Medicina Interna, a Bari il congresso SIMI Puglia Basilicata: “L’internista regista della complessità per unire ospedale e territorio”


Due giornate di confronto scientifico sul futuro della sanità tra cronicità, innovazione, ricerca e sostenibilità del sistema sanitario

BARI – La Medicina Interna come disciplina strategica per affrontare la complessità clinica e costruire una nuova integrazione tra ospedale e territorio. È questo il messaggio centrale emerso dal Congresso Regionale della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) – Sezione Puglia Basilicata, ospitato nell’Aula “Aldo Moro” del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari.

L’appuntamento ha riunito specialisti, ricercatori, giovani medici e rappresentanti del mondo accademico per discutere le sfide che stanno trasformando l’assistenza sanitaria: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, la necessità di nuovi modelli organizzativi e la sostenibilità economica dei sistemi regionali.

“L’Internista non è soltanto il medico che gestisce il paziente acuto in ospedale, ma lo specialista capace di prendersi cura della persona nella sua complessità, lungo tutto il percorso di cura, dalla fase acuta alla cronicità – ha dichiarato il professor Antonio Giovanni Solimando, presidente SIMI Puglia e Basilicata –. La Medicina Interna rappresenta oggi uno dei principali strumenti di governo della complessità clinica, perché integra competenze diverse e garantisce continuità tra ospedale e territorio”.

Nel corso del congresso sono stati approfonditi i progressi della disciplina, con particolare attenzione alle malattie immunologiche ed ematologiche. Le sessioni dedicate alle immunodeficienze e alle malattie immunoproliferative hanno evidenziato il ruolo sempre più centrale dell’internista nell’identificazione precoce di quadri complessi e nella costruzione di percorsi terapeutici integrati con gli altri specialisti.

Ampio spazio è stato riservato anche alle patologie croniche ad alta prevalenza, tra cui la MASLD (Malattia Epatica Steatosica Associata a Disfunzione Metabolica), alla luce dell’avvio del registro nazionale ITA-MASLD, finalizzato alla raccolta di dati clinici ed epidemiologici su una condizione che riguarda circa un terzo della popolazione adulta e oltre due terzi delle persone con diabete di tipo 2.

Tra i temi affrontati anche quello della sostenibilità del sistema sanitario. In una fase caratterizzata da difficoltà di bilancio e dalle criticità legate alla mobilità sanitaria, soprattutto nel Mezzogiorno, la Medicina Interna è stata indicata come una leva per migliorare l’appropriatezza delle cure.

Una presa in carico globale del paziente complesso può infatti ridurre la frammentazione assistenziale, limitare esami non necessari, accessi impropri ai Pronto Soccorso e ricoveri evitabili, con vantaggi sia per i cittadini sia per l’organizzazione sanitaria.

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’attuazione del DM 77 e alla riorganizzazione della sanità territoriale prevista dal PNRR, con il ruolo delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità.

“Le nuove strutture rappresentano una straordinaria opportunità per migliorare l’accessibilità ai servizi, soprattutto in territori geograficamente complessi come quelli pugliesi e lucani – ha sottolineato Solimando –. Ma gli investimenti infrastrutturali devono essere accompagnati da risorse professionali adeguate, modelli organizzativi efficienti e strumenti di integrazione clinica. Le reti territoriali devono diventare veri hub assistenziali collegati agli ospedali attraverso percorsi condivisi, teleconsulto, digitalizzazione e modelli hub-spoke”.

Un altro elemento centrale del congresso è stato il rapporto tra ricerca e pratica clinica. La Medicina Interna moderna punta sempre più al percorso “dalla biologia dei processi di malattia al letto del paziente”, attraverso la ricerca traslazionale capace di trasformare rapidamente le nuove conoscenze scientifiche in strumenti concreti per la cura.

Università e ospedali di Puglia e Basilicata stanno contribuendo alla produzione scientifica nazionale in settori che spaziano dall’immunologia alle malattie rare, dalla gastroenterologia alle patologie metaboliche fino alla medicina di precisione.

Spazio anche ai giovani professionisti, con una giornata pre-congressuale dedicata ai giovani internisti attraverso laboratori “hands-on” e simulazioni pratiche.

“La vitalità di una comunità scientifica si misura anche dalla capacità di produrre ricerca, attrarre risorse e trattenere competenze – ha concluso il professor Solimando –. Questo congresso ha confermato che Puglia e Basilicata possiedono energie, competenze e progettualità in grado di contribuire allo sviluppo della Medicina Interna italiana”.