Apricena, aggressione agli operatori del 118 durante un soccorso: “Basta, la sicurezza non può essere affidata al caso”

APRICENA – “Chi soccorre non può diventare il bersaglio”. È questo il grido d’allarme lanciato dopo l’aggressione subita nei giorni scorsi dagli operatori del 118 della postazione di Apricena, intervenuti durante un episodio legato a una rissa.

Un nuovo caso di violenza ai danni di chi quotidianamente lavora nell’emergenza-urgenza e che riaccende il dibattito sulla sicurezza dei soccorritori. Gli operatori, si sottolinea, non possono essere chiamati a intervenire in situazioni potenzialmente pericolose senza che siano state preventivamente garantite le necessarie condizioni di sicurezza.

“Servono risposte immediate”

La richiesta è ora quella di fare piena chiarezza sulla gestione dell’intervento: le Forze dell’Ordine sono state immediatamente allertate dalla Centrale Operativa? È stato valutato correttamente il livello di rischio? Gli operatori del 118 sono arrivati sul posto contestualmente a Polizia, Carabinieri o Polizia Locale?

Domande che, secondo quanto evidenziato, non possono essere considerate semplici formalità, ma servono a verificare se i protocolli esistenti vengano realmente applicati e se il sistema di sicurezza funzioni concretamente.

“Gli operatori del 118 non possono essere mandati allo sbaraglio in situazioni di evidente pericolosità”, viene sottolineato, ricordando come nel corso degli anni si siano verificati numerosi episodi di aggressioni, minacce, danneggiamenti e atti vandalici ai danni del personale e dei mezzi di soccorso.

Una situazione che viene definita “inaccettabile”, soprattutto alla luce dei protocolli già sottoscritti tra Asl, Prefettura e Forze dell’Ordine.

Body cam e prevenzione

Tra le misure invocate ci sono anche le body cam per gli operatori. Dispositivi ritenuti utili per documentare le aggressioni e favorire l’identificazione dei responsabili, ma che non possono essere considerati una misura preventiva.

“La body cam può aiutare a ricostruire un’aggressione. Non impedisce che l’aggressione avvenga”, viene evidenziato.

Per questo viene chiesta una dotazione più ampia dei dispositivi, accompagnata però da vere misure di prevenzione e da un maggiore coordinamento con le Forze dell’Ordine.

“Riconoscere il rischio a chi lavora nell’emergenza”

La questione della sicurezza, secondo la denuncia, non riguarda soltanto le aggressioni. Viene posto anche il tema delle indennità di rischio per gli operatori del 118 e per alcune figure professionali impegnate nei Pronto Soccorso.

“Se il rischio esiste, deve essere riconosciuto. Se il lavoro è pericoloso, le istituzioni devono assumersi la responsabilità di tutelare concretamente chi lo svolge”, viene ribadito.

Le richieste alle istituzioni

Dopo aver espresso “totale e incondizionata solidarietà” ai lavoratori del 118 di Apricena, viene chiesto ad Asl, Prefettura, Centrale Operativa del 118 e Forze dell’Ordine di aprire immediatamente un confronto per ricostruire quanto accaduto e individuare eventuali criticità.

Tra le richieste:

* protocolli operativi chiari e vincolanti per gli interventi in presenza di risse, violenza o situazioni potenzialmente pericolose;
* coordinamento tempestivo ed effettivo tra Centrale Operativa e Forze dell’Ordine;
* verifica dell’effettiva applicazione dei protocolli già sottoscritti;
* body cam per gli operatori che ne necessitano, insieme a concrete misure di prevenzione;
* maggiori garanzie per la sicurezza di ambulanze e postazioni del 118;
* riconoscimento delle indennità di rischio a chi opera quotidianamente in condizioni di pericolo;
* un confronto permanente con i rappresentanti dei lavoratori per individuare ulteriori strumenti di tutela.

“Gli operatori del 118 entrano nelle case, nelle strade e nei luoghi più difficili per prestare assistenza a chi ne ha bisogno. Lo fanno per tutti, senza chiedere chi sia la persona da soccorrere”.

Il messaggio finale è netto: “La sicurezza degli operatori del soccorso è un diritto. Garantirla è un dovere”.