Vertenza Natuzzi, L’Abbate alla Camera: «Il Governo intervenga con decisione. Servono tutele e un piano industriale credibile»


ROMA - La deputata del Movimento 5 Stelle Patty L’Abbate ha presentato oggi, martedì 21 luglio, alla Camera dei deputati un’interpellanza urgente sulla vertenza Natuzzi, chiedendo al Governo di intervenire sulla situazione di grave criticità che coinvolge circa 1.800 lavoratrici e lavoratori degli stabilimenti pugliesi e lucani dell’azienda.

L’interpellanza era rivolta al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che non era presente in aula. A rispondere è stato il viceministro Valentino Valentini.

L’Abbate ha espresso forte insoddisfazione per le risposte ricevute e ha chiesto al Governo di assumere un ruolo «attivo e incisivo» nel tavolo di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Secondo la deputata, è necessario definire una strategia industriale chiara e verificabile, orientata alla salvaguardia dei livelli occupazionali, al rilancio della produzione negli stabilimenti italiani e al superamento di una situazione di stallo che da tempo lascia i lavoratori nell’incertezza.

«Ringrazio il viceministro Valentini per aver ascoltato la mia voce, espressione dei numerosi lavoratori che mi hanno contattata – ha dichiarato L’Abbate –. Ma mi aspettavo che il ministro Urso fosse presente, ci mettesse la faccia, soprattutto perché l’ultimo tavolo di lavoro al Ministero è saltato proprio per la mancanza di presupposti chiari sulla salvaguardia e sulla tutela dei lavoratori».

La parlamentare ha poi evidenziato le difficoltà legate alla riorganizzazione degli stabilimenti pugliesi: «In Puglia, ai dipendenti della Natuzzi è stato chiesto di spostarsi verso la sede di Laterza, mentre gli altri stabilimenti sono stati chiusi. Dunque 300 lavoratori devono effettuare dei turni per lavorare quattro o cinque ore».

L’Abbate ha sottolineato anche il peso economico degli spostamenti per i dipendenti costretti a raggiungere Laterza: «Una persona che vive distante da Laterza, magari ad Acquaviva o a Cassano, quanto dovrà spendere in carburante per raggiungere il posto di lavoro e poi lavorare solo poche ore? È una situazione insostenibile».

Secondo la deputata, è necessario intervenire sia nell’immediato sia nella definizione di un piano per il futuro dell’azienda. «Il tavolo è saltato perché ci si aspettava che venisse indicato chiaramente un percorso: 12, 18 o 24 mesi dopo la ripresa economica dell’azienda, quale sarebbe stato il destino dei lavoratori? Quale produzione sarebbe stata reintegrata? Nulla di tutto questo è stato definito e ovviamente i sindacati non hanno sottoscritto l’accordo».

La richiesta rivolta al Governo è dunque quella di chiarire la strategia per il futuro della Natuzzi e le prospettive occupazionali dei lavoratori. «Quando lo Stato si occuperà dei lavoratori? Questo, ad oggi, non è affatto chiaro. Vogliamo capire quale direzione si intenda prendere e chiediamo che il ministro metta finalmente la faccia su questa vertenza e si schieri dalla parte dei lavoratori», ha concluso L’Abbate.