Ass. “Madonna del Buoncammino”. Calia: “al centro la comunità e i valori della devozione mariana”

Michele Calia

ROBERTO BERLOCO - Michele Calia, classe ’73, imprenditore nel settore siderurgico, sposato e padre di famiglia, è il Presidente dell’Associazione “Madonna del Buoncammino” da febbraio dell’anno scorso. Qui appresso un’intervista che illumina sull’operato e sulle prospettive dell’entità che governa e che rappresenta un solido punto di riferimento per tutti i devoti mariani del borgo federiciano.

RB.: Dott. Calia, il suo è un ruolo nevralgico all’interno del mondo associativo che ruota intorno al Santuario di Maria SS. del Buoncammino e al culto di questa all’interno della comunità, andando a presiedere proprio l’Associazione custode della tradizionale devozione a questa speciale Madonna.

Come vive nel quotidiano questa dimensione di rappresentanza tanto particolare, alla quale si connette anche una grande responsabilità di ordine morale e organizzativo?

MC.: Rivestire il ruolo di Presidente dell'Associazione dedicata a Maria SS. del Buoncammino è per me, prima di tutto, un grande onore e un servizio alla comunità. È un incarico che vivo con profondo senso di responsabilità, perché significa custodire una tradizione di fede che appartiene alla storia, all'identità e alla memoria del nostro territorio.

Nel quotidiano, questo ruolo richiede impegno costante, sia dal punto di vista organizzativo che umano. Da un lato, è necessario coordinare le attività dell'Associazione, la cura del Santuario e l'organizzazione delle iniziative religiose e culturali; dall'altro, è fondamentale ascoltare le persone, collaborare con le istituzioni civili ed ecclesiastiche, nonché mantenere vivo quello spirito di accoglienza e condivisione che caratterizza la devozione alla Madonna del Buoncammino.

La responsabilità morale è forse l'aspetto più importante: essere un punto di riferimento significa operare sempre con trasparenza, rispetto e spirito di servizio, mettendo al centro non la figura del presidente, ma la comunità e i valori che la devozione mariana rappresenta. Il mio obiettivo è contribuire a trasmettere questo patrimonio alle nuove generazioni, affinché la fede, la tradizione e il senso di appartenenza continuino a essere un elemento vivo della nostra comunità.

RB.: Dall’atto del suo insediamento, tutti i momenti collegati alla Festa agostana hanno risentito di un’impostazione più dinamica e più attenta ai particolari, curati nei minimi dettagli e coinvolgendo con maggiore definizione figure solo apparentemente secondarie. Insomma, un’armonia più energica e più cosciente che facilita il godimento dell’evento in tutto il suo avvenire, a vantaggio finale del culto e dello stimolo a questo stesso anche in gente che non vi avrebbe portato interesse.

Si tratta di un riflesso condizionato della sua personalità imprenditoriale, oppure, se ce n’è uno, qual è il segreto di tanto ben agire?

MC.: Credo che il merito non sia mai di una sola persona. Se oggi la Festa viene percepita come più curata e organizzata, è perché dietro c'è un grande lavoro di squadra, svolto con passione e spirito di servizio da tutti i componenti dell'Associazione, dai volontari e da quanti, a vario titolo, offrono il proprio contributo.

La mia esperienza imprenditoriale mi ha certamente insegnato l'importanza della programmazione, dell'attenzione ai dettagli e della valorizzazione delle competenze di ciascuno. Ogni persona coinvolta, anche quella che può sembrare avere un ruolo marginale, è in realtà essenziale per la buona riuscita dell'insieme. Quando ognuno si sente parte di un progetto comune, il risultato finale ne beneficia.

Più che un segreto, credo che ci siano alcuni principi semplici: ascoltare, condividere le responsabilità, lavorare con metodo e non perdere mai di vista il vero significato della Festa. Il nostro obiettivo non è organizzare un evento fine a sé stesso, ma creare le condizioni affinché ogni fedele possa vivere un'esperienza autentica di devozione, di incontro e di comunità. Se questo impegno riesce anche ad avvicinare persone che, in passato, erano più distanti dalla vita del Santuario, allora significa che stiamo percorrendo la strada giusta.

