Paris: “devozione mariana autentica plasmi il nostro stile di vita”


ROBERTO BERLOCO - ALTAMURA. Bergamasco. Età 73 anni. Sacerdote da 47. Missionario Monfortano da 54, con vari incarichi alle spalle. Educatore nel Seminario minore dell’Ordine, Legale Rappresentante della Casa Editrice “Edizioni Monfortane”, Economo ed Educatore in una grande comunità in quel di Bergamo, Missionario in Italia, infine, da 23 anni, Rettore del Santuario del Buoncammino. Un uomo di Dio al quale la comunità altamurana deve molto in termini spirituali, e, del quale, l’intero popolo dei devoti mariani ha ben impresso il nome: Giacomo Paris.

RB.: Padre Giacomo Paris, sono in tanti, soprattutto tra i devoti altamurani alla Madonna del Buoncammino, a conoscerVi e ad apprezzarVi per via del Vostro ministero sacerdotale, ma in pochi a sapere veramente di Voi, a parte che l’accento dica Nord Italia. Vi va di parlarci un po' di Voi e delle Vostre origini, della Vostra formazione e di come abbiate raggiunto Altamura un giorno di molti anni fa?

G.P.: Sono giunto ad Altamura il primo ottobre del 2002. Da due anni, i Missionari Monfortani avevano ricevuto dal Vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva, Monsignor Mario Paciello, il compito di animare il Santuario del Buoncammino. Il mio Superiore Provinciale mi chiese la disponibilità per questo ministero, e io la diedi, anche se conoscevo molto poco Altamura, e non sapevo in cosa consistesse concretamente l’animazione spirituale del Santuario.

RB.: Reverendo, è un dato fermo ed oggettivo che, ad Altamura, la devozione mariana abbia radici che affondano in un terreno plurisecolare, con la la maestosa Chiesa Madre dedicata a Santa Maria Assunta a fare da prima pietra. Molto più di ottocento anni, nel corso dei quali la crescita della popolazione e della sua economia è andata di pari passo al lievitare del culto di Maria, fino a culminare nella sua manifestazione più imponente e più sentita, quella della Madonna del Buoncammino.

Durante il suo periodo di governo del Santuario, cosa l’ha colpita di più del fervore della comunità locale verso questa speciale Madre di Dio? Se dovesse racchiudere tutto in un’immagine, come descriverebbe il sentimento popolare per questa Madonna tutta altamurana?

G.P.: Credo che la devozione alla Madonna del Buoncammino stia vivendo un periodo di “crisi” (in senso positivo!), ed abbia bisogno di un ripensamento, di una rifondazione. Sono rimasti forti i momenti “esteriori” (a conferma, basti vedere la partecipazione della gente alle varie manifestazioni durante la Festa), ma sono da recuperare i momenti “spirituali” (preghiera, imitazione delle virtù di Maria, orientamento verso Gesù Cristo…), sia a livello personale che comunitario. Se non ci fossero le visite al Santuario di chi fa footing in zona, o deve benedire l’auto, il Santuario rimarrebbe deserto per quasi tutta la giornata!

RB.: Sono trascorsi oltre venti anni di vostro Rettorato al Buoncammino. Una conduzione, quella Vostra, esemplare sotto molteplici aspetti, capace di farsi apprezzare anche ben oltre il contesto locale, grazie anche ad uno “stile” che chiama direttamente in causa il carisma dell’Ordine monfortano, del quale fate parte.

Ci può spiegare in quale misura l’anima di San Luigi Maria Grignion de Monfort, quel Suo dolce comando a diffondere “il Regno di Gesù per mezzo di Maria”, ha contribuito alle Vostre strategie spirituali o anche alla Vostra missione quotidiana nell’indirizzare il cammino dei Fedeli?


G.P.: La vera devozione alla Madonna insegnataci da San Luigi di Montfort, fondatore dei Missionari Monfortani, respirata durante il cammino di formazione, mi ha certamente guidato nel mio ministero al Santuario. Ho insistito molto sull’autenticità e sulla coerenza della devozione mariana, che deve plasmare il nostro stile di vita. Una presunta devozione che non trasforma gradualmente la vita e che non orienta verso Gesù Cristo, è una falsa devozione!

RB.: E’ più volte accaduto che, con voce soffocata dal dolore, interveniste nei profili telematici del Santuario per protestare contro l’uso di taluni a lasciare rifiuti nell’area di parcheggio antistante il sacro edificio.

Proprio il luogo che, più di qualunque altro, avrebbe dovuto esser tenuto in onore, con il rispetto, il silenzio ed ogni amabile attenzione, è difatti ormai usuale meta pure di allegre comitive locali per baldorie serali a base di pizza, birra, droghe o tabacco. Ovviamente, i Vostri richiami sono giunti anche all’orecchio delle pubbliche autorità, oltre che dei devoti più sensibili.

