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Crisi Pmi, giovane imprenditore barese a Di Maio: per il bene del Paese ascolti nostro malumore

BARI - Riceviamo e pubblichiamo la lettera del dott.Michele Polieri, giovane imprenditore barese, indirizzata al candidato premier del M5S Luigi Di Maio, in cui denuncia la situazione sempre più difficile vissuta dalle Pmi locali, nonostante la ripresa celebrata in questi ultimi mesi dal Governo.

Egregio Onorevole Luigi Di Maio,

sono Michele Polieri, giovane cittadino barese Suo coetaneo, che richiede la Sua attenzione.

Mio padre ha avviato l’attività di cui è ancora l’attuale amministratore, specializzata nella produzione di macchine ed attrezzature edili, trentacinque anni fa.  Ha sempre lavorato sin dalla giovane età, e continua a lavorare e combattere anche all’età di sessantaquattro anni, mandando avanti l’azienda e le persone che ne fanno parte, ogni giorno con la stessa grinta, volontà e amore come se fosse il primo giorno.

Ha sempre affrontato le difficoltà e momenti difficili della vita aziendale con grande spirito e carisma, riuscendo a superarli sempre e solo con le proprie forze. Ed è proprio da queste ultime parole che nasce l’idea e la volontà di scrivere questa lettera, stanchi di tutto il sistema, stanchi di questa corruzione, stanchi di questa classe politica e soprattutto stanchi del fatto che nessuno ci aiuti.

Il tessuto produttivo italiano è formato dal 90% da piccole e medie imprese gestite da persone che ogni giorno si alzano la mattina presto per andare a lavorare e portare il pane a casa, che pagano gli stipendi agli operai e che soprattutto pagano le tasse senza ricevere nulla in cambio, ma solo un pessimo servizio.

Titolari di PMI che si tolgono la vita perché esasperati e disperati, centinaia di PMI che ogni giorno chiudono i battenti, ma soprattutto migliaia di PMI che non crescono. Ma si è mai domandato il perché? Si è mai interessato seriamente al problema?

Mi permetto di darLe dei consigli per rispondere a queste domande:

- Inizi a scendere in campo nel vero senso della parola, andando a visitare le piccole aziende il vero motore economico dell’Italia per capire lo stato d’animo degli imprenditori. Loro sì che potranno insegnarle tanto perché loro sono sul campo di battaglia, loro sanno che significa affrontare le sfide giornaliere per mandare avanti la “barracca”, loro sanno che significa percepire il malumore dei dipendenti, loro sanno che significa essere più competitivi per andare avanti, loro sanno che significa pagare l’IMU, loro sanno che significa pagare le tasse ma soprattutto sanno che significa essere lasciati soli a combattere contro tutto e tutti.

-     Inizi ad abbassare le tasse e vedrà come l’evasione inizierà a diminuire drasticamente quasi ad annullarsi. Vedrete che gli imprenditori riprenderanno ad investire in nuove tecnologie e R&S. Si renderà conto di come gli imprenditori riprenderanno ad assumere personale e come le aziende italiane ritorneranno ad essere più competitive. E vedrà anche anche come gli investitori stranieri ritorneranno a reinvestire nel nostro territorio.

- Cerchi di portare la somministrazione di lavoratore disabile quando l’azienda raggiunge la quota di 30 dipendenti e non 15. Senza nulla togliere ad un disabile o portatore di handicap, ma l’azienda quando è piccola ha bisogno di risorse umane efficienti e produttive al 100% per far crescere ancora di più la realtà di cui ne fanno parte. Penso che un lavoratore disabile, invece, posso benissimo essere la giusta alternativa a tutti quei dipendenti pubblici/statali che sono assenteisti, che perdono del tempo prezioso al servizio di tutti noi cittadini italiani, a quei dipendenti statali ineducati e presuntuosi, ma soprattutto non produttivi.

- Elimini l’IMU alle attività produttive. Sono soldi 'rubati' dalle tasche degli imprenditori. Dovrebbe essere, invece, il contrario. Dovrebbe essere lo Stato ad incentivare tutte le PMI a crescere e produrre sempre di più. Tassa senza senso.

