Ricci di mare, Minerva: 'Serve una strategia condivisa, no a proroghe senza confronto con i pescatori e i territori'
“Prendiamo atto con rispetto del lavoro svolto dall’Università del Salento e del contributo scientifico portato in Commissione sul tema della tutela del riccio di mare - ha detto il capogruppo Pd, Stefano Minerva. Tuttavia, non possiamo nascondere la nostra preoccupazione rispetto alla proposta di proroga del fermo pesca. Nel corso dell’audizione, infatti, è emerso chiaramente come non si possa ancora parlare di un reale ripopolamento della specie. Gli stessi dati illustrati evidenziano l’assenza di un incremento significativo del numero dei ricci. E allora crediamo sia legittimo chiedersi se il sacrificio imposto in questi anni abbia davvero prodotto gli effetti attesi”.
“Perché mentre il dibattito si concentrava sui numeri - ha aggiunto - fuori dalle Commissioni ci sono state famiglie intere che hanno pagato un prezzo altissimo. Pescatori professionisti con regolare licenza, uomini che da generazioni vivono di mare e che hanno sempre lavorato nel rispetto delle regole, si sono ritrovati improvvisamente senza reddito, senza alternative e senza la possibilità concreta di reinventarsi una vita. Molti di loro hanno continuato a sostenere costi, imbarcazioni, mutui, attrezzature e sacrifici quotidiani, vivendo anni di grande difficoltà e incertezza. E tutto questo mentre la pesca illegale non si è mai realmente fermata. Anzi, il mercato abusivo ha continuato a prosperare, alimentato da chi opera fuori da ogni regola e danneggiando doppiamente chi invece le regole le ha sempre rispettate. Allo stesso tempo, il consumo non si è arrestato, ristoranti e mercati hanno continuato a vendere ricci importati dall’estero, spesso a prezzi ancora più alti per i consumatori, favorendo filiere di altri Paesi e penalizzando quella pugliese”.
“È questo il punto politico che non può essere ignorato - ha concluso - il rischio concreto è aver fermato soltanto l’economia legale del nostro territorio senza incidere davvero sulle cause strutturali del problema. Per questo non comprendiamo come si possa oggi immaginare una proroga automatica del fermo senza aprire prima un confronto vero, serio e condiviso con i pescatori professionisti, con le associazioni di categoria e con i territori che vivono di questa economia. Nessuno mette in discussione la necessità di difendere il mare e l’ecosistema marino, sarebbe irresponsabile farlo. Ma proprio perché il tema è così delicato serve una strategia nuova, più equilibrata e più efficace, che tenga insieme tutela ambientale, legalità e dignità del lavoro. Occorre rafforzare i controlli contro l’abusivismo, costruire un sistema di tracciabilità serio, continuare il monitoraggio scientifico e valutare forme regolamentate di pesca per i titolari di licenza, attraverso periodi limitati, rotazione delle aree e prelievi controllati. Le scelte politiche non possono essere fatte senza ascoltare chi il mare lo vive ogni giorno perché dietro ogni licenza non c’è un numero ma una famiglia, una storia, una tradizione e un pezzo dell’identità della nostra terra”.
