Quando il fuoco bruciò Roma, Londra e Mosca


FRANCESCO GRECO - ROMA
- “Oltre 300mila persone in fuga da Francia e Spagna per gli incendi”, (AGI). “Cap Ferret, in fuga dall’inferno. In centinaia salvati con le barche”, (“La Stampa”, 24 luglio 2026). “Gargano in fiamme In centinaia in fuga salvati via mare”, (“Il Messaggero”, 27 luglio 2026). “Fuoco a Rivabella: le fiamme hanno lambito i lidi”, (“Quotidiano”, 25 luglio 2026).

Vedi alla voce fuoco.

Con la ruota, una delle invenzioni più importanti e decisive per l’umanità.

Negli ultimi anni purtroppo protagonista in Salento, Italia, Europa, tutti i Continenti. “Causa cambiamenti climatici”, dice il prof. Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, “i più grandi alleati degli speculatori”.

Il dio Efesto/Vulcano è sempre al lavoro.

Limitato all’Italia: il paesaggio brucia (Piemonte, Basilicata, Sardegna Puglia, Calabria, Lazio, Toscana, Abruzzo, Liguria, Sicilia), ma, per strano che possa sembrare, non siamo ai numeri di trent’anni fa, quando (1993), andarono a fuoco oltre 120mila ettari.

Anche se c’è da aggiungere che in questi decenni nel Belpaese si è piantumato molto, tanto che le zone forestate sfiorano complessivamente il 40% del territorio e quindi il fuoco ha più “materiale” da aggredire.

Anche perché, in parallelo, si è verificato l’abbandono dei territori, la loro desertificazione e il suo consumo irrazionale e folle.

In aggiunta: inverni avari di piogge, di riflesso siccità e picchi di calore che forse non si conoscevano, o comunque non erano stati registrati in passato.

Particolare curioso: la tecnologia è al top, nel senso che ci sono telecamere sparse ovunque nei territori ma, chissà perché, i piromani quasi mai sono individuati.

Il record, si fa per dire, almeno nel III Millennio, non è nostro ma della Spagna 2026: oltre 100mila ettari bruciati, morti a decine.

Col fuoco comunque l’umanità ha sempre avuto a che fare.

Roma bruciò di questi giorni (18 luglio del 64 d. C.). Sotto Nerone Imperatore. Che però non era a Roma, ma in una delle sue villa (ad Anzio, lo documenta Tacito) e che diede la colpa ai cristiani (un anno prima pare avessero bruciato una nave graniera ormeggiata nel porto di Ostia). Incendio che si crede partì dal Circo Massimo (zona con molte botteghe, ovviamente in legno), durò ben 9 giorni ed è ancora oggetto di varie tesi sulle cause. Si dice anche di gente che riappiccava laddove le fiamme erano state domate.

Non era il primo nella Roma Antica, ahimè, almeno di quelli storicizzati: 390 a. C., i Galli presero la città e vi appiccarono il fuoco. 213 a. C., Foro Boario e Foro Olitorio, 14 d. C. Foro repubblicano (Augusto Imperatore), 27 d. C. del Celio (sotto Tiberio Imperatore).

La Londra di case di legno bruciò quasi tutta dal 2 al 6 settembre del 1666. Anche Mosca fu data alle fiamme: era il 14 settembre del 1812. Dopo la battaglia di Borodino, le truppe di Napoleone entrarono in città. Si pensa che furono gli stessi Russi a dare il via alle fiamme, applicando la teoria – che si rivelò vincente - della “terra bruciata”.

Durò cinque giorni, quasi tutta la città (case di legno) fu carbonizzata e gli invasori restarono senza acquartieramenti e ovviamente senza rifornimenti.

Una strategia da cui parte la riscossa russa, che sarà tragica per Napoleone: dei 600mila soldati dell’Armata, 400mila morirono in battaglia, di fame e freddo nell’inverno successivo, 100mila furono fatti prigionieri e 100mila riuscirono a tornare a casa. Una lezione che non fu tenuta presente da Hitler (Operazione Barbarossa, 1941-1944).

Il più devastante però è recente, 2003, ancora in Russia, Siberia: divorati ben 22 milioni di ettari di taiga.

Il fuoco, come si dimostra, non ha mai risparmiato nessuno. E nessuno teme.

Oggi che sono andati in fumo la Serra di Ruffano, Rivabella (Gallipoli) e quant’altro, occorre ribadire una solare verità: la novità non è paesaggistica (nello specifico l’erba secca, che c’è sempre stata), ma antropologica: il piromane. Che, come dicevamo prima, sfugge misteriosamente alle telecamere.

Forse si potrebbe cominciare a scuola, ri-educando le nuove generazioni al rispetto della Natura, chissà: provare non costa nulla…