- Sarebbe un fallimento reintrodurre l’Art. 18 ovvero “Lo statuto dei Lavoratori” alle aziende, perché sarebbero molto limitate nella crescita se un dipendente fosse inefficiente o non produttivo e non avrebbero il diritto di poterlo licenziare o nel caso in cui dovessero affrontare una crisi o recessione dovrebbero avere tutto il diritto di poter licenziare o mandare in cassa integrazione anche in maniera temporanea per cercare di evitare un tracollo aziendale.

- Ultimo ma non meno importante, la tutela del credito verso clienti. Non è possibile che nel 2018 non ci sia certezza nel recupero dei crediti maturati. Così come hanno la tutela i clienti, a maggior ragione la dovrebbero avere le aziende che rischiano il proprio capitale.

Egregio onorevole Di Maio, non mi vorrei dilungare troppo perché avrei bisogno di pagine e pagine per poter esprimere e raccontare quelli che sono gli umori, gli stati d’animo e le difficoltà che incombono e crescono giorno per giorno nei cittadini e imprenditori italiani.

Io spero e mi auguro fortemente che Lei legga in prima persona questa lettera, affinché possa prendere atto della realtà e di quello che succede nella vita di tutti i giorni.

Colgo l’occasione per invitarLa a venire a trovarci presso il nostro stabilimento, orgogliosi di poter mostrare cosa mio padre è stato in grado di costruire con le sue forze e l’opportunità di poterci confrontare di persona.

Nell’attesa di un Suo gradito riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Michele Polieri

Lettera aperta, "Io disabile barese dimenticato dallo Stato-papà"

BARI - Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta alle istituzioni di un 25enne diversamente abile barese, Daniele Di Gioia, che denuncia la sua storia, divenuta oramai insopportabile negli ultimi mesi.

"Sono un ragazzo barese di 25 anni, mi chiamo Daniele Di Gioia, sono affetto dalla nascita da tetraparesi spastica e da quando ho 6 anni sotto i ferri per cercare disperatamente una minima autonomia motoria. L'ultima speranza l'aveva riaccesa un mese fa un intervento in Svizzera costato circa 50 mila euro, sovvenzionato dal Servizio Sanitario Nazionale e Regione Puglia, un’operazione delicatissima alle ossa durata 6 ore con una equipe di 6 medici, per sperare di rialzarmi in piedi, anche se per pochi istanti, che però si sta trasformando in un'occasione persa.

Sono seguito dal professor Giorgio Albertini dall’età di 3 anni. Grazie alla sua guida e ad il lavoro di equipe della struttura del San Raffaele, riesco ad avere una buona autonomia perché tutto il percorso post operatorio era affrontato e sostenuto là in ambito fisioterapico, psicologico e sociale. In quel centro vedi casi molto diversi uno dall’altro. È un centro di eccellenza dove arrivano ragazzi da tutta Italia per poter trovare una cura o delle speranze per i propri figli. Là ho trovato anche io la speranza e desideravo poter rivivere le stesse esperienze positive che ho ricevuto in quel centro di eccellenza, ma stavolta ho ricevuto una brutta sorpresa. Un decreto mi ha tolto quel diritto di tutelare la mia salute al meglio, costringendo me e mia ad un periodo di grande sforzo fisico e psicologico. In Svizzera secondo prescrizione medica avrei dovuto svolgere terapia almeno due volte al giorno. Là e al San Raffaele, il quale potrebbe chiudere il 30 Novembre, avevo due trattamenti riabilitativi al giorno.  Da quando sono a casa a Bari (ormai da tre settimane) svolgo un trattamento riabilitativo solo una volta al giorno, per non menzionare le difficoltà dei trasferimenti dal letto alla carrozzina e viceversa dove il mio unico e aiuto sono le braccia di mia madre.