RB.: Durante l’ultima edizione della Festa del Santuario, la quarta in ordine di tempo, era lei in persona a scortare e guidare Padre Giacomo nel giro delle benedizioni agli autotrasportatori e ai loro snodati.

L’idea, partorita dal Rettore stesso, sembra aver riscosso un discreto successo, grazie anche a manifestazioni connesse, come quelle canore e musicali, oppure quelle che sono andate a coinvolgere una precisa categoria, quella dei camionisti appunto, i quali, trascorrendo parte della loro esistenza a viaggiare lungo le strade, avvertono particolarmente l’esigenza di una protezione speciale della Madonna del Buoncammino.

A suo parere, quanto può essere realistica, all’interno di questa particolare manifestazione, l’ipotesi di ampliare il momento della Benedizione anche ad altre categorie di lavoratori? È cioè possibile immaginare che lo sguardo benedicente di questa speciale Madonna possa essere esteso all’intero mondo altamurano del lavoro?

MC.: La benedizione degli autotrasportatori è nata da una felice intuizione di Padre Giacomo, che ha saputo cogliere il profondo legame tra la Madonna del Buoncammino e quanti trascorrono gran parte della loro vita sulle strade, affidandosi ogni giorno alla Sua protezione. Vedere la partecipazione e la gratitudine di tanti camionisti ci ha confermato che questa iniziativa ha saputo rispondere ad un bisogno autentico, sia umano che spirituale.

Ritengo che l'idea di estendere questo momento ad altre categorie di lavoratori sia non solo realistica, ma anche profondamente significativa. La Madonna del Buoncammino è madre di tutti e accompagna il cammino di ogni persona, qualunque sia il lavoro che svolge. Ogni professione porta con sé sacrifici, responsabilità e speranze, e tutti i lavoratori meritano un momento di preghiera e di affidamento.

Naturalmente, ogni eventuale iniziativa dovrà essere condivisa con il Rettore del Santuario e con tutta l'Associazione, affinché conservi il suo autentico significato religioso e non perda il valore spirituale che la caratterizza. Se riusciremo a coinvolgere, nel tempo, altre realtà del mondo del lavoro altamurano, sarà un modo per rafforzare ulteriormente il legame tra il Santuario e la comunità, facendo sentire ogni lavoratore accolto, valorizzato e affidato alla materna protezione di Maria SS. del Buoncammino.

RB.: Prima del suo insediamento in qualità di Presidente, avvenuto il 16 febbraio 2025, lei ha ricoperto l’incarico di Tesoriere dell’Associazione dal 2021 al 2024. Nel corso dell’esercizio di quest’ultima funzione, quali sono state le difficoltà incontrate, soprattutto in relazione al reperimento dei fondi necessari alla buona riuscita della Festa?

Qual è lo stato della sensibilità di imprese, privati ed enti istituzionali riguardo a quella che, con tutta somma, è l’evento religioso più sentito dalla comunità altamurana?

MC.: L'esperienza maturata come Tesoriere è stata molto importante, perché mi ha permesso di conoscere da vicino le esigenze dell'Associazione e le dinamiche organizzative che stanno dietro a un evento così significativo per la nostra comunità. Gestire le risorse con equilibrio, trasparenza e senso di responsabilità è stato un compito impegnativo, soprattutto in un periodo in cui i costi organizzativi sono aumentati sensibilmente.

La difficoltà principale è sempre quella di reperire le risorse necessarie senza perdere di vista la natura dell'evento, che resta innanzitutto una festa religiosa. Per questo motivo abbiamo cercato di instaurare un rapporto di fiducia con imprese, commercianti, privati cittadini e istituzioni, dimostrando che ogni contributo viene impiegato con serietà e nell'interesse della comunità.

Devo dire che la sensibilità del territorio è presente e rappresenta una grande ricchezza. Molte aziende, tanti cittadini e gli enti istituzionali comprendono il valore della Festa di Maria SS. del Buoncammino, non solo dal punto di vista religioso, ma anche culturale, sociale e identitario. Naturalmente c'è sempre bisogno di un coinvolgimento ancora più ampio, perché una manifestazione di questa portata richiede uno sforzo condiviso.

