Mary Lenti: 'Non mollate i vostri sogni: il mio appello contro la crisi dei desideri'


In un tempo in cui la produttività sembra valere più della felicità personale, c’è chi sceglie di lanciare un messaggio controcorrente: non rinunciare mai a ciò che accende l’anima. La pedagogista tarantina, coordinatrice e vicepresidente Ainsped Puglia, Mary Lenti, da anni impegnata nella formazione e nel welfare educativo, firma un appello intenso e profondamente umano contro quella che definisce “la crisi dei desideri”, una silenziosa emergenza sociale che porta sempre più persone ad abbandonare passioni, sogni e talenti in nome delle responsabilità quotidiane. Attraverso la sua esperienza professionale e personale, Mary Lenti invita giovani e adulti a riscoprire il valore della passione come strumento di crescita, resilienza e libertà interiore.

Non mollate i vostri sogni: il mio appello contro la crisi dei desideri

MARY LENTI - C’è un’epidemia silenziosa che colpisce la nostra società ed è la rinuncia alle passioni. Tra ritmi di vita frenetici, ansie quotidiane e la tendenza a rincorrere solo ciò che produce un profitto immediato, stiamo lentamente spegnendo la parte più viva di noi stessi. Da pedagogista tarantina, originaria di Grottaglie, ho fatto della formazione e della cura dell'altro la mia missione di vita. Oggi voglio lanciare un allarme, ma soprattutto indicare una via di fuga.

La trappola del "non ho tempo"

Mollare una passione non è mai solo rinunciare a un hobby. È un vero e proprio atto di sottrazione verso la nostra identità. Nel mio lavoro quotidiano sul territorio ionico, intercetto continuamente storie di adulti e giovani che, schiacciati dal dovere, archiviano i propri talenti nel cassetto dei rimpianti.
La pedagogia moderna, per come la intendo io, non è una disciplina polverosa o confinata solo all'infanzia. È una scienza viva, una bussola per l'essere umano in tutte le stagioni della vita. Una vita senza passioni diventa piatta, vulnerabile allo stress e priva di stimoli. Al contrario, coltivare un interesse profondo allena la nostra resilienza e ci insegna a superare i limiti.

Il mio percorso: dalla pedagogia, psicologia al digitale

A 44 anni, cerco di incarnare l'idea di una pedagogia dinamica e al passo con i tempi. Il mio percorso parte dall'Università del Salento triennale e magistrale, master in disturbi dell’apprendimento, e passa per una solida formazione d'eccellenza a Roma, presso la Fondazione Luigi Einaudi. Oggi la mia attività spazia in ambiti apparentemente distanti, ma uniti dallo stesso identico filo conduttore: la crescita della persona.
Da un lato c'è il mio impegno nel welfare socio-sanitario. Insegno Psicologia nei corsi per OSS (Operatore Socio-Sanitario) e Assistenti Familiari, cercando di trasmettere l'importanza cruciale dell'empatia, dell'ascolto e della relazione d'aiuto. Dall'altro c'è la mia anima legata all'innovazione. Porto nelle scuole e tra i giovani metodologie d'avanguardia come il tinkering, il coding e il making. Insegno a pensare in modo logico e a "pasticciare" con la tecnologia per trasformare le idee in progetti concreti. Credo che la credibilità del mio lavoro si rifletta anche nelle collaborazioni nazionali che ho costruito in questi anni, come quelle con Edulia Treccani Scuola, Musa Formazione e nel mio ruolo di coordinatrice pedagogica per la FISM Taranto.

Se ami il tuo lavoro, puoi andare lontano

Il segreto di questo percorso così ricco e spendibile sta in un'unica, grande verità: la passione per ciò che si fa. La pedagogia è una forza immensa, ma funziona davvero solo se supportata dall'amore per il proprio lavoro. Quando ami profondamente la tua professione, non esistono barriere geografiche o difficoltà territoriali che tengano. L'entusiasmo diventa contagioso, ti spinge a studiare sempre, a innovare e ti porta lontano, permettendoti di fare la reale differenza nella vita degli altri.

Il mio appello: tornate a desiderare

Il mio messaggio vuole essere un invito a rompere gli schemi. Dobbiamo smettere di sentirci in colpa se dedichiamo del tempo a noi stessi. Non bisogna essere campioni o professionisti per avere il diritto di coltivare un interesse: conta il processo, non il risultato.
Riprendete in mano quel progetto che avete lasciato a metà. Non mollare le proprie passioni significa restare fedeli a chi siamo. Ed è l'insegnamento più grande che possiamo dare alle future generazioni: mostrare loro che la vita va vissuta con passione, e mai semplicemente subita