Peppe Iodice (intervista): «Mi batte il corazon? Vedermi protagonista al cinema oggi è una magia…»
NICOLA RICCHITELLI – Dal palcoscenico di un teatro alle vette del box office cinematografico: la parabola di Peppe Iodice segna oggi un nuovo, importante capitolo. Dopo aver consolidato la sua identità di monologhista di razza e pilastro della comicità televisiva, l’artista napoletano ha compiuto il grande salto verso il grande schermo. Con il debutto nel film “Mi batte il corazon”, Iodice non ha solo portato al cinema la sua inconfondibile verve comica, ma ha saputo tradurre in immagini quel legame viscerale con il pubblico che lo segue da anni. Il successo immediato nelle sale, che ha visto la pellicola balzare ai primi posti della classifica nazionale nel giorno d’esordio, conferma che la sua ‘napoletanità’ è un linguaggio universale, capace di parlare al cuore di un’intera nazione.
In questa intervista, l'attore e autore si racconta oltre la maschera del cabarettista, svelandoci la genesi del film, la sfida della scrittura cinematografica e il coraggio di mettersi a nudo in una storia dove l'emozione conta quanto la battuta.
Dopo anni di televisione, cabaret e teatro, arriva finalmente il suo primo ruolo da protagonista al cinema. Che sensazione provi nel vederti sul grande schermo dopo quella che tu stesso definisci la gavetta più lunga d’Europa?
«Sì, definiamola pure così, credo sia davvero un record di durata. Spesso si immagina la gavetta come un periodo breve, ma la mia è stata vera, consistente, fatta di piazze in tutta Italia. In Puglia, ad esempio, ho girato in lungo e in largo: ho visto posti meravigliosi e altri più complicati, come capita a chiunque debba farsi un nome partendo da zero. Vedermi protagonista al cinema oggi è una magia, una sorta di luna di miele. Il film ha debuttato con risultati incredibili, superando nelle medie per copia anche i grandi titoli americani. Ma la soddisfazione più grande è sentire che la storia sta toccando l’umanità delle persone; è qualcosa che non osavo sperare nemmeno nei sogni più belli.»
Il protagonista del film è Peppe Iovine, un giornalista che vive un’esperienza di pre-morte. È corretto dire che il messaggio centrale sia l’invito a vivere senza freni o schemi, superando la paura del giudizio?
«Certamente. Come comico il mio primo obiettivo resta la risata, ma crescendo si matura l’esigenza di dire qualcosa di più profondo. La frase chiave del film è: "Meglio osare che vivere di rimpianti". C’è anche una riflessione sulla morte intesa non come una fine, ma come un passaggio verso un luogo dove si sta bene. Il protagonista, un uomo ipocondriaco e timoroso, trascorre 24 ore "dall'altra parte" e l’incontro fatale con "Dios" cambia radicalmente la sua prospettiva sulla vita terrena.»
A proposito di "Dios", il riferimento a Maradona è esplicito. Cosa rappresenta Diego per te e perché hai scelto proprio lui come guida spirituale nel film?
«Per un napoletano Diego è quasi un santo protettore. Al di là del calciatore, lo considero un esempio per la sua lotta per la giustizia e per la difesa dei più deboli; solo un uomo quasi sovrannaturale poteva fare ciò che ha fatto lui. Nella sceneggiatura, ho voluto che il mio personaggio — un uomo mediocre e pauroso — incontrasse l’uomo più coraggioso della storia. Quell'incontro è la scintilla che gli cambia la vita.»
C’è qualche altro pilastro della cultura napoletana che avresti voluto inserire in questo viaggio ultraterreno?
«Sinceramente sì, ho pensato spesso a Massimo Troisi. Tuttavia, l’idea di Maradona è stata immediata proprio per il contrasto di personalità con il protagonista. Avevo bisogno di quella forza dirompente per scuotere Peppe Iovine dal suo torpore.»
Com’è nata l’idea del film? C’è un fondo di verità autobiografica in questo timore della morte?
«L’ispirazione è arrivata quando ho compiuto 50 anni. Mi è venuta un’angoscia improvvisa verso l’idea della fine, una sensazione che non avevo mai provato prima. Ho deciso di esorcizzare questo momento depressivo nell’unico modo che conosco: facendo ridere. Insieme ai miei co-autori abbiamo prima creato lo spettacolo teatrale e poi, con il regista Francesco Prisco, abbiamo sviluppato la sceneggiatura del film, che amplia quello spunto iniziale portandolo verso direzioni nuove.»
Perché uno spettatore dovrebbe correre al cinema a vedere il suo film?
«Mi baso su quello che mi dicono le migliaia di persone che l’hanno già visto: entrano per ridere e ne escono profondamente emozionati. Sto girando le sale e vedo persone con gli occhi rossi: un secondo prima ridono a crepapelle e quello dopo si commuovono. Se fossi uno spettatore, sarei felice di passare un’ora e quaranta vivendo un’altalena di emozioni così forte.»
Quali sono i suoi prossimi impegni oltre alla promozione cinematografica?
«Al momento il cuore è tutto per il film, ma sarò contemporaneamente in TV con le nuove puntate di "Stasera tutto è possibile". Dopo un’estate dedicata alla scrittura, da ottobre a dicembre riprenderemo il tour teatrale di "Ho visto Maradona" e da marzo debutterò con il nuovo spettacolo. Ci sono molti altri progetti in cantiere, ma per ora voglio godermi fino in fondo questo viaggio con "Mi batte il corazon" e incontrare presto il pubblico, spero già dalla prossima settimana in Puglia.»


