'Festival Giornalisti del Mediterraneo Diciottesima edizione': una professione, mille sfide globali
A Otranto dall’1 al 4 settembre prossimi. Premiati con la “Caravella del Mediterraneo” Lucio Caracciolo, Iacopo Luzi, Armando Franza, Lucia Esposito, Alhassan Selmi, Claudio Antonelli e Leonardo Zellino. Premio speciale per la libertà di stampa a Shelly Kittleson
Nell’epoca della disinformazione diffusa, del conflitto bellico su larga scala e dell’avvento dell’intelligenza artificiale, il Festival Giornalisti del Mediterraneo compie 18 anni. Una ricorrenza importante, che si perfeziona in un anno quanto mai complicato per chi ha fatto della decodifica della realtà una professione: “La sfida, infatti, è quella di tenere ferme le regole eterne del giornalismo - il racconto della verità, da perseguire in scenari spesso indecifrabili - rimanendo però agganciati ai tempi e alle situazioni dell’attualità”, spiega il patron del Festival, Tommaso Forte. Senza tradire la necessità di riportare fatti inequivocabili, ma neppure l’esigenza di utilizzare i moderni mezzi comunicativi, che consentono di raggiungere in tempo reale platee inusitate di lettori.
Così anche quest’anno il Festival, in programma a Otranto dall’1 al 4 settembre - nella consueta cornice di Largo Porta Alfonsina, organizzato da Forte con Nicola Fragassi, Leda Cesari e Rosaria Bianco, in partnership con il Comune di Otranto - ha scelto di premiare nomi prestigiosi del giornalismo e della comunicazione italiana, e non solo.
Il Festival può inoltre contare sulla partnership editoriale di importanti realtà dell’informazione nazionale e internazionale, media partner dell’edizione 2026: ANSA, Radio Vaticana, Vatican News, La Gazzetta del Mezzogiorno e Mondoemediterraneo.eu, che accompagneranno la manifestazione nella diffusione dei contenuti, degli approfondimenti e dei principali appuntamenti in programma.
Il Premio “Caravella del Mediterraneo”, nella giornata del 4 settembre, verrà inoltre consegnato a Lucio Caracciolo, fondatore e direttore della rivista “Limes”; a Iacopo Luzi, corrispondente dalla Casa Bianca; al generale Armando Franza, comandante del reparto aeronavale della Guardia di Finanza in Puglia; alla giornalista Lucia Esposito, sotto scorta per le sue inchieste sulla camorra; al giornalista palestinese Alhassan Selmi; a Claudio Antonelli, vicedirettore di “24Ore NextMed”; a Leonardo Zellino, inviato del Tg1. Premio speciale per la libertà di stampa alla giornalista americana Shelly Kittleson, freelance rapita a marzo scorso a Baghdad. Tra gli ospiti di quest’anno, inoltre, anche Vittorio Di Trapani, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
Il Festival, un appuntamento ormai consolidato che ha ospitato in questi diciotto anni oltre 1.000 tra giornalisti, analisti, istituzioni e accademici, è da sempre uno spazio di confronto sugli scenari geopolitici in atto nel bacino del Mediterraneo e nell’area europea, nonché sulle trasformazioni in corso nel mondo dell’informazione, alla luce di una sempre più radicata e massiccia presenza nelle nostre vite dell’intelligenza artificiale, “fatto che espone l’umanità a sfide sempre nuove”, spiega ancora Forte.
Ma ci sarà spazio anche per il tema della sicurezza per chi opera sul campo, della censura e dei tentativi crescenti di delegittimazione dei media, con uno sguardo alle dinamiche economiche e strategiche dell’area e alla Blue Economy, e naturalmente alle crisi belliche in atto nell’Europa dell’Est e nel Medio Oriente, con “incursioni” anche sul ruolo della diplomazia cattolica nei processi di mediazione e costruzione della pace.
Insomma, un’edizione cruciale, quella 2026, per chi intenda comprendere scenari presenti e futuri, non solo dell’informazione. “Il nostro piccolo, grande contributo sulla necessità di confrontarsi intorno alle questioni globali che coinvolgono le grandi nazioni con conseguenze che incidono sulla vita di ognuno di noi, anche nelle più piccole comunità”, conclude il sindaco di Otranto, Francesco Bruni. “Il tutto dall’angolo visuale di un luogo, la mia città, che da sempre ha fatto dell’ecumenismo e del dialogo tra popoli e culture diverse una delle sue vocazioni principali”.
