Pomodoro, mangiarlo ogni giorno riduce il grasso nel fegato dell’11%: lo studio dell’IRCCS De Bellis


La ricerca POMOSANO, condotta a Castellana Grotte su 79 pazienti con steatosi epatica, ha evidenziato benefici dopo appena sei settimane. I risultati aprono alla prospettiva del “nutraceutico di precisione”

Mangiare pomodoro ogni giorno potrebbe aiutare a ridurre il grasso accumulato nel fegato. È il risultato dello studio clinico randomizzato POMOSANO, condotto dai ricercatori dell’IRCCS Saverio de Bellis di Castellana Grotte e recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Nutrients.

La ricerca ha coinvolto 79 adulti affetti da steatosi epatica. Per sei settimane, il gruppo sottoposto all'intervento nutrizionale ha consumato ogni giorno 200 grammi di pomodoro fresco e 50 grammi di salsa di pomodoro, mentre il gruppo di controllo ha seguito una dieta priva di pomodoro. La quantità di grasso epatico è stata valutata attraverso il FibroScan.

I risultati hanno mostrato una riduzione significativamente maggiore della steatosi epatica nel gruppo che aveva consumato pomodoro. La variazione mediana del parametro CAP, utilizzato per misurare l'accumulo di grasso nel fegato, è stata di -35 dB/m nel gruppo trattato contro -18 dB/m nel gruppo di controllo. L'analisi statistica ha confermato una differenza significativa tra i due gruppi.

Un elemento particolarmente interessante è che il miglioramento non è stato accompagnato da una significativa perdita di peso. Lo studio non ha infatti rilevato differenze significative tra i gruppi per peso corporeo, composizione corporea e diversi parametri metabolici. Questo suggerisce che l'effetto osservato sulla steatosi non possa essere spiegato semplicemente dal dimagrimento.

Il ruolo del licopene

Il pomodoro è una delle principali fonti alimentari di licopene, oltre a contenere carotenoidi, polifenoli e altri composti bioattivi. Proprio dal possibile effetto di queste sostanze nasce l'ipotesi alla base di POMOSANO.

«Parliamo di una ricerca iniziata nel 2023, quando abbiamo osservato, in una popolazione di 969 soggetti, che il consumo quotidiano di circa 10 mg di licopene era associato a una riduzione del rischio di sviluppare steatosi epatica», spiega il professor Gianluigi Giannelli, Direttore Scientifico dell'IRCCS Saverio de Bellis.

Secondo Giannelli, i risultati del trial sono particolarmente interessanti proprio per la breve durata dell'intervento nutrizionale. Da qui la prospettiva di utilizzare un alimento comune come il pomodoro non soltanto all'interno della dieta, ma come possibile strumento nutrizionale mirato.

La prospettiva del “nutraceutico di precisione”

È questo uno degli aspetti più innovativi evidenziati dai ricercatori: l'idea del “nutraceutico di precisione”, ovvero un alimento assunto in quantità definite e per un periodo stabilito, con l'obiettivo di ottenere un effetto metabolico misurabile.

Il pomodoro, dunque, potrebbe diventare un esempio concreto di come un alimento tradizionale della dieta mediterranea possa essere studiato anche come possibile componente di strategie nutrizionali mirate contro la steatosi epatica.

Lo studio POMOSANO è stato registrato sulla piattaforma internazionale ClinicalTrials.gov ed è stato finanziato dal Ministero della Salute. La prima autrice della ricerca è la dottoressa Rossella Tatoli.

Dal territorio alla ricerca internazionale

Il pomodoro utilizzato nello studio è stato fornito dall'azienda agricola F.lli La Pietra, trasformando così uno dei prodotti simbolo della gastronomia pugliese in un elemento centrale di una ricerca scientifica con possibili ricadute sulla salute.

I risultati hanno inoltre attirato l'attenzione della stampa internazionale, con un ampio approfondimento dedicato al POMOSANO dal Daily Mail nella sua edizione digitale Mail+.

«Ricerca scientifica e assistenza ai cittadini costituiscono un binomio che tutti gli operatori del nostro Istituto coniugano quotidianamente», commenta il Direttore Generale dell'IRCCS De Bellis, Michelangelo Armenise. «Con questo studio tale impegno si estende al riconoscimento del valore dei prodotti del nostro territorio che possono rappresentare una risorsa importante anche per la salute».