L'Abbate: "Serve una strategia nazionale per la resilienza delle coste contro gli effetti della crisi climatica"

 

Le coste italiane sono tra le aree più esposte agli effetti della crisi climatica e necessitano di una strategia nazionale per contrastare l'erosione costiera e rafforzarne la resilienza. È quanto sostiene la vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera, Patty L'Abbate, che ha portato il tema all'attenzione del Governo con un Question Time rivolto al ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica.

"Le coste rappresentano il punto di incontro tra terra e mare, ma oggi sono soprattutto il luogo in cui la crisi climatica manifesta con maggiore evidenza i suoi effetti. Non si tratta più di una previsione teorica, ma di un fenomeno misurabile", ha dichiarato L'Abbate, sottolineando come l'arretramento della linea di costa, l'aumento delle mareggiate, il degrado delle dune e il collasso delle falesie stiano compromettendo gli ecosistemi costieri.

La deputata ha richiamato le valutazioni dell'IPCC, che considera il Mediterraneo uno dei principali hotspot del cambiamento climatico. Secondo gli scenari più critici, il livello del mare potrebbe aumentare di oltre un metro entro il 2100, con conseguenze aggravate da mareggiate più intense, intrusione salina nelle falde e alterazione della dinamica dei sedimenti.

A confermare la gravità del fenomeno sono anche i dati di ISPRA: oltre il 40% delle coste basse italiane è interessato da processi erosivi e circa 1.500 chilometri di litorale sono oggi protetti da opere rigide. "Continuiamo a intervenire sugli effetti senza affrontarne le cause. L'erosione non nasce sulla spiaggia, ma lungo l'intero bacino idrografico", ha osservato L'Abbate.

Particolarmente critica la situazione della Puglia, che con i suoi 940 chilometri di costa ha perso circa 31 chilometri di litorale tra il 2006 e il 2020. Tra le aree maggiormente colpite figurano il litorale di Monopoli e la costa ionica tarantina, da Marina di Ginosa a Castellaneta Marina fino a Lido Azzurro, dove l'erosione minaccia biodiversità, turismo e mitilicoltura.

L'Abbate ha inoltre evidenziato il ruolo fondamentale delle dune e delle praterie di Posidonia oceanica, definite "infrastrutture naturali" capaci di trattenere sedimenti, attenuare la forza delle onde e contribuire allo stoccaggio del cosiddetto "blue carbon", essenziale per la mitigazione climatica.

Nel suo intervento, la vicepresidente della Commissione Ambiente ha richiamato anche esempi internazionali, come il progetto Sand Motor nei Paesi Bassi e il programma Room for the River, basati sul ripristino dei processi naturali per la protezione del territorio.

Per affrontare il problema, L'Abbate ha presentato una proposta di legge che istituisce il Programma nazionale per la resilienza delle coste, finalizzato a rafforzare il monitoraggio affidato a ISPRA, integrare ricerca scientifica e pianificazione territoriale e promuovere interventi fondati su evidenze scientifiche e soluzioni basate sulla natura.

"Le coste non sono soltanto un patrimonio paesaggistico e turistico, ma vere infrastrutture naturali che proteggono comunità, economie locali e biodiversità. Investire oggi nella loro resilienza significa ridurre i costi dei danni futuri e costruire un Paese più sicuro. La scienza ha già indicato la strada, ora spetta alla politica percorrerla con coraggio e visione", ha concluso L'Abbate.