Al Festival della Valle d’Itria torna in scena dopo oltre 350 anni Il schiavo di sua moglie di Francesco Provenzale
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MARTINA FRANCA – Una rarità del repertorio barocco torna a vivere, dopo oltre 350 anni, al 52° Festival della Valle d’Itria. È Il schiavo di sua moglie, dramma per musica in un prologo e tre atti composto nel 1672 da Francesco Provenzale su libretto di Francesco Antonio Paolella, che sarà proposto per la prima volta in tempi moderni.
La nuova produzione debutterà venerdì 24 luglio alle 21 nel Chiostro del Carmine di Martina Franca, con repliche il 27 e 30 luglio, nell'ambito del festival in programma fino al 2 agosto. Sul podio ci sarà Antonio Florio, musicologo e direttore alla guida della Cappella Neapolitana, mentre la regia e le scene sono firmate da Rita Cosentino.
L'allestimento conferma l'attenzione del Festival della Valle d'Itria verso la riscoperta delle rarità del repertorio barocco e nasce dal lungo lavoro di ricerca di Florio sulla figura di Provenzale, considerato tra i protagonisti della nascita dell'opera napoletana. Il manoscritto de Il schiavo di sua moglie, rinvenuto oltre un secolo fa nella biblioteca del Conservatorio Santa Cecilia di Roma e ancora oggi inedito, testimonia una fase di particolare sperimentazione nella storia del teatro musicale.
«Senza dubbio Provenzale è il padre dell'opera napoletana. Trovo che sia fra gli autori più importanti di quello straordinario momento della scena partenopea», spiega Antonio Florio, che si è dedicato alla riscoperta della musica del compositore napoletano fin dagli anni Ottanta.
L'opera, secondo il direttore, si muove «su un terreno in cui si passa rapidamente dal sublime al comico», con una forte sperimentazione musicale e drammaturgica. La partitura appartiene infatti a un'epoca in cui la struttura dell'opera non era ancora rigidamente organizzata secondo la successione di arie e recitativi tipica del Settecento.
La vicenda intreccia il mondo degli eroi greci e quello delle Amazzoni, sullo sfondo della guerra e della nona fatica di Ercole, chiamato a recuperare la cintura magica della regina Ippolita. Il mito diventa però il punto di partenza per una storia fatta di amori, travestimenti, equivoci e gelosie, con elementi mutuati dalla tradizione dell'opera veneziana e dalla commedia dell'arte napoletana.
Al centro della trama ci sono l'amazzone Menalippa e il marito Leucippo, che la donna crede morto. Per riconquistarla, l'uomo assume diverse identità, presentandosi prima come il guerriero greco Timante e poi come lo schiavo turco Selim. Intorno a loro si sviluppano altri intrecci sentimentali: Teseo si innamora di Ippolita, mentre Ercole corteggia Menalippa. Travestimenti e malintesi conducono infine alla rivelazione della vera identità di Leucippo, alla riconciliazione degli amanti e alla conclusione della guerra tra Greci e Amazzoni.
La messa in scena di Rita Cosentino guarda al mito come a una materia ancora capace di interrogare il presente. «Persistono alcune domande fondamentali: sul potere, sull’amore, sulla violenza, sul destino», spiega la regista, sottolineando come la guerra rappresenti una dimensione costitutiva dell'esperienza umana, sospesa tra «gloria e distruzione».
Il cast riunisce il mezzosoprano Candida Guida e alcune delle migliori voci dell'Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” di Martina Franca: Francesca Palitti, Lilliana Zolotoukhina, Francesca Lo Verso, Chiara Scannapieco, Angelo Testori, Michele Galbiati, Valerio Ilardo e Mauro Pedrero.
I biglietti hanno un costo di 30 euro per il posto unico, con agevolazioni per senior, under 30 e under 18. La vendita è disponibile online su Vivaticket e presso la biglietteria del Festival, in piazza XX Settembre 5B a Martina Franca, aperta tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 21.
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