'Una gatta di nome Alice', il racconto di un incontro che insegna l’empatia
Nel nuovo libro di Angelo Petrosino, la storia vera di una gatta diventata compagna di vita e presenza letteraria si trasforma in una riflessione delicata e profonda sul rapporto tra esseri umani e animali.
Ci sono libri che si leggono con gli occhi e altri che arrivano più in profondità, fino a toccare zone intime della memoria e del sentire. *Una gatta di nome Alice* di Angelo Petrosino appartiene a questa seconda categoria. Non è soltanto il racconto, tenero e autentico, dell’arrivo di una gatta nella vita di uno scrittore. È un libro che parla di perdita, di compagnia, di fedeltà silenziosa e, soprattutto, di empatia: quella capacità rara e necessaria di sentire l’altro, di riconoscerne la fragilità, di accoglierne la presenza senza possederla. La vicenda prende avvio in una notte di pioggia, in un momento di dolore profondo. Uno scrittore torna a casa dopo aver salutato il padre morente in ospedale. In quella soglia tra il lutto imminente e il rientro alla vita quotidiana, compare una gatta. Lo segue, miagola, domanda ospitalità. Doveva essere soltanto per una notte. Invece Alice resterà quasi vent’anni, cambiando per sempre l’esistenza dell’uomo che l’ha accolta. Già in questa premessa si avverte la forza del libro: Petrosino non costruisce un semplice episodio domestico, ma un incontro decisivo, uno di quelli che sembrano piccoli e invece aprono un prima e un dopo.
Il merito dell’autore sta nel raccontare tutto questo senza forzature sentimentali. La commozione, infatti, nasce proprio dalla misura del tono, dalla sincerità della scrittura, dalla capacità di osservare Alice non come un simbolo astratto, ma come un essere vivente pieno di carattere, mistero e verità. In alcuni passaggi la commozione arriva netta, improvvisa, e raggiunge il lettore con quella forza che solo le pagine oneste possiedono. Non c’è nulla di esibito: c’è, piuttosto, la tenerezza di chi ha davvero vissuto ciò che racconta e sceglie di condividerlo con pudore.
Ma "Una gatta di nome Alice" è anche qualcosa di più di una bella storia vera. È un libro che ricorda quanto l’empatia sia fondamentale nei rapporti umani e nel nostro modo di stare accanto agli animali. Spesso si pensa all’empatia come a una qualità da esercitare soltanto tra persone, mentre Petrosino mostra con chiarezza che essa riguarda ogni relazione autentica. Capire un animale, rispettarne i tempi, riconoscerne la sensibilità, imparare a convivere con la sua alterità significa uscire da una logica di dominio e aprirsi invece a una forma più matura di affetto. Alice non è un oggetto della tenerezza umana: è una presenza viva, libera, irriducibile, e proprio per questo capace di insegnare. Da questo punto di vista, il libro contiene una lezione preziosa anche per il nostro tempo, spesso attraversato da relazioni frettolose, da ascolti superficiali, da un indebolimento dell’attenzione verso l’altro. L’empatia, suggerisce Petrosino, non è debolezza né semplice emozione: è un esercizio di umanità. È il gesto di chi si ferma, osserva, comprende, si lascia cambiare dall’incontro. Vale nei legami familiari, nelle amicizie, negli affetti, e vale anche nel rapporto con gli animali, che troppo spesso vengono ridotti a presenze accessorie e non riconosciuti per ciò che sono: compagni di vita capaci di incidere profondamente sulla nostra interiorità.
C’è poi un altro aspetto che rende questo libro particolarmente significativo. Alice non rimane confinata nella dimensione privata dell’autore: entra nei suoi libri, diventa l’amica fedele di Valentina (personaggio protagonista di oltre cento storie pubblicate dagli anni ’90 in poi), si trasferisce dall’esperienza vissuta alla pagina narrativa. È qui che la gatta di Petrosino smette di appartenere solo a Petrosino. Alice diventa la gatta di tutti i lettori. Diventa una figura condivisa, familiare, amata. E in questo passaggio si compie quasi una piccola magia letteraria: una creatura incontrata una notte, sotto la pioggia, riesce a trasformarsi in patrimonio emotivo di molti.
"Una gatta di nome Alice" è, in definitiva, un libro delicato e necessario. Delicato per il modo in cui affronta il dolore, l’affetto e la memoria. Necessario perché ci ricorda che la vera forza delle relazioni, umane e animali, nasce sempre dalla capacità di sentire insieme. Alice entra in una casa, poi in una vita, infine nel cuore dei lettori. E quando si chiude il libro, resta la sensazione limpida di aver incontrato non solo una gatta, ma una forma gentile e profondissima di verità.
"Una gatta di nome Alice" di Angelo Petrosino
Prefazione di Sveva Sagramola
Editrice Tipografia Baima-Ronchetti, 122 pagine