Alla Vostra di voce, si è unita d’un tratto anche quella dell’Associazione “Madonna del Buoncammino”. Con un comunicato ufficiale, questa ha dato accento ad un’altra, indecente abitudine, quella di chi sceglie i pressi del Santuario per cambiarsi d’abito dopo aver corso per allenarsi. Qual’è il punto ad oggi?


G.P.: Per quanto concerne la situazione del Santuario, più volte ho messo in evidenza il mancato rispetto. Il piazzale davanti troppe volte viene usato come “discarica”. Abbiamo messo cestini, ma abbiamo peggiorato la situazione, tanto da decidere di toglierli del tutto! Cartacce, bottiglie vuote, sporcizia varia … dicono al visitatore occasionale che molti altamurani ci tengono poco al loro Santuario e che la loro devozione è poco credibile!

RB.: La Vostra direzione spirituale, impressa nella vita liturgica ma pure ordinaria del Santuario, tiene una propria energia che si potrebbe definire infinita. Le Vostre omelie non sono solamente ricche di sapienza cristiana, ma anche grintose, e, soprattutto, si fanno ascoltare e pienamente gradire. A fare da contorno, quel certo accento di cui si è detto e che molto dice della Vostra provenienza geografica.

Quanto Vi è mancato sinora il legame con la terra d’origine? Quanto ha influito il fatto di vivere in una terra lontana come quella di Altamura, con uno spirito e una mente per certi aspetti assai differenti?

G.P.: Certamente rimane un forte legame affettivo con il mio paese e la mia provincia di origine, ma, francamente, non mi è mancata molto. Io tendo a cogliere soprattutto gli elementi positivi del luogo dove la Provvidenza mi ha fatto vivere. Non ho mai preteso di trovare al Sud ciò che c’è al Nord… Io mi sono sempre trovato bene ovunque abbia vissuto: Bergamo, Verona, Roma,Catanzaro, Altamura…

RB.: Agli occhi dei più, l’evento centrale nella vita del Santuario resta la Venuta agostana della Madonna presso la città e la Sua permanenza in Cattedrale fino al Ritorno al Buoncammino in Settembre. In proposito e in più occasioni, avete messo in guardia dal pericolo di essere trascinati dall’elemento folkloristico della festività estiva, ribadendo l’importanza centrale del fatto spirituale che lo anima e quanto questo debba prevalere su qualunque altro. A parer Vostro, ci sarà ancora bisogno di marcarlo in futuro?

G.P.: Ogni anno, al termine della celebrazione eucaristica sul piazzale, in occasione del ritorno della Venerata Immagine al Suo Santuario, ho richiamato la necessità di non lasciar morire il Santuario, come, purtroppo, è successo anche a qualche Santuario vicino ad Altamura! Sinceramente, non è che questi interventi abbiano avuto molto successo! Fortunatamente, c’è ancora uno “zoccolo duro”, non molto numeroso, che tiene in vita il Santuario. Ma gli anni passano, e il rischio di un Santuario vuoto si fa ogni anno sempre più concreto!

RB.: C’è stato un tempo lontano nel quale Altamura brillava per rigogliosa religiosità e stupefacente fecondità di vocazioni. Lo si ricava dalla cronaca dell’avvocato Domenico Santoro, risalente al 1688, dove si enumerano, oltre alla Cattedrale dedicata all’Assunta, a quella greca nominata di San Nicola e alle varie chiese all’interno delle Mura, addirittura sette conventi maschili, cinque monasteri femminili, trentadue cappelle cittadine e quaranta di campagna. Si sa inoltre che, durante quel periodo, il borgo federiciano portava in dote oltre duecento preti, senza contare le diverse confraternite di laici consacrati che operavano con scopi umanitari.

Oggi come oggi, il quadro è agli antipodi. Anche perché i tempi correnti dettano legalmente un’impostazione della società devoluta ad un materialismo assoluto e sfrenato, con poco margine per riflessioni valoriali o sguardi diretti all’interiorità. Ecco, se vi fosse chiesto espressamente, cosa direste se doveste porgere un paterno consiglio a quella tanta gioventù smarrita nei cellulari, a quei tanti ragazzi senz’altra strada che il genere di educazione che proviene dalla strada, a tutti coloro che, per l’immaturità collegata all’età, non possono contare sulle opportunità di beneficio all’anima e alla crescita personale, che la frequenza dei Sacramenti e della vita della Chiesa può offrire in abbondanza?

G.P.: La trasmissione della fede è un problema molto grande, a tutti i livelli. Tutti i sacerdoti, ma anche qualche genitore che vive un vero cammino di fede, si chiedono cosa e come fare. Nessuno ha la bacchetta magica!

Fondamentale, credo, è innamorarsi di Gesù Cristo e di Maria. Se non si parte dall’innamorarsi, tutto ciò che si fa è fatica sprecata! Abbiamo insistito troppo sul “conoscere la dottrina”, e abbiamo trascurato la bellezza dell’essere innamorati di Gesù Cristo! Di fronte alla sua proposta di vita, continuiamo a ripetere che è difficile, invece di gridare con la vita che è bello!