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sabato, aprile 29, 2017

Papa Francesco in Egitto: "Unico estremismo ammesso per i credenti è la carità" VIDEO

(ANSA)
IL CAIRO – “Dio gradisce solo la fede professata con la vita, perché l’unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità! Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui!”. A dichiararlo Papa Francesco durante l’omelia pronunciata nel corse della celebrazione eucaristica all’Air Defense Stadium de Il Cairo.

“La fede vera – ha continuato il Papa – è quella che ci rende più caritatevoli, più misericordiosi, più onesti e più umani; è quella che anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell’altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare; è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell’incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza; ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto; a vestire chi è nudo, a sfamare l’affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l’orfano, a dar da bere all’assetato, a soccorrere l’anziano e il bisognoso. La vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri, con la stessa forza e con lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri. In realtà, più si cresce nella fede e nella conoscenza, più si cresce nell’umiltà e nella consapevolezza di essere piccoli”.

Il corteo storico di San Nicola è donna: con la danza aerea un dialogo 'tra cielo e terra', umano e infinito

di LUIGI LAGUARAGNELLA - C’è tutta la sensibilità femminile nel corteo storico di San Nicola del 7 maggio. Sensibilità femminile che è sinonimo di creatività, eleganza, arte mescolata ad arte, leggiadria. Soprattutto leggiadria. Quella di Elisa Barucchieri, regista dell’edizione 2017. La sua danza aerea, che nella passata edizione ha lasciato il pubblico meravigliato, verrà ripetuta, ma con tutti i contorni di novità e di spettacolo di questa direzione artistica.

Per la prima volta la direzione del corteo del Santo Patrono viene affidata ad una donna ed Elisa Barucchieri incarna, con la sua arte e la sua ispirazione creativa, quel senso di stupore che unisce tradizione ed innovazione artistica, leggenda e fede. Tutto intorno a San Nicola. Elisa con la sua Res Extensa e numerose altre associazioni, cittadini, sponsor, con la cura della Doc servizi e di Pooya comunicazione, ha creato un vero e proprio spettacolo organico, molto evocativo, dal forte valore attuale e simbolico.

Alla presentazione del Corteo, aperto con il rullo dei tamburi dei timpanisti Militia Sancti Nicolai,  ElisaBarucchieriha descritto come si svolgerà e l’interpretazione di questa edizione 930 della traslazione. “Tra cielo e terra” è il titolo iniziale di questo corteo storico. Un continuo rimando a salire verso l’altro, ad invocare l’infinito del cielo per trasportarlo sulla terra. Proprio la danza aerea a sui si potrà assistere lungo l’itinerario del corteo farà da contraltare ai 500 tra danzatori, attori, figuranti.

Si partirà alle 20.30 dal castello Normanno-Svevo con il suono dei timpanisti, dopo lo sbarco dell’icona al Molo San Nicola. Ci saranno installazioni con le animazioni realizzate con la sabbia, la musica medievale, il body painting e la voce narrante di Stefano Mainetti e di Elena Sofia Ricci. Inoltre verrà coinvolto attivamente anche il pubblico che si assieperà lungo le strade. Culmine dello spettacolo di danza aerea sarà davanti al teatro Piccinni, mentre un altro spettacolo concluderà il corteo, con la consegna dell’icona all’esterno della basilica di San Nicola. Il corteo storico non si limiterà, quindi, alla tradizionale sfilata di cavalli, timpanisti, personaggi in costume, la “caravella”. Ma gli “angeli danzanti” della danza aerea renderanno tutti questi elementi “terreni”, un modo per avvicinarsi al “trascendente”. Sarà uno spettacolo all’aria aperta che avvicina l’ultraumano e l’extraumano . Un continuo e costante dialogo.

Il dialogo tra il presente e il passato di cui San Nicola continua ad essere il ponte, la figura che deve interrogare e sollecitare a tener vivo nei fedeli, ma in tutti i cittadini con qualunque sensibilità e formazione il valore del “dono”. San Nicola è il santo del dono, come ricordano alcuni dei suoi miracoli e storie a lui legate e che la danza aerea renderà icone dinamiche. Elisa Barucchieri ha spiegato  interpretando nell’attualità il significato delle scene: ed è così che si fa riferimento alla manna rievocandola per le donne  che lottano contro il tumore; la scena dei bambini indifesi, dove saranno coinvolti i ragazzi della scuola Verga e alcuni bambini Rom, che ricorda inesorabilmente i minori abusati recentemente nei pressi dello stadio San Nicola; ancora la colonna delle cripta legata ad un miracolo di San Nicola che è un incitamento, in un mondo di muri, a costruire archi, ponti, a ricostruire e non distruggere come, purtroppo, terremoti o venti di guerra stanno facendo. Sono alcuni dei 6 quadri che, in fondo, inducono chi li guarda a sentirsi un po’ più responsabili, ad essere attenti proprio come San Nicola verso il prossimo. A vedere il miracolo non come qualcosa che arrivi dall’alto, ma come impegno quotidiano. Insomma, grazie alle diverse forme artistiche, si vuol mettere in risalto la potenza del messaggio contemporaneo di San Nicola.

