L'elettronica che unisce musica, pixel e territorio: alla scoperta di SANTRA Fest con GIOVAMI
NICOLA RICCHITELLI - Il 18 e 19 settembre 2026 segnano il debutto ufficiale di SANTRA Fest, un festival che trasforma Santeramo in Colle (BA) nel nuovo epicentro del cantautorato elettronico e delle arti digitali. Ideato e prodotto da NURA LABS, l'evento supera i confini del classico concerto per offrire un’esperienza immersiva totale, fatta di installazioni interattive, LED wall e momenti di alta formazione musicale. A guidare questa rivoluzione culturale c'è GIOVAMI, mente strategica dietro le quinte del festival come parte del team organizzativo.
Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la doppia anima di questa prima edizione: quella dell'artista che si esibirà davanti al suo pubblico e quella del sognatore che ha trasformato un'idea in una realtà da vivere.
Come nasce l'idea del SANTRA Fest e perché avete scelto proprio Santeramo in Colle come cornice per questa prima edizione?
R: «SANTRA Fest nasce dalla volontà di creare qualcosa che nel nostro territorio ancora mancava, un festival capace di mettere insieme musica contemporanea, arti digitali e nuove forme di espressione. Santeramo in Colle non è stata una scelta casuale, è il luogo da cui partiamo e dove abbiamo deciso di provare a costruire qualcosa di nuovo, senza pensare che certi progetti possano esistere soltanto nelle grandi città. Volevamo trasformare per due giorni uno spazio del paese in un luogo di incontro tra artisti, pubblico, tecnologia e creatività».
Il festival si concentra sul cantautorato elettronico. Ritenete che questo sia il linguaggio musicale che meglio rappresenta la generazione attuale?
R: «Più che definirlo il linguaggio che rappresenta tutta una generazione, pensiamo che sia uno dei territori più interessanti della musica contemporanea e soprattutto in grande sviluppo. Oggi la scrittura cantautorale può convivere naturalmente con elettronica, autotune, sintetizzatori, campionamenti, visual e strumenti digitali. Le nuove generazioni sono cresciute senza percepire necessariamente una separazione netta tra questi mondi. SANTRA nasce proprio per raccontare artisti che mantengono al centro una visione personale e una scrittura riconoscibile, ma utilizzano linguaggi e strumenti del presente».
La tua musica si inserirà in un contesto visivo interattivo e immersivo creato ad hoc dal festival. In che modo questo impatta sulla tua performance live?
R: «Per me la parte visiva non è semplicemente qualcosa da aggiungere dietro alla musica. Fa parte dello stesso immaginario. L’idea è quella di costruire mondi, atmosfere e immagini, quindi poterli portare all’interno di uno spazio immersivo mi permette di rendere il live più vicino a come immagino realmente le canzoni. L’obiettivo è non far percepire una separazione tra quello che si ascolta e quello che si vede. Il suono modifica il visual e il visual, a sua volta, cambia il modo in cui il pubblico percepisce la performance».
Cosa significa nel 2026, fare "cantautorato elettronico" o unire il pop alle nuove tecnologie sonore come il vocoder?
R: «Significa utilizzare gli strumenti del proprio tempo senza perdere l’identità della scrittura. Un vocoder, un sintetizzatore o una voce processata non sono necessariamente effetti utilizzati per rendere un brano più moderno, possono diventare parte del linguaggio stesso dell’artista. Per me il cantautorato elettronico nasce proprio da questa fusione. Puoi avere una canzone estremamente intima e personale e raccontarla attraverso una voce trasformata, una produzione digitale o suoni completamente artificiali. La tecnologia non sostituisce l’emozione, può darle una forma diversa».
La prima giornata è dedicata interamente allo scouting con il Musicura Contest. Quali caratteristiche fondamentali state cercando nei finalisti che si esibiranno sul palco?
R: «Prima di tutto cerchiamo un’identità. Non necessariamente l’artista tecnicamente perfetto o quello che segue meglio quello che sta funzionando in questo momento, ma qualcuno che abbia già un proprio mondo riconoscibile. Ci interessano scrittura, presenza sul palco, visione artistica e soprattutto la capacità di far capire in pochi minuti chi si è. Il Contest nasce anche con l’obiettivo di dare spazio a progetti ancora emergenti, quindi non pretendiamo che siano già completamente definiti. Cerchiamo però qualcosa che abbia personalità e un potenziale reale su cui lavorare».
Che consiglio dareste ai ragazzi che partecipano ai talk di formazione del 18 settembre per sviluppare una propria identità artistica originale?
R: «Il consiglio principale è non partire da quello che potrebbe funzionare, ma da quello che si ha realmente bisogno di raccontare. Studiare ciò che fanno gli altri è fondamentale, così come conoscere il mercato e capire come si sta evolvendo la musica, ma a un certo punto bisogna riuscire a trasformare tutte quelle influenze in qualcosa di personale. L’identità non nasce cercando disperatamente di essere diversi, nasce quando musica, immagine, parole, live e modo di comunicare iniziano a raccontare la stessa persona. E soprattutto richiede tempo, tentativi e anche errori».
