Melendugno, città dell’amore, con l’Arco degli Innamorati


FRANCESCO GRECO
. MELENDUGNO (LE) - “Non un solo sassolino andrà perduto…”.

Torniamo, dopo febbraio, con l’architetto Cosimo Montinaro nella Marina di Melendugno (Lecce), Arco di Sant’Andrea o degli Innamorati e, benché giorno feriale, troviamo una folla di turisti, italiani (Trieste), ma anche stranieri: un transfer va via con una comitiva proprio mentre arriviamo in una giornata calda ma nuvolosa: “Sorry, I don't speak Italian!”.

Ha portato gli strumenti tecnici per un approfondito rilievo dello stato dei luoghi. Mentre arrivano innamorati di ogni età che si fanno i selfie, curiosiamo scattando qualche foto tra il Faro e i Faraglioni e notiamo subito che in tutta la zona predomina l’argilla (in dialetto arcaico "ricidda").

E che si chiama Arco degli Innamorati perché qui ci si giura amore eterno. Cuoricini con le frecce ovunque: Vito ama Lorena, Ingrid ama Manfred, etc.

Lo testimoniano le tante scritte incise appunto sull’argilla. Il professionista saggia i postulati del suo concept progettuale nel ricomporre l’opera scolpita dalla natura, ingabbiando nel reticolato parti dei frammenti della roccia crollata per conservare la memoria da tramandare ai posteri nel tempo che verrà.

Si è scoperto che tale concept viene già scopiazzato qua e là, e anche male e in chiave kitch, tanto che il professionista sta attivando tutte le forme, anche legali, per la protezione della sua idea.

Che oggi è integrata da un’altra sua intuizione: affinché nessuna manciata di argilla vada sprecata, perché non reimpastarla e farne arredo urbano (panchine per anziani, giochi per bambini, etc.), ma anche un monumento agli innamorati di tutti i tempi (un po’ Paolo e Francesca, Giulietta e Romeo, Eloisa e Abelardo o fidanzatini di Peynet), di ieri e di domani, da collocare sulla vasta spianata antistante l’Arco?

Vagamente fa pensare, in scala ridotta, al famoso primo Imperatore cinese Qin Shi Huang che nel III secolo a.C. si fece seppellire con la sua corte, inclusa l’Armata (guerrieri, carri, cavalli, in tutto circa 8.000) pure in argilla: per farsi proteggere da minacce o, in caso di ritorno, per riprendere la vita interrotta.

Melendugno (a sud c'è Otranto, a nord i Laghi Alimini e le marine leccesi) potrebbe così accrescere il suo appeal turistico e diventare, oltre alla città del miele e dell’olio che già è, anche la città dell’amore, meta degli innamorati di tutto il mondo.

Un po’ come i lucchetti sui ponti di Venezia e gli innamorati che a Roma si promettono eterno amore alla Passeggiata del Gianicolo.

Montinaro e il suo staff, intanto, non hanno perso tempo: stanno lavorando alla redazione dei dovuti elaborati grafici, rendering, nonché attivando tutti i supporti tecnici necessari per dare concretezza al progetto.

Nello specifico, si sta operando su due elementi salienti: la natura argillosa dell’area e i materiali da usare nella rimodulazione dell’Arco e la loro sostenibilità.

Il cammino è appena cominciato, il traguardo ancora lontano.