Il mio auspicio è che continui a crescere la consapevolezza che sostenere questa Festa significa contribuire a custodire una tradizione che appartiene a tutta la città. Quando istituzioni, mondo imprenditoriale, associazionismo e cittadini collaborano con spirito di partecipazione, si crea una sinergia che rafforza non solo l'evento, ma l'intera comunità.

RB.: L’Associazione ha sempre disposto di una base giovanile che, nei decenni, è stata in grado di garantire quel ricambio generazionale necessario ad ogni entità fondata sulla volontaria adesione collettiva. Ad oggi, qual è lo stato dell’arte per questa componente tanto importante per il futuro associativo?

MC.: I giovani rappresentano il futuro di ogni associazione e, nel nostro caso, sono una risorsa indispensabile per garantire continuità ad una tradizione che affonda le sue radici nella storia della nostra comunità. L'Associazione ha sempre potuto contare sull'entusiasmo e sulla disponibilità delle nuove generazioni, e questo è un patrimonio che intendiamo custodire e valorizzare.

Oggi possiamo dire che c'è una presenza significativa di giovani che partecipano con impegno alle attività associative e all'organizzazione della Festa. È un segnale incoraggiante, perché dimostra che, quando vengono coinvolti e responsabilizzati, i ragazzi rispondono con entusiasmo e spirito di appartenenza.

Naturalmente, il ricambio generazionale non è un processo automatico: richiede ascolto, fiducia e la capacità di affidare ai giovani ruoli concreti, permettendo loro di esprimere idee nuove senza perdere il legame con la tradizione. Il nostro compito è accompagnarli in questo percorso, trasmettendo i valori che hanno sempre animato l'Associazione e, allo stesso tempo, accogliendo il loro contributo innovativo.

Sono convinto che il futuro dell'Associazione dipenda anche dalla capacità di far sentire ogni giovane parte di una famiglia e di una missione comune. Se riusciremo a mantenere vivo questo spirito di servizio e di condivisione, la devozione a Maria SS. del Buoncammino continuerà a essere tramandata con la stessa autenticità anche alle generazioni che verranno.

RB.: Manca oramai poco all’edizione 2026 della Festa di Maria SS. del Buoncammino. Quale l’impostazione che bisogna attendersi e quali le eventuali novità che saranno introdotte rispetto all’anno scorso? Quale il suo augurio e lei stesso cosa si aspetta?

MC.: L'edizione 2026 della Festa di Maria SS. del Buoncammino sarà nel segno della continuità, ma anche della volontà di migliorarsi sempre. Ogni anno cerchiamo di custodire ciò che appartiene alla tradizione, che rappresenta il cuore della nostra Festa, e, allo stesso tempo, di introdurre elementi nuovi capaci di coinvolgere maggiormente la comunità.

L'impostazione sarà quella di una Festa vissuta innanzitutto come momento di fede e di devozione, ma anche come occasione di incontro, partecipazione e condivisione. Stiamo lavorando con grande attenzione affinché ogni aspetto organizzativo possa essere curato al meglio, valorizzando il contributo di tutti coloro che collaborano alla realizzazione dell'evento.

Le eventuali novità nasceranno proprio dall'ascolto della comunità e dalla volontà di rendere la Festa sempre più accogliente e partecipata. Non si tratta di cambiare la nostra identità, ma di trovare nuove modalità per avvicinare anche chi si sente più distante e per coinvolgere soprattutto le nuove generazioni.

Il mio augurio è che la Festa 2026 possa essere un momento di serenità, di fede e di unione per tutta la città. Mi aspetto una grande partecipazione e che, soprattutto, ogni persona possa sentirsi parte di questo appuntamento così importante. Come Associazione continueremo a lavorare con passione e responsabilità, affidando il nostro impegno alla protezione di Maria SS. del Buoncammino e al sostegno di tutta la comunità.

