Brovedani, Di Sciascio ai cancelli di Modugno: «Nessun licenziamento, la Regione al fianco dei 40 lavoratori»


BARI - L’assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro Eugenio Di Sciascio si è recato questa mattina ai cancelli della Brovedani di Modugno, insieme al presidente della task force Occupazione (SEPAC) Leo Caroli, per incontrare i lavoratori dell’azienda.

Al centro del confronto con le organizzazioni sindacali la situazione dei circa 40 dipendenti, per i quali la Regione Puglia intende scongiurare qualsiasi ipotesi di licenziamento.

«La priorità della Regione è mettere in sicurezza i circa 40 lavoratori, evitando qualsiasi ipotesi di licenziamento e utilizzando tutti gli strumenti disponibili per accompagnare questa fase», ha dichiarato Di Sciascio.

L’assessore ha però sottolineato la necessità di andare oltre la gestione dell’emergenza, lavorando per garantire un futuro produttivo allo stabilimento. La Regione, ha spiegato, è pronta a sostenere un percorso di rilancio, riconversione o reindustrializzazione, anche attraverso la ricerca di eventuali nuovi investitori interessati a valorizzare il sito e le professionalità presenti.

«Un tavolo SEPAC permanente»

Di Sciascio ha inoltre chiesto al presidente del SEPAC di rendere permanente il tavolo regionale di crisi, così da seguire la vertenza con continuità.

«Una vertenza di questa portata non può essere affrontata soltanto nell’emergenza – ha sottolineato –. Dobbiamo seguirla con continuità, mantenendo al centro la dimensione umana della crisi e lavorando, contemporaneamente, perché alla tutela delle persone si accompagni la costruzione di una prospettiva industriale del sito e del territorio».

Nel suo intervento, l’assessore ha richiamato anche le parole pronunciate nei giorni scorsi dall’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano: «Il lavoro non è una voce di bilancio».

«È un richiamo che condivido pienamente e che deve guidare anche l’azione delle istituzioni – ha concluso Di Sciascio –: dietro ogni lavoratore ci sono persone, famiglie, competenze e comunità. È questa la dimensione umana che dobbiamo mantenere al centro della vertenza».