La fisioterapia necessaria sin dalle prime ore dopo l’intervento, infatti, è stata infatti sospesa dopo appena 10 giorni a causa dei soli 40 giorni di post operatorio concessi dalla legge. Vivo solo con mia madre Annarita e in pochi istanti abbiamo dovuto scegliere se tornarcene subito in Puglia a pochi giorni dall'intervento o  perdere l'importante fase riabilitativa che seguirà quando toglierò le ingessature, per rientrare nei termini. Siamo stati costretti a giocare a tetris con le mie ossa (femore,ginocchia, piedi), tirando la monetina. Mi sono dovuto rimettere in viaggio, pieno zeppo di valium per Bari, con la febbre, completamente ingessato, su una Freccia. Una vera odissea per tornare nel capoluogo pugliese, come testimoniano le foto. Il treno ha solo prolungato l'agonia del viaggio con il solito ritardo di 1 ora e mezza. Sono stato immobile sulla mia carrozzina, non ho né mangiato né bevuto perché non sarei riuscito ad andare in bagno tutto ingessato né usare la pala davanti a tutti (le frecce sono aperte, non hanno vagoni, avrei dovuto farla davanti a tutti e mi vergognavo), la sedia a rotelle non entrava nel bagno, e nel tratto tra Caserta e Foggia tra curve e  sobbalzi nel treno  la carrozzina ballava, senza fermi a terra che la bloccassero. Purtroppo una traversata in ambulanza fino a Bari sarebbe stata più comoda, ma era troppo costosa.

Lo Stato garantisce la salute ma non di un disabile come me. I tagli alla sanità non possono trasformarsi in tagli alla disabilità.
Non volevo stare in vacanza in ospedale, ma a volte 40 giorni così come concesso dalla legge sul post operatorio, per interventi delicati e immobilizzanti come il mio, sono troppo pochi e aumentano solo il dolore e il disagio che già vivo.

Lo Stato è il padre di ogni cittadino: Quale padre farebbe affrontare al figlio operato ai femori, alle rotule delle ginocchia e ad entrambi i piedi un viaggio di cinque ore?

Un buon padre piuttosto garantirebbe al figlio il meglio che si possa desiderare, affinché possa trascorrere questa difficile battaglia perlomeno serenamente. Scrivo questa  lettera perché credo dal profondo del cuore che lo Stato italiano sia un buon padre e spero di non illudermi nel pensare ciò.

In questo momento so che lo Stato italiano affronta mille difficoltà tra l’emergenza migranti i terremotati, la crisi economica e gli altri vari impegni internazionali, ma come figlio dell’Italia  non vorrei essere dimenticato dal mio Stato.

Il 17 ottobre mi preparo ad affrontare un nuovo viaggio per raggiungere il centro in cui mi toglieranno finalmente il gesso.

Spero che qualcuno possa accogliere questa mia denuncia perché ogni intervento per un paziente è un’esperienza traumatica e irripetibile". 

Giornalisti: la lettera di Vittorio Polito

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del giornalista Vittorio Polito in merito alle problematiche dovute al riordino degli iscritti all'Ordine dei giornalisti. 

È notorio che i giornalisti pubblicisti sono sottopagati o non pagati affatto. E allora?
Alcuni presidenti di Consigli regionali, pur rispettando la legge e pur sapendo benissimo cosa accade nelle redazioni, attaccano improvvisamente e unilateralmente i pubblicisti e, in mancanza di giustificazioni sui pagamenti, cancellano i pubblicisti dagli elenchi, pur non trovando d’accordo l’Ordine Nazionale. Insomma mania di protagonismo. Allora a che serve il Consiglio Nazionale ?

Il costo dell’operazione per l’Ordine? Eccolo per sommi capi.
L’ammontare (per Bari) delle spese postali per il doppio invio di raccomandate supera i ventimila euro (tanto non sono soldi loro), oltre al tempo impiegato dal personale per approntare il materiale in spedizione. Una seconda comunicazione si è resa necessaria per rimediare all’errore della prima, nella quale - disattendendo le indicazioni della delibera approvata dallo stesso Consiglio regionale pugliese - si dava un tempo di soli tre mesi, invece dei sei deliberati, per produrre giustificativi che attestassero l’attività giornalistica in corso. È strano che, nonostante molti colleghi abbiano attivato la Pec sfruttando le condizioni offerte dall’Ordine regionale, questo economico ed efficace strumento non sia stato utilizzato in questa circostanza.