RB.: In questi ultimi anni si è fatta sempre più notare la sinergia della sua Associazione con l’Associazione “Murum”. Emerge una chiara unità d’intenti, primo fra tutti quello di onorare la Madonna del Buoncammino con azioni e fatti concreti di devozione.

Può dirci qualcosa di più a proposito di questa collaborazione, e quali prospettive per questa intesa intravede per il futuro prossimo?

MC.: La collaborazione con l'Associazione “Murum” rappresenta un esempio positivo di come realtà diverse possano lavorare insieme quando alla base ci sono valori condivisi e un unico obiettivo: valorizzare e onorare Maria SS. del Buoncammino attraverso iniziative concrete e un autentico spirito di servizio.

Fin dall'inizio abbiamo trovato in “Murum” un interlocutore attento e disponibile, con il quale condividiamo la volontà di promuovere il culto e di rafforzare il legame tra il Santuario e la comunità. La collaborazione non si limita ad un semplice affiancamento organizzativo, ma nasce da una comunione di intenti e dalla consapevolezza che, unendo energie e competenze, si possono raggiungere risultati ancora più significativi.

Credo che il valore più importante di questa sinergia sia proprio la capacità di fare rete: mettere insieme esperienze, idee e passione al servizio di una devozione che appartiene a tutti. Le prospettive future sono sicuramente positive e auspico che questa collaborazione possa continuare a crescere, dando vita ad altri momenti di partecipazione e di coinvolgimento della cittadinanza.

Quando associazioni diverse camminano nella stessa direzione, con rispetto reciproco e con lo stesso amore per la Madonna del Buoncammino, il risultato non può che essere un arricchimento per l'intera comunità.

RB.: Di recente, la sua voce si è fatta unanime a quella del Rettore Paris per denunciare lo stato di scarsa stima che si porta al Santuario da parte soprattutto di chi scambia i suoi stretti dintorni per una seconda piazzetta degli atleti.

Nessuna remora, da parte di chi si allena, a denudarsi al termine degli allenamenti proprio accosto alle sante mura, per poi, come nulla fosse, asciugato dal sudore, ricomporsi e andar via. Ma non c’è solo questo. A sera tarda, il piazzale antistante diventa palcoscenico di comitive di giovinastri eccitati dall’alcool o dal tabacco, in vena di baldoria con pizza e musiche ad alto volume.

Considerando che ogni appello alla correzione è andato a vuoto, cosa si potrebbe suggerire per ovviare a questo increscioso fenomeno? Quali altre frecce potrebbero trovarsi nella faretra di chi, come lei, conosce il valore del rispetto per il sacro?

MC.: La questione che viene posta riguarda innanzitutto il rispetto verso un luogo che non è soltanto uno spazio fisico, ma un luogo di fede, di preghiera e di grande valore per tutta la comunità. Il Santuario di Maria SS. del Buoncammino rappresenta un punto di riferimento spirituale e storico e, come tale, merita attenzione e sensibilità da parte di tutti.

Credo che il primo passo debba essere quello della consapevolezza. Spesso alcuni comportamenti non nascono da una volontà di mancare di rispetto, ma dalla mancata percezione del significato che quel luogo riveste per tanti fedeli. Per questo è importante continuare con un'opera di sensibilizzazione, soprattutto nei confronti dei più giovani, affinché possano comprendere che vivere uno spazio significa anche rispettarne la natura e la funzione.

Allo stesso tempo, però, è necessario che vi sia una maggiore collaborazione tra tutte le realtà coinvolte: Associazione, Rettore del Santuario, istituzioni e cittadini. Il dialogo resta fondamentale, ma quando il richiamo al senso civico non è sufficiente, bisogna valutare anche interventi concreti che aiutino a tutelare il decoro del luogo.

La nostra non vuole essere una posizione di chiusura verso la comunità: il Santuario deve restare un luogo aperto e accogliente. Tuttavia apertura e rispetto devono procedere insieme. La speranza è che tutti possano riconoscere il valore di questo luogo e contribuire a conservarlo come spazio di raccoglimento, di incontro e di devozione, nel rispetto della sensibilità di chi lo vive con fede.