Elisa Barucchieri è riuscita a coinvolgere tantissime realtà del territorio e molti cittadini. Oltre al 7 maggio, infatti, già dal 6 maggio, soprattutto in quattro piazze (Odegitria, Albicocca, Fortino e Sant’Annunziata) le associazioni svolgeranno laboratori, racconti e attività per rivivere il percorso dello sbarco e della consegna delle ossa del santo da parte dei 62 marinai. Già da questo giorno Bari vecchia sarà in festa con un corteo che dal Molo San Nicola terminerà alla Chiesa di San Michele, la prima “casa” che  ha accolto San Nicola a Bari.

Questo corteo storico di San Nicola lascia intravedere un senso di forte curiosità, uno spirito di novità. Come ha ricordato il sindaco Decaro: oltre alla prima regia al femminile, il primo cittadino ha  voluto ricordare che per la prima volta a metà maggio, una reliquia di San Nicola partirà da Bari verso la Russia accolta dal patriarca della Chiesa ortodossa. 

venerdì, aprile 28, 2017

Il Papa è arrivato in Egitto: "Io pellegrino di pace"

CDV – "Pope of peace in Egypt of peace". E' il motto scelto per il viaggio di Papa Francesco in Egitto. Il Pontefice è arrivato intorno alle 14 all'aeroporto del Cairo. Ai piedi della scaletta dell'aereo, Papa Francesco è stato accolto al Cairo dal premier egiziano Sherif Ismail. Come mostrato alla tv egiziana, il pontefice è stato poi salutato fra gli altri anche dal patriarca della Chiesa cattolica copta, Abramo Isacco Sidrak.

Il Pontefice è stato accolto al palazzo presidenziale di Ittihadiya al Cairo dal presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Sisi, con occhiali da sole, ha accolto il pontefice sceso da un'auto Fiat sulla porta del bianco palazzo presidenziale. Dopo qualche secondo di saluti, a papa Francesco sono stati resi onori militari al suono degli inni vaticano, egiziano e di uno 'patriottico'.

"In quanto responsabili religiosi, siamo chiamati a smascherare la violenza che si traveste di presunta sacralità", ha detto il Papa ad Al-Azhar. "Siamo tenuti a denunciare le violazioni contro la dignità umana e contro i diritti umani, a portare alla luce i tentativi di giustificare ogni forma di odio in nome della religione e a condannarli come falsificazione idolatrica di Dio". "Solo la pace è santa - ha aggiunto - e nessuna violenza può essere perpetrata in nome di Dio, perché profanerebbe il suo Nome". "La violenza è la negazione di ogni autentica religiosità", ha detto papa Francesco alla Conferenza internazionale per la Pace organizzata al Cairo dall'Università di Al-Azhar. "Volgendo idealmente lo sguardo al Monte Sinai - ha affermato -, vorrei riferirmi a quei comandamenti, là promulgati, prima di essere scritti sulla pietra. Al centro delle 'dieci parole' risuona, rivolto agli uomini e ai popoli di ogni tempo, il comando 'non uccidere'".
LA DIRETTA

Si tratta del suo diciottesimo viaggio internazionale: una visita di due giorni, interamente al Cairo, in cui si sommeranno le dimensioni interreligiose, per gli importanti incontri col mondo islamico, ecumeniche, per l'abbraccio alla Chiesa copto ortodossa recentemente bersaglio degli attentati dell'Isis, e pastorali, per l'incoraggiamento che il Pontefice porterà alla piccola comunità copto-cattolica.
L’aereo con a bordo il Papa (un A321 dell’Alitalia) è decollato dall’aeroporto internazionale di Roma-Fiumicino alle 11.07. L’atterraggio all’aeroporto del Cairo è previsto per le 16.20. Francesco tornerà dall’Egitto domani. Appena lasciato il territorio italiano alla volta dell’Egitto, il Papa ha fatto pervenire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella un telegramma: “Nel momento in cui lascio Roma per recarmi in Egitto pellegrino di pace, per incontrare la comunità cattolica e i credenti di diverse fedi, mi è caro rivolgere a lei, signor presidente, il mio deferente saluto che accompagno con fervidi auspici per il benessere spirituale civile e sociale del popolo italiano, cui invio volentieri la mia benedizione”.

