Il San Nicola si inchina al Re del pop nostalgico: la notte in cui Max Pezzali ha fermato il tempo a Bari


ROSALBA PARADISO - C’è una magia inspiegabile nel modo in cui certe canzoni riescono a rimpicciolire uno stadio immenso, trasformandolo nel salotto di casa, nel sedile posteriore di una Uno caricata a sogni o in quel muretto dove abbiamo lasciato i pezzi migliori della nostra giovinezza. Ieri sera, lo Stadio San Nicola di Bari non ha semplicemente ospitato un concerto: si è tramutato in una gigantesca, pulsante macchina del tempo guidata da Max Pezzali. Con il suo "Max Forever – Gli anni d’oro", l’ex frontman degli 883 ha celebrato un rito collettivo pagano e potentissimo, dimostrando che la nostalgia non è un rifugio per malinconici, ma un carburante incendiario capace di unire tre generazioni sotto lo stesso cielo pugliese.

Il live è stato una cavalcata epica e coloratissima, una tempesta di decibel e ricordi visivi amplificata da visual in 3D che sembravano dar forma ai sogni di chi quegli anni li ha vissuti o semplicemente immaginati.

Quando le prime note di Tieni il tempo, Hanno ucciso l’Uomo Ragno e Nord sud ovest est hanno squarciato l’aria, il San Nicola è esploso in un boato primordiale, un’epifania pop dove cinquantamila anime hanno ballato all’unisono, scuotendosi di dosso il peso del presente. Ma il vero miracolo della serata si è compiuto nel perfetto equilibrio tra l’energia cinetica dei grandi inni generazionali e i momenti di pura, sospesa commozione.

Il legame tra l’artista e la città si è sigillato in un istante da pelle d’occa: sulle note de La dura legge del gol, i maxischermi hanno proiettato la maglia di Igor Protti. Quel tributo allo "Zar", eterno capitano del Bari, ha scatenato un coro spontaneo e oceanico che ha fatto tremare le fondamenta dell’astronave di Renzo Piano, unendo la fede calcistica all’amore per la musica in un abbraccio commovente. Poco dopo, il tempo si è letteralmente fermato durante Nessun rimpianto: Pezzali ha spento il microfono, ha fatto un passo indietro e ha lasciato che fosse lo stadio a cantare. In quel silenzio squarciato da cinquantamila voci nude, si è avvertito il peso specifico della grande musica: quella capacità di farsi cicatrice, ricordo e promessa. Tra gli spalti c’è stato spazio persino per una proposta di matrimonio, quasi a voler sancire che la colonna sonora di ieri sera è la stessa che continuerà a scortare i destini di chi si ama. Con la trionfale chiusura affidata a Gli anni e Come mai, Max Pezzali ha salutato Bari lasciando un pubblico esausto ma felice, custode della consapevolezza che, finché risuoneranno queste canzoni, quegli anni d’oro non finiranno mai veramente.