Olio d’oliva, sfida alla Gen Z: ASSITOL punta su nuovi linguaggi per rilanciare i consumi


ROMA – L’olio extra vergine d’oliva deve cambiare linguaggio per conquistare la Generazione Z. È quanto emerso dal convegno “Linguaggi giovani per un prodotto evergreen: l’olio extra vergine d’oliva”, organizzato da ASSITOL in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy 2026 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Al centro del confronto, il crescente divario nei consumi tra le generazioni: se gli over 60 arrivano a circa 4 litri annui pro capite, gli under 35 restano sotto 1 litro. In Italia, secondo i dati citati dagli operatori del settore, solo una minima quota degli acquirenti abituali appartiene alla Gen Z, con un rischio di ulteriore calo nei prossimi anni.

Per gli esperti, il problema non è la qualità del prodotto ma la sua capacità di comunicazione. L’olio d’oliva, pur associato a valori come salute e sostenibilità, fatica a risultare attrattivo per i più giovani, che consumano contenuti e prodotti con logiche diverse rispetto alle generazioni precedenti.

Nel dibattito è emersa la necessità di un cambio di paradigma: meno narrazione tradizionale e più linguaggi rapidi, visivi ed emotivi, in linea con le abitudini digitali della Gen Z. Centrale anche il ruolo dell’esperienza diretta e della comunicazione “dal basso”, attraverso micro-influencer e contenuti brevi.

Gli esperti di neuromarketing hanno evidenziato come i processi decisionali dei più giovani siano sempre più influenzati da stimoli visivi immediati e da un’attenzione ridotta rispetto al passato, rendendo inefficaci i messaggi troppo lunghi o didascalici.

Per il settore, che vale circa 4 miliardi di euro, la sfida è quindi anche culturale: trasformare l’olio da prodotto “invisibile” della cucina quotidiana a elemento identitario e narrativo capace di parlare ai giovani consumatori, senza perdere il legame con la tradizione ma reinterpretandolo in chiave contemporanea.