Bari, il Policlinico al centro del confronto nazionale sui grandi ustionati

Giulio Maggio

BARI
– Il Policlinico di Bari si conferma punto di riferimento per la cura dei grandi ustionati nel Mezzogiorno e protagonista del confronto scientifico nazionale sulla chirurgia biorigenerativa. Giovedì 11 e venerdì 12 giugno, a Villa Romanazzi Carducci, si terrà il convegno promosso dalla SIUST (Società Italiana Ustioni) dal titolo “Chirurgia biorigenerativa: esperienze dei Centri Ustioni Italiani a confronto”.

L’iniziativa riunirà i principali centri ustioni italiani per condividere esperienze cliniche, protocolli e nuove linee guida su un approccio terapeutico considerato sempre più innovativo nella gestione delle ustioni gravi.

Un approccio innovativo alla cura delle ustioni

Al centro dei lavori scientifici ci sarà il modello adottato dal Centro Ustioni del Policlinico di Bari, basato sull’integrazione tra escarolisi enzimatica precoce e chirurgia biorigenerativa.

Si tratta di tecniche mini-invasive che consentono, secondo gli specialisti, di ridurre il ricorso alla chirurgia tradizionale, limitare le complicanze e migliorare gli esiti cicatriziali, anche nei pazienti pediatrici. Un approccio che punta anche alla riduzione dei tempi di degenza e della mortalità nei casi più complessi.

Il ruolo del Policlinico di Bari

Il Centro Ustioni del Policlinico è considerato un presidio di riferimento per il Sud Italia nella gestione delle ustioni gravi, che richiedono spesso percorsi terapeutici lunghi e altamente complessi.

Durante il convegno, presieduto dal direttore del Centro Ustioni Giulio Maggio e dal co-presidente Giuseppe Giudice, direttore della Chirurgia plastica e ricostruttiva del Policlinico, verranno presentate le esperienze di 14 centri italiani, tra cui Torino, Pisa, Cesena, Roma, Brindisi e Milano.

Sono previsti anche interventi su casi clinici e scenari emergenziali, tra cui la gestione della tragedia di Crans-Montana.

Un problema sanitario globale

Le ustioni restano una delle principali emergenze sanitarie a livello mondiale: secondo l’OMS causano circa 180.000 morti ogni anno e rappresentano il quarto trauma più frequente dopo incidenti stradali, cadute e violenza interpersonale.

In Italia, la maggior parte dei casi si verifica in ambito domestico, mentre una quota significativa è legata ad incidenti sul lavoro. Le forme più gravi richiedono degenze lunghe e un approccio multidisciplinare che coinvolge numerose specialità mediche.

L’allarme sugli specialisti

Nel corso del convegno sarà evidenziata anche una criticità crescente: la riduzione del numero di chirurghi plastici che scelgono di dedicarsi alla cura delle ustioni.

«Salvare vite e curare grandi ustionati richiede competenza ma anche umanità e dedizione totale», ha sottolineato il dott. Giulio Maggio, richiamando la complessità e la responsabilità di questa disciplina.

L’evento si propone dunque non solo come momento scientifico, ma anche come occasione di confronto sul futuro della rete italiana dei centri ustioni e sulla tenuta del sistema assistenziale.