Mattarella ha replicato così al Pontefice: “In un momento tanto delicato per la pace la Sua visita conferma il Suo coraggioso impegno a favore della promozione dei valori dell’uomo e per il dialogo ecumenico e tra le Religioni. Essa, inoltre, costituisce un messaggio di speranza sia per i credenti che per i non credenti, un monito per la tutela dei diritti umani universalmente riconosciuti e un incoraggiamento a risolvere le tante crisi che da troppo tempo scuotono il Medio Oriente”.

Bari, al via trasferimento parte reliquie San Nicola alla Chiesa russa

BARI - Dal 21 maggio al 28 luglio 2017 una parte delle reliquie di San Nicola custodite nella Pontificia Basilica di San Nicola sarà trasferita alla Chiesa ortodossa russa: un evento eccezionale in quanto mai prima d’ora - in 930 anni - le reliquie del Santo patrono avevano lasciato la città di Bari.

Il trasferimento temporaneo è frutto dell’accordo raggiunto nel corso dello storico incontro tra il Patriarca Kirill di Mosca e di tutte le Russie e Papa Francesco svoltosi il 12 febbraio 2016.

“Se è vero che la storia è fatta di corsi e ricorsi storici e che gli eventi si ripetono secondo un disegno prestabilito - commenta il sindaco di Bari Antonio Decaro - allora oggi siamo davanti ad uno di questi episodi, a cui credo gli uomini abbiano la fortuna di assistere poche volte nella vita, se non una sola. Dopo quasi mille anni, San Nicola si rimette in cammino e, onorando la sua storia e il suo messaggio, unisce ancora una volta i popoli in nome della fede.

In questi tempi di migrazioni di popoli alla ricerca di pace, in un momento in cui si riaffacciano nuovi e vecchi egoismi e tentativi di sopraffazione, la chiesa risponde con un messaggio di pace e dialogo. Questo è il segno più tangibile dello spirito ecumenico che si respira nella cripta della Basilica e si respirerà anche a Mosca.

Del resto la volontà di stabilire un legame tra Bari e Mosca è stata avviata parecchi anni fa e ha raggiunto significativi traguardi importanti con la restituzione della chiesa russa al Patriarcato di Russia.

Desidero, infine, ringraziare i padri domenicani, l' arcivescovo Cacucci e tutti i baresi per l'amore che nutrono per il nostro Santo, per la straordinaria accoglienza che gli hanno riservato quando le sue reliquie arrivarono in questa città e per lo spirito con cui rinnovano questo amore ogni anno”.

domenica, aprile 23, 2017

Papa Francesco, "è suicidio chiudere porta a migranti e non fare figli"

ROMA – "Se in Italia si accogliessero due, due migranti per municipio [comune], ci sarebbe posto per tutti. E questa generosità del sud, di Lampedusa, della Sicilia, di Lesbo, possa contagiare un po’ il nord. E’ vero: noi siamo una civiltà che non fa figli, ma anche chiudiamo la porta ai migranti. Questo si chiama suicidio". A dirlo Papa Francesco durante il saluto finale davanti alla Basilica di S. Bartolomeo all’Isola Tiberina.

domenica, aprile 16, 2017

Pasqua, Papa Francesco: "ingiustizia e migranti riflettono morte Gesù" VIDEO

(ANSA)
CDV - Intervento del Pontefice nell'omelia della veglia pasquale. Nel volto delle donne al sepolcro di Gesù "possiamo trovare i volti di tante madri e nonne, il volto di bambini e giovani che sopportano il peso e il dolore di tanta disumana ingiustizia. Vediamo riflessi in loro i volti di tutti quelli che, camminando per la città, sentono il dolore della miseria, il dolore per lo sfruttamento e la tratta.  In loro vediamo anche i volti di coloro che sperimentano il disprezzo perché sono immigrati, orfani di patria, di casa, di famiglia". Lo sostiene papa Francesco nell'omelia della veglia pasquale.

