Morte di madre e figlia, proseguono le indagini: resta l’ipotesi avvelenamento da ricina


BARI - Proseguono gli accertamenti sulla morte della 50enne Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute lo scorso 28 dicembre in circostanze ancora da chiarire. Al momento, l’ipotesi investigativa principale resta quella di un possibile avvelenamento da ricina, anche se non sono state ancora accertate le modalità dell’intossicazione.

A fare il punto è stata il medico legale Benedetta Pia De Luca, nominata dalla Procura di Larino, che sta coordinando gli approfondimenti tecnico-scientifici sul caso.

“Non sappiamo ancora le modalità dell’intossicazione, ma stiamo analizzando tutti i reperti che possano confermare questa ipotesi”, ha spiegato la consulente.

Nella giornata di oggi, all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari, i consulenti delle parti coinvolte — sia della difesa sia delle parti offese — hanno esaminato i vetrini istologici contenenti i campioni prelevati durante le autopsie effettuate il 31 dicembre e nei successivi accertamenti del 28 gennaio.

L’obiettivo degli specialisti è confrontare i dati autoptici, quelli istologici e i risultati tossicologici, così da ricostruire con precisione le cause del decesso delle due vittime.

Secondo quanto trapelato, una prima relazione preliminare avrebbe già evidenziato tracce compatibili con la presenza di ricina.

Nel frattempo, il medico legale ha richiesto una proroga di 30 giorni per il deposito della relazione definitiva, ritenuta necessaria per chiarire tutti gli aspetti ancora incerti della vicenda.