La cosa strana è che i pubblicisti sono stati cancellati “per inattività” e non per non essere stati pagati. L’Ordine regionale spende migliaia di euro per le raccomandate A.R. agli iscritti ed alla Corte di Appello dei Tribunali, per conoscenza. I pubblicisti chiamati in causa fanno altrettanto per riscontrare le missive, prima, e per presentare il ricorso all’Ordine, dopo (senza calcolare l’anticipo di 281 euro per l’esame del ricorso). L’Ordine non incassa le quote sociali (il cui 50% va all’Ordine Nazionale). Tutto questo sperpero di fondi del tutto ingiustificati, dovrebbero essere addebitati ai presidenti che hanno preso l’iniziativa senza concordarla con l’Ordine Nazionale. L’Ordine Nazionale, a sua volta, è costretto a spendere soldi per il noleggio di sale in un albergo romano, per riunirsi, valutare i ricorsi, prendere decisioni e comunicarle agli interessati ed alle Corti di Appello, sempre per raccomandata.  Insomma una gran confusione ed uno sperpero inutile di fondi. Praticamente certi presidenti hanno messo gli Ordini dei Giornalisti in condizione di fallire. TANTO PAGA PANTALONE. Chi si è macchiato con tale comportamento deve andare a casa d’ufficio.

Per il momento attendiamo gli eventi. Nel frattempo andiamo avanti, anche se UN GRUPPO di sprovveduti presidenti regionali ha presentato a sua volta ricorso contro la decisione  di sospensiva da parte del Consiglio Nazionale (?).

Ma se pòte fa stà vite. Si può, si può, diceva Franco Sorrentino.

Vittorio Polito, giornalista pubblicista

Lettera aperta del direttore di Master Europei ai corsisti 2013-14

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta della Prof.ssa Barbara Wojciechowska, Direttore dei Master Europei 2013-14.



Carissimi Euro Students,

Vi scrivo questa lettera aperta, perché mi sembra che, in questa grottesca vicenda, qualcuno si sia dimenticato che l’unico vero interesse da tutelare è proprio il Vostro.

Quello cioè  di 57 corsisti, dichiarati finanziabili (ma sospesi) dalla Regione Puglia, che, come tanti, hanno avuto l’unica ‘colpa’ di credere fortemente nel progetto formativo proposto da Master Europei.

Un "Anonimo"  ha cercato di infangare la positiva immagine di Master Europei, causando diverse reazioni fra i media e le istituzioni.

Noi accettiamo come una cosa quasi  naturale il fatto che un’iniziativa di successo debba essere oggetto di invidie e calunnie, ciononostante questa è l’ora di fare un po’ di chiarezza, perché in questo momento è in gioco il Vostro futuro.

Questa brutta storia deve finire proprio con un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Ognuno deve dire con chi sta, e sia chiaro: Master Europei è e sarà sempre al Vostro fianco.

Il 31 Agosto 2013, la Gazzetta del Mezzogiorno, rifacendosi ad un "Anonimo", aveva titolato «Un esposto: master postlaurea in Polonia e Belgio solo per intascare fondi».

La posizione di Master Europei è stata la seguente ed a tal proposito consigliamo di leggere attentamente l’articolo.

Si tratta di una segnalazione anonima (forse di un unico concorrente!) certamente velleitaria, perché "dai fatti"  non emerge alcuna irregolarità. Tant’è vero che l’assessore della Regione Puglia, nell’articolo, di concerto con l’Università del Salento, ha già dichiarato che è “tutto in regola”.
Di conseguenza, la Regione si è fidata dell’Unisalento, la quale ha fatto da garante per tutti i ragazzi che hanno partecipato all’edizione 2011-12 (oltre 100 studenti).

Onore all’UNISALENTO: il Rettore Laforgia ha avuto veramente a cuore gli interessi dei suoi corsisti, affermando che: "lo scorso anno ho verificato le loro attività in Polonia, ed erano anche buone».

La vicenda ha, purtuttavia, compromesso la procedura di rinnovo delle convenzioni del 2013-14.

Onore alla Regione Puglia: l’assessore Alba Sasso ha fatto salvi gli interessi dei borsisti, dichiarando anche che «negli anni precedenti non si è verificato alcun problema, anzi le reazioni sono state sempre positive».

