Jannik Sinner domina Zverev e vola in finale a Indian Wells
INDIAN WELLS - Ci aveva un po’ allarmato interrompendo il warm-up per un dolorino alla schiena e ricorrendo al trattamento del fisioterapista. Tranquilli, era uno scherzo… Una volta in campo, Jannik Sinner ha sfoderato il suo tennis solido ed esplosivo e si è guadagnato la decima finale in carriera in un Masters 1000. Non c’è stato scampo per il numero 4 del mondo, Alexander Zverev, in una semifinale dominata dalla Volpe: 6-2 6-4 in un’ora e 23 minuti.
L’azzurro aveva già vinto le cinque sfide precedenti contro Zverev, conquistando poi il torneo: Cincinnati nel 2024, Australian Open, Vienna, Parigi e Atp Finals nel 2025. L’amuleto Zverev funzionerà anche stavolta? Domani, alle 23 ora italiana, il responso arriverà nell’ultimo atto, contro il vincente tra Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev.
Sinner insegue il sesto titolo 1000: nella sua bacheca campeggiano Toronto, Miami, Cincinnati, Shanghai e Parigi. Gli manca Indian Wells per completare la collezione dei tornei di prima fascia che si disputano sul cemento (gli altri tre Masters — Montecarlo, Madrid e Roma — sono sulla terra). Al di là di come andrà, una cosa è già sicura: negli Stati Uniti Jannik ha dimostrato di essere tornato ai suoi livelli abituali, dopo un avvio di stagione complicato e le delusioni di Melbourne (se si può definire tale una semifinale Slam persa contro il mostro sacro Novak Djokovic) e Doha (ko ai quarti con David Goffin).
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La partita
Dopo un dominio dei servizi nei primi quattro game, Sinner ha iniziato a imporre la legge del più forte piazzando il break. L’italiano adotta una posizione molto arretrata in risposta, sulla seconda di Zverev, tenendo conto del rimbalzo alto della palla sul campo californiano. Ogni volta che riesce a far partire lo scambio, il numero 2 del ranking impone i suoi ritmi e porta quasi sempre a casa il punto, approfittando degli errori in serie dell’avversario. Cinque giochi consecutivi per Jannik, e 6-2 in soli 31 minuti.
Il match poteva prendere una piega definitiva all’inizio del secondo set, ma Zverev annulla tre palle break e, pian piano, ritrova il servizio dei giorni migliori. Il guaio, per lui, è che anche Sinner è super alla battuta, seppur ricorrendo più spesso alla seconda. Sul 3-2, quando Sascha si procura la prima palla break dell’incontro, Jannik la cancella con un ace a 217 km/h e poi sorprende con una palla corta. Nel game successivo, la legge del contrappasso si materializza: Sinner strappa il servizio a Zverev (ennesimo errore da fondocampo) e ipoteca il successo. Grazie a un altro drop-shot da applausi firma il 5-3, poi rimonta da 15-30 con due ace di fila e chiude 6-4.
L’azzurro aveva già vinto le cinque sfide precedenti contro Zverev, conquistando poi il torneo: Cincinnati nel 2024, Australian Open, Vienna, Parigi e Atp Finals nel 2025. L’amuleto Zverev funzionerà anche stavolta? Domani, alle 23 ora italiana, il responso arriverà nell’ultimo atto, contro il vincente tra Carlos Alcaraz e Daniil Medvedev.
Sinner insegue il sesto titolo 1000: nella sua bacheca campeggiano Toronto, Miami, Cincinnati, Shanghai e Parigi. Gli manca Indian Wells per completare la collezione dei tornei di prima fascia che si disputano sul cemento (gli altri tre Masters — Montecarlo, Madrid e Roma — sono sulla terra). Al di là di come andrà, una cosa è già sicura: negli Stati Uniti Jannik ha dimostrato di essere tornato ai suoi livelli abituali, dopo un avvio di stagione complicato e le delusioni di Melbourne (se si può definire tale una semifinale Slam persa contro il mostro sacro Novak Djokovic) e Doha (ko ai quarti con David Goffin).
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La partita
Dopo un dominio dei servizi nei primi quattro game, Sinner ha iniziato a imporre la legge del più forte piazzando il break. L’italiano adotta una posizione molto arretrata in risposta, sulla seconda di Zverev, tenendo conto del rimbalzo alto della palla sul campo californiano. Ogni volta che riesce a far partire lo scambio, il numero 2 del ranking impone i suoi ritmi e porta quasi sempre a casa il punto, approfittando degli errori in serie dell’avversario. Cinque giochi consecutivi per Jannik, e 6-2 in soli 31 minuti.
Il match poteva prendere una piega definitiva all’inizio del secondo set, ma Zverev annulla tre palle break e, pian piano, ritrova il servizio dei giorni migliori. Il guaio, per lui, è che anche Sinner è super alla battuta, seppur ricorrendo più spesso alla seconda. Sul 3-2, quando Sascha si procura la prima palla break dell’incontro, Jannik la cancella con un ace a 217 km/h e poi sorprende con una palla corta. Nel game successivo, la legge del contrappasso si materializza: Sinner strappa il servizio a Zverev (ennesimo errore da fondocampo) e ipoteca il successo. Grazie a un altro drop-shot da applausi firma il 5-3, poi rimonta da 15-30 con due ace di fila e chiude 6-4.
