Morte di Simo Said nel Cpr di Bari: l’autopsia indica un mix di metadone e psicofarmaci. La Procura indaga sulla provenienza della sostanza
BARI - Sarebbe stato un mix di metadone e psicofarmaci a provocare la morte di Simo Said, il 25enne marocchino deceduto lo scorso 11 febbraio all’interno del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Bari Palese. È quanto emerge dai primi risultati dell’autopsia, che avrebbe individuato come causa del decesso uno shock respiratorio seguito da soffocamento, determinato da una massiccia fuoriuscita di liquidi innescata dall’assunzione delle sostanze.
Gli psicofarmaci assunti dal giovane rientravano nel suo piano terapeutico, mentre il metadone non risultava tra i medicinali prescritti. Proprio sulla provenienza della sostanza e sulle modalità con cui sarebbe entrata nella disponibilità di Said si concentrano ora gli accertamenti della magistratura.
L’inchiesta sulla presenza di metadone nel centro
L’attenzione degli investigatori è rivolta all’ipotesi che all’interno del Cpr potesse circolare metadone al di fuori dei canali autorizzati. I sospetti erano emersi già dopo la morte del 25enne, anche alla luce delle testimonianze raccolte durante un’ispezione parlamentare e degli approfondimenti successivi.
Un testimone ascoltato nell’ambito di un incidente probatorio avrebbe raccontato di aver assunto metadone insieme a Said nella sera precedente alla morte, riferendo inoltre dell’esistenza di un presunto circuito di spaccio interno al centro, con dosi cedute anche in cambio di sigarette.
Si tratta di elementi che dovranno essere verificati dagli inquirenti e che non costituiscono, al momento, una ricostruzione definitiva dei fatti.
La richiesta della famiglia: chiarire la gestione dei farmaci
L’avvocato della famiglia di Said, Arturo Covella, chiede che vengano approfondite tutte le circostanze relative alla presenza della sostanza e alla possibile circolazione incontrollata di farmaci all’interno della struttura.
La difesa, in attesa della perizia definitiva sull’esame autoptico, valuta la richiesta di un nuovo incidente probatorio per ascoltare un ulteriore testimone che potrebbe fornire nuovi elementi sull’eventuale traffico di sostanze all’interno del Cpr.
L’inchiesta dovrà ora chiarire non solo le cause mediche della morte del giovane, ma anche come sia stato possibile che una sostanza non prescritta sia arrivata nella sua disponibilità e se vi siano state eventuali responsabilità nella gestione e nei controlli all’interno della struttura.
Gli psicofarmaci assunti dal giovane rientravano nel suo piano terapeutico, mentre il metadone non risultava tra i medicinali prescritti. Proprio sulla provenienza della sostanza e sulle modalità con cui sarebbe entrata nella disponibilità di Said si concentrano ora gli accertamenti della magistratura.
L’inchiesta sulla presenza di metadone nel centro
L’attenzione degli investigatori è rivolta all’ipotesi che all’interno del Cpr potesse circolare metadone al di fuori dei canali autorizzati. I sospetti erano emersi già dopo la morte del 25enne, anche alla luce delle testimonianze raccolte durante un’ispezione parlamentare e degli approfondimenti successivi.
Un testimone ascoltato nell’ambito di un incidente probatorio avrebbe raccontato di aver assunto metadone insieme a Said nella sera precedente alla morte, riferendo inoltre dell’esistenza di un presunto circuito di spaccio interno al centro, con dosi cedute anche in cambio di sigarette.
Si tratta di elementi che dovranno essere verificati dagli inquirenti e che non costituiscono, al momento, una ricostruzione definitiva dei fatti.
La richiesta della famiglia: chiarire la gestione dei farmaci
L’avvocato della famiglia di Said, Arturo Covella, chiede che vengano approfondite tutte le circostanze relative alla presenza della sostanza e alla possibile circolazione incontrollata di farmaci all’interno della struttura.
La difesa, in attesa della perizia definitiva sull’esame autoptico, valuta la richiesta di un nuovo incidente probatorio per ascoltare un ulteriore testimone che potrebbe fornire nuovi elementi sull’eventuale traffico di sostanze all’interno del Cpr.
L’inchiesta dovrà ora chiarire non solo le cause mediche della morte del giovane, ma anche come sia stato possibile che una sostanza non prescritta sia arrivata nella sua disponibilità e se vi siano state eventuali responsabilità nella gestione e nei controlli all’interno della struttura.
