Vertenza Natuzzi senza accordo: “Il distretto del mobile imbottito va rilanciato”
MATERA – La crisi del gruppo Natuzzi riporta al centro del dibattito il futuro del distretto del mobile imbottito tra Matera, Montescaglioso e l’area murgiana. Una vertenza che, secondo Cifarelli, non può essere considerata isolata ma rappresenta un passaggio decisivo per uno dei principali poli manifatturieri del Mezzogiorno.
La mancata intesa al tavolo ministeriale evidenzia una crisi doppia: congiunturale, legata al calo della domanda internazionale, all’aumento dei costi energetici e delle materie prime e alle tensioni geopolitiche; ma anche strutturale, dovuta ai limiti di un modello distrettuale che non si è rinnovato abbastanza per affrontare la competizione globale.
Preoccupano in particolare le ricadute occupazionali del piano industriale presentato dall’azienda. I possibili effetti, infatti, rischiano di coinvolgere non solo i lavoratori diretti, ma anche l’intero indotto tra Puglia e Basilicata: piccole imprese, terzisti e servizi collegati.
Da qui la richiesta di un cambio di passo. Tra le proposte avanzate, la ricostruzione di una governance efficace del distretto, oggi priva di un coordinamento stabile, e la trasformazione del modello produttivo in un cluster industriale avanzato, capace di puntare su innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.
Altro nodo centrale è quello degli investimenti e dell’internazionalizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la competitività sui mercati globali attraverso politiche mirate e un utilizzo più efficace dei fondi europei. Fondamentale anche il tema delle internalizzazioni, ritenuto strategico per salvaguardare la filiera locale ed evitare il rischio di desertificazione industriale.
Infine, viene sollecitato un ruolo più incisivo delle istituzioni, a partire dalla Regione, chiamata a guidare un confronto strutturato con Puglia e Governo nazionale.
“La crisi può diventare un punto di svolta – è il messaggio –: o si assiste a un declino progressivo, oppure si colgono le opportunità per rilanciare il distretto su basi nuove”. In gioco non c’è solo il destino di un’azienda, ma quello di migliaia di lavoratori e di un intero sistema produttivo del Sud Italia.
