Sold out per “Un’altra Carmen” a Martina

ph_Cinzia Coppolecchia

MONICA NOTARNICOLA - Decisamente un’altra Carmen di Georges Bizet, quella andata in scena nel Palazzo Ducale di Martina Franca, prima assoluta per il 52° Festival della Valle d’Itria, riconsegnata al pubblico nella partitura originariamente predisposta dal compositore francese nel 1874, prima che i dirigenti dell’Opéra-Comique di Parigi ne richiedessero modifiche per accontentare il pubblico borghese dell’epoca.

«Far vedere sulla scena dell’Opéra-Comique, nel 1875, delle operaie che fumano nella pausa di un lavoro estenuante e che, per di più, vengono molestate da borghesi o poliziotti, maschi alla ricerca di facili avventure, significava che gli autori volevano porre la società davanti allo specchio – spiega il regista Denis Krief –. Un po’ come Manet, che qualche anno prima, dopo lo scandaloso quadro Olympia, esaspera l’ordine borghese ufficiale con i suoi dipinti. Come Manet per la sua pittura, questa drammaturgia e questa musica non piacquero al pubblico della prima rappresentazione: se il primo atto fu accolto con successo, l’entusiasmo andò scemando durante la serata, considerata come “un four”, quello che i francesi dicono per un fiasco pubblico».

Un’opera senz’altro rivoluzionaria: libera e indomita, Carmen vuole vivere la sua vita e preferirebbe morire piuttosto che sottomettersi alla volontà di un uomo. Morirà uccisa dal suo amante respinto, con il finale tragico che offusca le convenzioni del genere, nell’atmosfera infuocata della corrida, circondata dalla musica di una delle opere più rappresentate nella storia del melodramma.

Colpisce sicuramente, di questa versione, l’ampio uso dei mélodrames, dialoghi recitati sullo sfondo di un prezioso e raffinato accompagnamento orchestrale. Già eseguita da René Jacobs nel 2024 a Parigi e ad Amburgo, ma solo in forma di concerto, l’opera vede finalmente la sua prima esecuzione italiana e la prima rappresentazione al mondo proprio a Martina Franca.

«È una Carmen contraria alla tradizione che si è stabilita, una tradizione verista, purtroppo – spiega il direttore musicale del Festival Fabio Luisi –. Carmen non è nata come opera verista ma come opéra-comique. L’idea originaria conferiva all’opera un accento molto più leggero ed elegante, Carmen è un’opera sulle punte. È una sfida che mi è piaciuta accettare perché sono convinto della sua validità».

Deniz Uzun, mezzosoprano turco-tedesco nel ruolo principale, si è rivelata un’artista dotata di una voce profonda e graffiante, ben adatta a esprimere vocalmente la sensualità richiesta dal personaggio interpretato, tanto da non essere necessario nessun ulteriore ricalco erotico in scena.

Matteo Lippi, tenore, è un Don José di forte presenza scenica, adatto al ruolo per colore della voce, abbastanza scuro, e slancio espressivo.

Natalia Tanasii, soprano moldavo, ha interpretato egregiamente Micaëla. Artista già ascoltata alla Scala nello stesso ruolo, nonostante il costume non l’abbia molto valorizzata, è riuscita a regalarci un’interpretazione unica di grande intensità e trasporto emotivo.

La regia di Denis Krief – che ha firmato anche scene e costumi, questi ultimi con Carla Galleri – si è rivelata sobria ma abbastanza efficace, con scenografie minimaliste dal respiro internazionale; un po’ meno la scelta di far danzare Carmen, le tre compagne e i soldati, data la mancanza di sensualità e la rigidità dei movimenti delle ragazze, e di raggruppare staticamente tutti i personaggi intorno a un tavolo, nel tentativo di creare policromie gestuali, non sempre riuscite.

Ottimo il lavoro del Coro del Teatro Petruzzelli, preparato da Marco Medved, e dei bambini del Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi, preparati da Angela Lacarbonara.

Sostanzialmente un’opera di successo, dunque, quella di Martina.

«Il Festival della Valle d’Itria – ha commentato Silvia Colasanti, al suo secondo anno di direzione artistica della manifestazione – parla a un pubblico sempre più raffinato e ampio: internazionale, di addetti ai lavori e di chi si avvicina per la prima volta. Un pubblico che ha accolto con curiosità ed emozione programmi coraggiosi, pensati per rileggere quattro secoli di musica con spirito di riscoperta e per guardare al presente.

Desidero esprimere la mia profonda gratitudine al maestro Fabio Luisi: la sua generosità, competenza ed eleganza sono state fondamentali per il Festival e per me in questi due anni. Sono felice di continuare questo cammino avendolo a fianco come direttore musicale emerito».