Veniamo ora all’UNIBA.
Nel mese di Dicembre 2012, venivano approvate dal Dipartimento Jonico le proposte di collaborazione con gli atenei polacchi aventi per oggetto tre convenzioni (European Business Law, Web Marketing ed European ICT) e cinque patrocini.
Nel mese di maggio 2013, a seguito dei numerosi controlli degli organi centrali, il Rettore, prof. Corrado Petrocelli, ha apposto la sua firma alle tre convenzioni.
Nel mese di luglio 2013 , a seguito di un’altra laboriosa istruttoria, veniva concesso il patrocinio dell’UNIBA per i Master Europei in European Translator, Tourism Management, Human Resources Management, EU Projects e Renevable Energy.
Con tutta evidenza, questi atti stanno a testimoniare che l’UNIBA si faceva promotore dell’intero progetto di Master Europei in terra di Puglia.

Le convenzioni prevedono che enti gestori sono solo gli atenei polacchi, mentre L’UNIBA svolge il ruolo di partner, in quanto s’impegna a far svolgere all’interno delle proprie strutture il primo blocco didattico dei Master.
Da parte dell’UNIBA, coordinatore istituzionale è il Prof. Antonio Uricchio, mentre il coordinatore scientifico è il Prof. Aggr. Giovanni Bianco.
Nelle convenzioni, in particolare, si prevede l’organizzazione di «un corso promozionale completamente gratuito propedeutico alle preselezioni […] che si potrà svolgere anche presso l’UNIBA».
Il corso, a numero chiuso, ha suscitato un "forte interesse"  (oltre 300 preiscrizioni) ed il video promozionale (visto da centinaia di utenti) è stato girato con la partecipazione del prof. Antonio Uricchio (cfr.http://www.youtube.com/watch?v=AuNb_1l9JaI).
In tal senso, sono stati organizzati, tra giugno/luglio 2013 i MasterEuropei No Profit sia nella sede di Bari che di Taranto (cfr. mastereuropeinoprofit.eu).
Vi è stato uwn grande successo di iscrizioni (oltre 100), tant'è che a Bari si è deciso di creare una classe in più.
Il corso prevedeva lezioni di inglese, polacco, orientamento al lavoro ed europrogettazione, per un totale di 60 ore.
In tale occasione, lo staff di Master Europei ha potuto evidenziare la sua grande organizzazione e professionalità.
Le presenze sono state rilevate elettronicamente ed il corso ha riscosso un altissimo gradimento, soprattutto per la presenza di docenti molto preparati ed interattivi.
Il Prof. Uricchio ha fatto visita agli studenti di Bari ed ha consegnato personalmente i diplomi ai corsisti del Dipartimento Jonico.
Giova, a tal proposito, ricordare che diversi corsisti dei Master Europei No Profit, organizzati all’interno dell’UNIBA, sono stati dichiarati finanziabili (ma sospesi) dalla Regione e molti di loro sono in attesa di un’eventuale scorrimento.

A seguito del "suddetto polverone mediatico", il 9 settembre 2013, il prof. Antonio Uricchio (ormai Rettore entrante) motu proprio ha improvvisamente disposto che «facendo seguito alle mail [anonime!] ricevute, aventi ad oggetto la denuncia di inefficienze e irregolarità […] chiedeva  la sospensione delle suddette convenzioni nelle more dell’accertamento di quanto rappresentato».
Quel tale "Anonimo", dunque, aveva parzialmente centrato il suo intento diffamatorio e, certamente, il 12 settembre 2013, avrà gioito nel leggere due articoli negativi sui Master Europei: il primo, sulla Gazzetta del Mezzogiorno («Università, stop a master in Polonia per studenti di Bari, Lecce e Taranto»); il secondo, su Repubblica («Stop ai master truffa all’estero ‘ideati per le borse di studio’»).

