Crisi energetica globale, allarme jet fuel: Europa a rischio carenze e aumento dei prezzi


ROMA - La tensione nell’area del Golfo Persico continua a influenzare gli equilibri energetici internazionali, con effetti diretti sul mercato dei carburanti e in particolare sul settore dell’aviazione.

A preoccupare è soprattutto la situazione dell’approvvigionamento del carburante per aerei, il cosiddetto jet fuel. Nei giorni scorsi l’Agenzia Internazionale dell'Energia ha lanciato un allarme secondo cui l’Europa potrebbe disporre di scorte sufficienti per appena sei settimane, a seconda della capacità di importazione dai mercati internazionali per compensare la riduzione delle forniture provenienti dal Medio Oriente.

Secondo l’AIE, infatti, una quota significativa delle importazioni europee di carburante per aerei dipendeva proprio dall’area mediorientale, oggi in forte instabilità a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran e delle tensioni legate allo stretto di Hormuz.

L’allarme non è nuovo: il direttore esecutivo dell’AIE Fatih Birol aveva già avvertito che un eventuale blocco dello Stretto di Hormuz potrebbe innescare la più grave crisi energetica degli ultimi anni, con effetti su prezzi di benzina, gas ed elettricità a livello globale.

Sul fronte europeo, la Commissione ha fatto sapere che al momento non vi sono indicazioni di carenze sistemiche tali da provocare cancellazioni di voli su larga scala, ma non esclude l’ipotesi di un intervento coordinato a livello comunitario qualora la situazione dovesse peggiorare.

Il problema principale resta la dipendenza dalle importazioni: circa il 30% del fabbisogno europeo di carburante per aerei proviene dall’estero, mentre il resto è coperto dalle raffinerie interne. La tensione sui mercati ha però già provocato un forte aumento dei prezzi del jet fuel, con ripercussioni dirette sulle compagnie aeree.

Secondo analisi di settore, il costo del cherosene è passato in pochi mesi da circa 90 dollari al barile a quasi 200 dollari, con un incremento dei costi operativi che incide ormai per oltre un terzo delle spese totali delle compagnie. Un aumento che si traduce in centinaia di milioni di dollari al giorno di costi aggiuntivi per il comparto.

Le conseguenze potrebbero essere pesanti: alcune compagnie rischiano una forte riduzione degli utili e, nei casi più critici, situazioni di grave stress finanziario, con possibili difficoltà di tenuta nel medio periodo.

Il settore resta dunque sotto pressione, mentre l’evoluzione del quadro geopolitico nel Golfo Persico sarà determinante per stabilire la durata e l’intensità della crisi energetica in corso.