Lampus celebra dieci anni di attività chiudendo 'American Jazz Masters' con un grande appuntamento internazionale nel nome del jazz e dell’incontro
Il Pat Bianchi Quartet, con Stéphane Belmondo, Tony Lakatos e Bernd Reiter, conclude la rassegna “I Concerti del Faro – American Jazz Masters”, confermando la vocazione di Santa Maria di Leuca come avamposto del jazz nel Mediterraneo.
L’avamposto del jazz nel Mediterraneo
Santa Maria di Leuca, nel cuore del Mediterraneo, è da millenni luogo di approdo, di accoglienza, di pellegrinaggi, di cammini e di incontro tra popoli e civiltà. Qui il mare non divide: unisce. Qui non esistono barriere culturali né stranieri, ma persone che arrivano da orizzonti diversi e condividono un’esperienza, una storia, una musica.
È da questa consapevolezza che, nel 2016, nasce Lampus. In dieci anni di attività l’associazione ha trasformato questa visione in un progetto culturale riconosciuto, facendo di Leuca, Finibus Terrae, un autentico avamposto del jazz nel Mediterraneo: un luogo dove la Musica diventa occasione di dialogo, conoscenza e condivisione.
Il jazz, lingua universale
Nato dall’incontro di culture differenti, il jazz è probabilmente il linguaggio artistico che meglio racconta il valore dell’ascolto reciproco, della libertà espressiva e dell’improvvisazione come forma di dialogo.
Ogni concerto è un incontro. Ogni musicista porta con sé una storia. Ogni improvvisazione è un esercizio di fiducia reciproca, nata e cresciuta attraverso l’ascolto.
È questa la filosofia che anima “I Concerti del Faro – American Jazz Masters”, la rassegna con cui Lampus celebra il proprio decennale portando nel Capo di Leuca alcuni tra i più autorevoli interpreti del jazz internazionale e contribuendo a consolidarne il ruolo di punto di riferimento culturale nel Mediterraneo.
Quattro maestri, un solo linguaggio
A chiudere la rassegna sarà un quartetto di assoluto prestigio internazionale: Pat Bianchi (USA), tra i massimi interpreti contemporanei dell’organo Hammond B3, il trombettista francese Stéphane Belmondo, il sassofonista ungherese Tony Lakatos e il batterista austriaco Bernd Reiter.
Quattro artisti provenienti da Paesi diversi, con percorsi musicali straordinari, uniti da un linguaggio capace di superare ogni confine.
Con il progetto “Tribute to The Giants of Jazz”, renderanno omaggio ai grandi maestri che hanno scritto la storia di questa musica, rileggendone il repertorio con eleganza, creatività e una straordinaria capacità di improvvisazione. Un viaggio musicale che attraversa generazioni e stili, restituendo al pubblico tutta la vitalità di un patrimonio artistico senza tempo.
Quattro storie di eccellenza
Pat Bianchi, americano di New York, ha riportato l’organo Hammond B3 al centro della scena jazz contemporanea, imponendosi come uno dei più autorevoli interpreti internazionali dello strumento. Le collaborazioni con artisti come Pat Martino, Lou Donaldson, Terell Stafford e Ralph Peterson testimoniano un percorso artistico che lo ha consacrato tra i musicisti più originali della sua generazione.
Figura di riferimento del jazz europeo, Stéphane Belmond, trombettista, flicornista e batterista francese, ha costruito una carriera straordinaria collaborando con autentiche leggende come Michel Legrand, Dee Dee Bridgewater, Jimmy Smith, Yusef Lateef e Chet Baker. Il suo stile, elegante e profondamente lirico, lo ha reso uno dei trombettisti più apprezzati della scena internazionale.
Con oltre quarant’anni di carriera internazionale, l’ungherese Tony Lakatos è considerato uno dei grandi maestri del sassofono jazz europeo. Solista dalla sonorità inconfondibile, ha condiviso il palco e lo studio di registrazione con alcuni dei più importanti protagonisti del jazz mondiale, affermandosi come uno degli interpreti più autorevoli della sua generazione.
A completare il quartetto, il batterista austriaco Bernd Reiter, musicista di straordinaria sensibilità e versatilità, protagonista di collaborazioni con numerosi artisti della scena internazionale e apprezzato per la capacità di coniugare rigore, energia e raffinatezza musicale.
Dieci anni di una visione
La presenza di questi artisti non rappresenta un episodio isolato, ma il risultato di un progetto culturale costruito con coerenza e passione.
Dal 2016 Lampus opera in piena autonomia, senza ricorrere a finanziamenti pubblici, con l’obiettivo di portare nel Capo di Leuca musicisti di livello internazionale e promuovere una cultura dell’incontro attraverso il jazz durante l’intero arco dell’anno.
Concerto dopo concerto, l’associazione ha contribuito a costruire un’identità riconoscibile, facendo di Santa Maria di Leuca un luogo in cui la qualità artistica incontra l’accoglienza e il dialogo.
La conclusione della rassegna “American Jazz Masters” rappresenta così non soltanto il momento culminante della stagione estiva, ma anche la sintesi di un percorso che, in dieci anni, ha saputo trasformare una visione in una realtà culturale apprezzata da musicisti e pubblico, in Italia e all’estero.
In un luogo che la tradizione indica come Finibus Terrae, Lampus ha scelto di guardare oltre il significato letterale del nome. Per l’associazione, Leuca non è la fine della terra, ma il cuore di un Mediterraneo che continua a essere spazio di dialogo, di accoglienza e di incontro.
Perché il jazz, come il mare, non conosce confini
Ed è forse questo il significato più autentico del decennale di Lampus: dimostrare che anche dall’estremo lembo della Puglia può partire un messaggio universale, capace di unire persone, culture e sensibilità diverse attraverso la forza della musica.
