Bari, ragazza aggredita al Parco Rossani. La psicologa: “Quando l'indifferenza ferisce quanto la violenza''
BARI - Nei giorni scorsi una giovane donna di 26anni ha denunciato di essere stata vittima di una violenta aggressione nei pressi dei bagni pubblici di Parco Rossani, a Bari. Secondo il suo racconto, sarebbe stata accerchiata e picchiata da un gruppo di persone, riportando lesioni al volto. La donna ha riferito di aver chiamato personalmente i soccorsi, nonostante la presenza di alcuni passanti che non sarebbero intervenuti.
Le immagini e il racconto della giovane donna rappresentano una ferita profonda per tutta la comunità. A colpire non è soltanto la brutalità della violenza subita, ma anche il senso di solitudine che emerge dal suo racconto: una richiesta di aiuto affidata a sé stessa, mentre intorno c'erano persone che osservavano senza intervenire.
Ogni episodio di violenza ci impone una riflessione che va oltre la cronaca. La violenza non riguarda esclusivamente chi aggredisce e chi subisce, ma interpella l'intera comunità. Anche l'indifferenza può diventare una forma di partecipazione passiva, contribuendo a normalizzare la sopraffazione e a lasciare sole le vittime.
Come Coordinatrice della Commissione Pari Opportunità dell'Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Puglia, sento il dovere di richiamare l'attenzione su un principio fondamentale: la prevenzione della violenza non può limitarsi alla risposta giudiziaria o all'intervento successivo al trauma. Deve iniziare molto prima, attraverso un investimento culturale ed educativo capace di promuovere il rispetto, l'empatia e la qualità delle relazioni.
La psicologia ci insegna che la violenza è un fenomeno complesso, influenzato da fattori individuali, relazionali, familiari e sociali. Per questo motivo la prevenzione non può essere affidata esclusivamente alle sanzioni, ma richiede un impegno condiviso di famiglie, scuola, istituzioni e comunità nel promuovere competenze emotive e relazionali.
Educare all'empatia significa educare al riconoscimento delle emozioni proprie e altrui, al rispetto della dignità della persona e al coraggio civile. Significa sviluppare la capacità di non restare spettatori di fronte alla sofferenza, ma di assumersi la responsabilità di intervenire, chiedere aiuto e offrire sostegno. Una comunità empatica è una comunità che protegge.
In questo percorso, l'educazione sessuo-affettiva rappresenta uno degli strumenti più efficaci di prevenzione primaria. Troppo spesso oggetto di fraintendimenti, essa non riguarda esclusivamente la sessualità, mala educazione alle emozioni, al consenso, al rispetto dei confini personali, alla reciprocità, alla parità di genere e alla gestione nonviolenta dei conflitti. Le evidenze scientifiche internazionali dimostrano che programmi strutturati di educazione sessuo-affettiva favoriscono lo sviluppo delle competenze socio-emotive, riducono gli stereotipi di genere e promuovono relazioni più rispettose, consapevoli e sicure.
Ogni donna deve poter attraversare un parco, utilizzare un servizio pubblico e vivere gli spazi della città senza paura. Ma ogni cittadino deve anche sentirsi corresponsabile della sicurezza collettiva. Una comunità empatica non elimina il rischio della violenza, ma riduce il rischio dell'isolamento delle vittime e dell'indifferenza di chi assiste.
L'episodio di Bari ci ricorda che non basta indignarsi quando la violenza esplode. È necessario investire con continuità nell'educazione, nella salute psicologica e nella costruzione di una cultura del rispetto. Perché il contrario della violenza non è soltanto la punizione di chi commette un reato: è la presenza di una comunità capace di riconoscere la sofferenza, tendere una mano, chiamare i soccorsi, intervenire quando è possibile e prendersi cura dell'altro.
Promuovere l'empatia significa educare alla responsabilità. Promuovere l’educazione sessuo-affettiva significa investire nella salute psicologica, nel benessere delle persone e nella prevenzione della violenza. Solo una società che insegna il rispetto delle emozioni, del consenso e della dignità umana può costruire relazioni sane e comunità realmente sicure capaci di prevenire la violenza prima che essa si manifesti.
Francesca Cafarella, Coordinatore Commissione pari opportunità Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi Regione Puglia