Entrambi gli articoli sono caratterizzati:
a) da una notizia falsa: nella Gazzetta, quando si dice che la WSB «non è una vera università», su Repubblica, quando si afferma che «Petrocelli annulla [anziché sospende] la convenzione con una società [anziché con l’università] polacca»
 b) da una notizia vera: le convenzioni sono state sospese dall’UNIBA «una sospensione temporanea “nelle more dei dovuti accertamenti”» (Gazzetta) e «in via cautelativa» (Repubblica).
Contestualmente, mentre veniva rimosso dalla home dell’UNIBA (www.uniba.it) l’annuncio relativo alle iscrizioni di Master Europei, gli atenei polacchi accrescevano l’intensità e l’efficacia della corretta comunicazione tramite il sito ufficiale, le mail, i social media e gli infodesk di Taranto, Bari e Lecce.

Il giorno successivo (13 settembre 2013) è stata puntualmente pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno la rettifica, con titolo:
 «Master in Polonia regolari. Noi diffamati dai concorrenti», in cui, fra l’altro, si è precisato che:
1) la WSB «è iscritta registro degli atenei privati della Repubblica di Polonia» e «rilascia diplomi di Master riconosciuti dall’ordinamento nazionale polacco»
2) non esistono differenze di costo rispetto ai master organizzati direttamente dalla WSB, in quanto «gli atenei polacchi non hanno nella loro offerta formativa corsi simili a Master Europei (in particolare, in tre stati diversi); invece, hanno dei Master che hanno un format non finanziabile dalla Regione e, per di più, solo in lingua polacca».

La Repubblica, invece, non ha ritenuto opportuno pubblicare la assai doverosa rettifica, visto che, in assenza di una qualsiasi pronuncia giurisdizionale, ha parlato molto disinvoltamente di «master truffa».

Per tal motivo, Master Europei ha conferito mandato ai suoi legali per valutare la possibilità di querelare "Repubblica"

Nonostante tutto ciò parecchi studenti hanno scelto Master Europei presentando, entro il 20 settembre 2013 (data di scadenza del bando di Ritorno al Futuro) più di 200 (!) domande di finanziamento alla Regione Puglia. Segno tangibile che il buon nome di Master Europei non era stato scalfito dalla  polvere mediatica!

Di conseguenza, a tutela dei Vostri interessi, il Prof. Giovanni Bianco depositava l’8 ottobre 2013 una memoria per rimuovere la sospensione delle convenzioni, visto che questa era stata definita espressamente come temporanea; inoltre il 14 ottobre 2013 le delegazioni degli atenei polacchi, organizzatori di Master Europei, facevano visita al prof. Uricchio ed alla Regione Puglia per rivendicare la regolarità dell’iniziativa.

Master Europei, dunque, ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per salvaguardare le Vostre legittime aspettative anche in questa fase!

Il 16 ottobre 2013, la Regione Puglia pubblicava la graduatoria definitiva di Ritorno al Futuro: Master Europei aveva ben 57 studenti dichiarati finanziabili,  purtuttavia, «la definizione delle candidature attualmente indicate in graduatoria con POSIZIONE SOSPESA [ovverosia, quelle di Master Europei] – così scrive la Regione – sarà adottata con successivo e separato provvedimento».
Evidentemente, l’atteggiamento di impasse assunta dall’UNIBA ha spiazzato tutti i soggetti interessati a dare un immediato esito positivo alle domande dei corsisti finanziabili (in primis, gli atenei polacchi e la Regione).

A questo punto, siccome abbiamo veramente a cuore i Vostri interessi, occorre che si faccia definitivamente chiarezza in merito al senso di responsabilità che è stato assunto in questa vicenda.
Delle due l’una: o l’UNIBA non ha fatto i controlli prima di firmare le convenzioni e, quindi, le ha sospese; oppure l’UNIBA ha fatto tutti controlli, ma a causa del "polverone" si è riservata «una sospensione temporanea “nelle more dei dovuti accertamenti”».
In entrambi i casi, ammesso (e non concesso) che ci siano state delle irregolarità, il comportamento dell’UNIBA ha messo a repentaglio le legittime aspettative degli studenti che hanno scelto di presentare la domanda di finanziamento per tutti i Master Europei.

Diversamente dall’UNISALENTO, il perdurante e assordante silenzio dell’UNIBA sulla Vostra sorte rischia di disorientare la Regione Puglia, gli atenei polacchi e ovviamente Voi studenti. Con esiti che non è difficile immaginare.

