"Era una notte buia e favolosa": il mistero come viaggio verso l'atarassia
Con Era una notte buia e favolosa, Vincenzo Mangione propone un romanzo che intreccia suspense, introspezione e riflessione filosofica. Partendo da un evento inatteso, la storia accompagna il lettore in un percorso in cui il confine tra realtà e percezione si fa sempre più sottile, fino a trasformare il caos in un'occasione di crescita interiore. In questa intervista l'autore racconta la genesi del libro, il significato del titolo, il ruolo dell'imprevisto nella narrazione e le prospettive per i suoi futuri progetti.
Era una notte buia e favolosa è molto più di un romanzo di tensione: è una riflessione sulla mente umana e sulle dinamiche emotive che emergono nei momenti di crisi. Mangione costruisce una narrazione che indaga il confine tra razionalità e istinto, proponendo l’atarassia come strumento di consapevolezza e resistenza. Un libro che dialoga con il presente, rivolto a un lettore che vive in equilibrio precario tra ansia, bisogno di controllo e ricerca di senso.
Vincenzo Mangione, classe 1965, nato a Sassari, ha intrapreso un percorso nel mondo della comunicazione dopo una formazione giuridica. Attraverso studi e attività nel campo della comunicazione creativa, ha sviluppato uno stile personale fondato su aforismi, giochi linguistici e riflessioni profonde. La sua scrittura invita il lettore a esplorare i meandri della mente e a cogliere significati nascosti oltre le apparenze.
Era una notte buia e favolosa è un titolo che richiama contemporaneamente il mistero e il mondo delle favole. Come è nato e quale significato racchiude?
Il titolo è un ossimoro voluto che unisce mistero e magia. Nasce come un omaggio giocoso e affettuoso al celebre incipit “Era una notte buia e tempestosa”, reso iconico dai racconti di Snoopy nei fumetti Peanuts, e racchiude il messaggio centrale del libro: l'invito a trovare la serenità (l'atarassia) e la meraviglia proprio dentro il caos della vita.
Da quale intuizione è partita la storia di Emanuela?
È nato tutto in modo molto spontaneo. L'ispirazione è arrivata da un'immagine mentale semplice e quotidiana: la fine di una settimana di lavoro in un ufficio, la voglia di relax nel weekend . A quel punto, ho semplicemente iniziato a scrivere, guidato dall’istinto di creare una storia che io stesso, in veste di lettore, avrei voluto leggere in un modo molto naturale.
Il romanzo si apre con una telefonata anonima che cambia il corso degli eventi. Quanto è importante il ruolo dell'imprevisto nelle nostre vite?
Credo che l'imprevisto sia una parte integrante delle nostre vite e delle nostre giornate. Spesso sono proprio gli eventi inaspettati a costringerci a cambiare prospettiva e a riscrivere il nostro percorso. La vera differenza, però, sta nel modo in cui affrontarlo. Davanti all'imprevisto si può cedere al caos e lasciarsi travolgere oppure si può trovare la lucidità di fermarsi e non subire passivamente gli eventi, cercando di trasformare ciò che ci spaventa in una nuova opportunità di crescita o di azione.
La suspense si intreccia con una riflessione esistenziale. È stata una scelta voluta fin dall'inizio?
La suspense non è solo un espediente narrativo per catturare il lettore, ma una lente d'ingrandimento emotiva. Attraverso la tensione, costringiamo a guardarci dentro, superando il caos esteriore per approdare, come suggerisce il sottotitolo, all’atarassia: una conquista di imperturbabilità e pace interiore.
Il lettore è spesso portato a chiedersi cosa sia reale e cosa sia frutto della percezione. Perché le interessa esplorare questo confine?
Mi interessa questo confine perché riflette la nostra quotidianità: la realtà non è mai neutra, ma viene costantemente plasmata da come la percepiamo. Nella vita di tutti i giorni, ciò che chiamiamo “realtà” è spesso solo la nostra personale interpretazione del mondo. Il confine tra le due situazioni è decisamente molto labile.
Sta già lavorando a un nuovo progetto?
Il parere dei lettori è che le storie dei protagonisti non si siano del tutto esaurite. Detto questo, sono molto curioso: sto valutando diverse nuove idee e suggestioni, quindi tengo tutte le porte aperte per il mio prossimo lavoro. Vedremo cosa prenderà forma per primo.
