Aggressione nel Parco Rossani, svolta nelle indagini: tre persone indagate per lesioni aggravate

BARI - Svolta nelle indagini sull’aggressione subita da Giuditta D’Elia, la studentessa di 26 anni picchiata nel tardo pomeriggio di giovedì all’interno dei bagni pubblici del Parco Rossani, a Bari.

La polizia locale avrebbe identificato almeno tre persone, ora indagate con l’ipotesi di reato di concorso in lesioni aggravate. La prima informativa è stata trasmessa alla Procura, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire con precisione quanto accaduto.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la giovane sarebbe stata strattonata e colpita violentemente al volto, apparentemente senza un motivo che potesse giustificare la violenza. Nell’aggressione avrebbe riportato lesioni giudicate guaribili in 40 giorni.

Un ruolo importante nelle indagini potrebbe essere svolto dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, che gli investigatori stanno esaminando per chiarire la dinamica dell’episodio e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone.

Dalle indagini emergerebbe anche il coinvolgimento di una dipendente della società che gestisce i bagni pubblici del parco. La vicenda, secondo quanto ricostruito, sarebbe iniziata quando la 26enne avrebbe chiesto di poter utilizzare i servizi igienici, ricevendo un rifiuto.

Poco dopo, una bambina avrebbe iniziato a prenderla di mira con una pistola ad acqua. In seguito a un gesto compiuto dalla giovane per allontanarla, sarebbe scoppiata la violenta aggressione.

Secondo il racconto fornito dalla vittima, la ragazza sarebbe stata spinta a terra e colpita con calci e pugni da due adulti. Al pestaggio avrebbero inoltre partecipato alcuni minori, tra cui la stessa bambina.

Nella denuncia presentata ai carabinieri, la 26enne avrebbe indicato con certezza quattro persone coinvolte, mentre in un primo momento aveva riferito della presenza di una decina di ragazzini, di età compresa tra gli 8 e i 14 anni.

Saranno ora gli ulteriori accertamenti e, soprattutto, l’analisi delle immagini della videosorveglianza a consentire agli investigatori di ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’aggressione e di verificare l’eventuale presenza di altri responsabili.