Gli atenei polacchi sono sempre stati vicini a Voi concretamente, con una comunicazione efficace e costante, ed ora, mettendo anche a Vostra disposizione i migliori avvocati affinché i Vostri diritti siano tutelati in tutte le sedi contro tutti coloro che potrebbero aver danneggiato i vostri interessi (in primis, i giornali !)

Indipendentemente da quello che farà (o non farà) l’UNIBA, noi saremo sempre al Vostro fianco !
Per buon augurio, perciò, facciamo nostre le parole del Prof. Uricchio: «l’esperienza dei Master Europei [...] è certamente importante, e magari testando se stessi nella fase preselettiva e, valutandone i contenuti programmatici, si può avere un'occasione di arricchimento personale».

Trattandosi di una lettera aperta, per dare massima visibilità al Vostro problema ed alla Vostra necessità di «arricchimento personale», si è deciso di indirizzare questa missiva anche a tutti i destinatari (dei media, dell’università e delle istituzioni) contattati da quell'Anonimo, con un unica (e sostanziale) differenza:
Master Europei mette la sua firma in maniera orgogliosamente trasparente!


Prof.ssa Barbara Wojciechowska
Direttore dei Master Europei 2013-14


Master Europei
dalla parte degli Studenti

ItaliaLavoro: lettera di un ex collaboratore, "Aiutateci!"

BARI - Riceviamo e pubblichiamo una lettera di denuncia di un ex collaboratore di 'Italialavoro':

"Ricordate Italialavoro? E' l’agenzia tecnica del Ministero del Lavoro. Questa, seppur del Ministero del Lavoro, si regge quasi esclusivamente sui “collaboratori”. Sui precari, insomma. Quelli che a parole si dice di voler disincentivare e, uno dei tanti paradossi di questa azienda, quelli per i quali Italialavoro attua uno dei suoi progetti più grossi e importanti, Welfare to Work, e finalizzato proprio alla stabilizzazione dei lavoratori.

Ecco, io vengo proprio da quel progetto. Lavoravo per cercare di stabilizzare lavoratori, mentre altri pensavano a come lasciarmi a terra. Si, perché a dicembre, grazie a Monti e Fornero, in centinaia se non di più l’azienda ci ha abbandonato. Fino a quel momento, di contratto in contratto, si riusciva a lavorare. Scusi,“collaborare”. Da dicembre non più, e collaboratori anche storici sono rimasti fuori, senza alcuna prospettiva. Gente che magari nella sua follia aveva anche fatto un figlio, o comunque si era sposata. (ad oggi, si contano più di  100 vertenze individuali da parte di co.pro.  che rivendicano i propri diritti).

Ecco, il Ministero, ovverosia Italialavoro, ha invece messo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. In piena recessione, ci ha completamente abbandonato. Caro direttore, spero vogliate ospitare questa lettera. Spero facciate qualche articolo ogni tanto sull’argomento. Fate insomma in modo che nessuno si dimentichi di noi. Delle nostre vite, delle nostre esistenze in sopravvivenza. Qui, nell'angoscia del presente, altro che domani. Ossequi, licenziato/abbandonato Italialavoro.

P.s.: Inoltre, per fare il nostro lavoro, come sede ci veniva assegnato a ognuno un Centro per l’Impiego. In questi anni tanti lavoratori di quei Centri sono andati in pensione e tantissimi ne andranno nei prossimi anni. Quelli che vedevamo noi, si stanno sguarnendo sempre più di personale e fra pochi anni non ci sarà quasi più nessuno a svolgere quel tipo di servizio. Nel frattempo, però, nessuno si sta preparando all’evenienza e, come sempre, parlare di un nostro ricollocamento, visto che conosciamo già l’ambiente e la materia, o comunque di riaprire in generale le assunzioni, sembra un’eresia... e come termine di paragone... un'agenzia privata interinale come Obiettivo Lavoro stabilizza i suoi lavoratori, mentre l'agenzia del ministero ItaliaLavoro che attua progetti di supporto e ricollocazione al lavoro, mantiene i suoi lavoratori quasi tutti in precariato... e ora li manda via...?!?".

Angelo '85

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