italiano

Nel suo intervento Prandini ha ricordato come l’agroalimentare rappresenti uno dei pilastri dell’economia e dell’identità italiana, con un patrimonio unico che comprende oltre 5.000 prodotti agroalimentari tradizionali riconosciuti dalle Regioni e il primato europeo per prodotti DOP e IGP.

Un sistema che si affianca al ruolo di leadership dell’Italia anche nel turismo enogastronomico, sempre più importante per lo sviluppo dei territori.

Il peso dell’Italian sounding nel mondo

Accanto a questa ricchezza, tuttavia, il settore è esposto a minacce rilevanti. Il presidente della Coldiretti ha sottolineato in particolare il peso dell’Italian sounding e dei falsi prodotti Made in Italy, che provocano un danno stimato in circa 120 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto al valore dell’export agroalimentare nazionale, oggi attorno ai 73 miliardi di euro.

Più strumenti contro le frodi alimentari

Nel corso dell’audizione è stato espresso apprezzamento per il disegno di legge sulle “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani”, già approvato dal Senato e ora all’esame della Camera.

Il provvedimento rafforza il sistema di contrasto alle frodi introducendo nuove fattispecie penali, tra cui il reato di frode alimentare, il commercio di alimenti con segni mendaci e l’aggravante di agropirateria per le attività fraudolente organizzate.

L’importanza dell’etichettatura di origine

Prandini ha inoltre evidenziato l’importanza delle norme sull’indicazione obbligatoria dell’origine degli alimenti, già introdotte per alcune filiere come latte, pasta, riso, pomodoro e carni suine trasformate.

Secondo Coldiretti, tuttavia, è necessario rafforzarne l’applicazione, anche alla luce dei casi di etichette fuorvianti riscontrati in diversi comparti.

Cambiare il sistema dell’origine doganale

Il nodo principale resta però il sistema dell’origine doganale basato sull’ultima trasformazione, che consente di attribuire l’origine italiana anche a prodotti realizzati con materie prime estere.

Per questo Coldiretti chiede di modificare il Regolamento UE 952/2013, rivedendo l’articolo 60 ed escludendo i prodotti agricoli e alimentari dal criterio dell’ultima trasformazione.

L’obiettivo è rendere prevalente il principio dell’indicazione dell’effettivo luogo di provenienza delle materie prime, a tutela della trasparenza del mercato e della corretta informazione ai consumatori.

Controlli alle frontiere e rischi fitosanitari

Nel suo intervento il presidente di Coldiretti ha inoltre richiamato l’attenzione sul sistema dei controlli alle frontiere europee, citando il caso del Porto di Rotterdam, principale hub di ingresso delle derrate alimentari nel continente.

“È il porto meno controllato a livello globale – ha spiegato – e questo dovrebbe far riflettere”. Tra le conseguenze ricordate anche l’arrivo di organismi infestanti come la Xylella fastidiosa che ha devastato milioni di ulivi in Puglia, con danni stimati superiori a 1,5 miliardi di euro, e la diffusione della Cimice asiatica che ha colpito duramente il comparto ortofrutticolo.

Importazioni e concorrenza sleale

Un’altra criticità riguarda le importazioni di materie prime agricole. “Sul grano – ha sottolineato Prandini – in alcuni Paesi viene utilizzato il glifosate in pre-raccolta per accelerare l’essiccazione, una pratica non utilizzata in Italia che comporta costi più bassi e crea una evidente concorrenza sleale”.

Secondo Coldiretti è necessario aprire una riflessione a livello europeo anche sui limiti dei residui, tenendo conto delle diverse abitudini alimentari nei Paesi membri.

Tracciabilità e lotta al caporalato

Tra i temi affrontati anche quello della tracciabilità delle importazioni di prodotti trasformati e delle materie prime utilizzate nelle filiere agroalimentari, a partire da olio e cereali, per evitare che prodotti realizzati con ingredienti esteri possano essere percepiti come italiani.

Nel corso dell’audizione è stata infine ribadita la posizione netta di Coldiretti sul contrasto al caporalato e allo sfruttamento del lavoro agricolo.

“Ci battiamo in ogni sede per contrastare i caporali – ha affermato Prandini –. Coldiretti è sempre stata dalla parte dei lavoratori e delle imprese che rispettano le regole”.

Per questo, è stato sottolineato, è necessario favorire canali regolari di ingresso per i lavoratori stranieri e semplificare le procedure burocratiche, così da ridurre gli spazi di illegalità e rafforzare un sistema agricolo basato su trasparenza, legalità e qualità delle produzioni.