“Ninì e la balena”: a Molfetta il Moby Dick del Mediterraneo debutta al Maggio all’Infanzia

ph_Pierfrancesco Lafratta

MOLFETTA - A Molfetta, nell’ambito del “Maggio all’Infanzia”, debutta in prima nazionale lo spettacolo “Ninì e la balena” della compagnia teatrale Crest di Taranto, in programma venerdì 15 maggio alle ore 10 presso la Cittadella degli Artisti.

Lo spettacolo è diretto a quattro mani da Michelangelo Campanale e Antonella Ruggiero e vede in scena Giovanni Guarino e il giovane attore Andrea Romanazzi. Si tratta di una produzione che unisce teatro di narrazione, teatro di figura e teatro d’ombre, con la collaborazione artistica di Marco Guarrera.

La storia del “Moby Dick” di Taranto

L’opera prende spunto da un episodio realmente accaduto: nel febbraio 1887 una balena Franca boreale, mai avvistata prima nel Mediterraneo, entrò nel Golfo di Taranto, suscitando paura e reazioni violente da parte della popolazione. L’animale venne colpito con armi da fuoco e persino con esplosivi, fino alla sua uccisione. I resti sono oggi conservati al Museo Zoologico di Napoli.

L’evento storico diventa così il punto di partenza per una narrazione che riflette sul rapporto tra uomo e natura, sull’ignoto e sulle paure collettive.

Teatro e memoria collettiva

“Ninì e la balena” costruisce un racconto poetico che rilegge la vicenda attraverso lo sguardo di Ninì, un pescatore che da bambino fu il primo a vedere la balena e a dare l’allarme. Un gesto che, nato dalla paura, segnerà profondamente la sua vita, trasformandosi in senso di colpa e successiva consapevolezza.

Il lavoro si inserisce nel percorso artistico del Crest, compagnia da sempre attenta alla valorizzazione del patrimonio culturale immateriale del territorio tarantino e alla costruzione di nuove narrazioni identitarie.

Un linguaggio per le nuove generazioni

Lo spettacolo dialoga idealmente anche con la letteratura di Luis Sepúlveda, in particolare con “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”, condividendone lo sguardo dal punto di vista dell’animale e la riflessione sul rapporto tra uomo, natura e paura dell’ignoto.

Attraverso linguaggi visivi e scenici differenti, la produzione punta a restituire una riflessione delicata ma intensa sulle emozioni primarie e sulla memoria collettiva, rivolta in particolare alle nuove generazioni.