Secondo Francesco, i volti delle donne al sepolcro di Gesù crocifisso "riflettono il volto di donne, di madri che piangono vedendo che la vita dei loro figli resta sepolta sotto il peso della corruzione che sottrae diritti e infrange tante aspirazioni, sotto l'egoismo quotidiano che crocifigge e seppellisce la speranza di molti, sotto la burocrazia paralizzante e sterile che non permette che le cose cambino. Nel loro dolore, esse hanno il volto di tutti quelli che, camminando per la città, vedono crocifissa la dignità". 

sabato, aprile 15, 2017

C’è del sacro oltre le devozioni nei riti del triduo di Pasqua

di LUIGI LAGUARAGNELLA - I riti del Venerdì Santo stanno per concludersi: la tradizionale processione dei Misteri, i santi principali nominati nel racconto della Passione di Cristo, è rientrata nella Basilica di San Nicola da dove da questa mattina è partita per passare tra le strade di Bari. E’ la forma di devozione popolare che in molte città e paesi si vive con diversi usi e costumi. E’ toccato ai “Santi della basilica” portare il messaggio della Via della Croce. A Bari esistono anche quelli della Vallisa e si alternano ogni anno. Le statue di Cristo esposto ai dolori della sua Passione, San Pietro, San Giovanni, la Veronica e infine l’Addolorata, imponenti, obbligano ad interrompere le comuni azioni di vita quotidiana. La gente si assiepa ai bordi delle strade e i commercianti rimangono fermi all’uscio dei negozi: tra le voci confuso, il suono funebre della banda si celebra la devozione popolare.

Il Venerdì Santo è il giorno della morte di Cristo: molte chiese celebrano l’Adorazione della Croce alle 3 del pomeriggio, proprio nel momento in cui Gesù spirò (nel Vangelo si cita l’ora). Questo è l’unico giorno in cui la Chiesa adora la croce esponendola ai fedeli che possono accostarsi baciandola o inginocchiandosi dinanzi ad essa. Non è una celebrazione eucaristica questa del Venerdì Santo, ma è un rito, anch’esso sacro. Si ascolta il racconto della Passione. Si medita e si fa silenzio davanti alla morte del Signore. Molte parti del messale non vengono lette. E’ la croce che si mette al centro, perché la croce è il centro…

Anche l’altare è spoglio, il tabernacolo aperto. Il Santissimo è nell’Altare della reposizione che, a Bari chissà per quale mistero e leggenda, si chiama “sepolcro”, nonostante Gesù non sia ancora morto. Nella città vecchia, durante il Giovedì Santo, si fanno le code per vedere come ogni chiesa o cappella si addobba con fiori, piante, pane e vino. Il Giovedì Santo è il giorno in cui l’altare si spoglia di ogni arredo e addobbo al termine della messa in Cena Domini, in cui avviene il rito della lavanda dei piedi: simbolo di estremo servizio e amore che Cristo compie verso gli apostoli e che i sacerdoti ripetono nei confronti di alcuni fedeli, per ricordare che amare è servire, che tutti dobbiamo farci servi l’uno dell’altro, che servire è il più vero atto di coraggio. Il Giovedì Santo è il giorno in cui il sacerdozio prende forma: i sacerdoti, nella messa crismale in Cattedrale, ricevono gli oli santi (l’olio crismale, l’olio per i catecumeni, l’olio per i defunti) dal vescovo che li consacra con il soffio dello Spirito Santo. E’ nella Cena Domini che il Signore istituisce il sacerdozio: durante l’Ultima cena dice di amarsi gli uni altri, chiama i suoi fedeli amici; si fa amore con il pane e il vino; fa l’amore manifestando con il servizio, munito di un solo grembiule, la vera carità. Al termine della messa in Cena Domini, il Santissimo, che durante le celebrazioni domenicali è posto nel tabernacolo, è portato nell’Altare della reposizione: un invito a pregare e rimanere in compagnia del Signore nelle ore che lo avvicinano al Getsemani. Il presbiterio delle chiese è spoglio, il tabernacolo, luogo del mistero di Cristo Risorto è vuoto perché Gesù deve compiere “la volontà del Padre” ossia patire e sconfiggere il peccato dell’uomo.

Giovedì, Venerdì e Sabato Santo sono giorni di intensa ricerca del senso del proprio credo e dalla propria vita. Giorni colmi di segni, ma anche di molta essenzialità, di silenzio, quello interiore. Il Sabato Santo è il giorno del silenzio, dell’attesa di Cristo che risorge. Le chiese riaprono per la Veglia pasquale, il “terzo giorno dopo il Sabato”: nella Veglia si celebra la luce, l’acqua (si benedicono il fuoco e il fonte battesimale) si esulta perché la vita ha vinto sulla morte.

E’ il triduo pasquale centro e fulcro della fede cristiana, il fondamento della Chiesa. Il triduo fatto di riti tradizionali, ma gesti sacri e liturgici che spiegano il senso del Mistero, che è qualcosa di rivelato e sta ai fedeli scoprirlo solo credendo, aderendo intimamente.

E’ un mistero, invece, che proprio questi tre giorni di assoluta centralità per la vita di tante persone, non siano segnati con il colore “rosso” sul calendario poiché è la Pasqua, la festa che segna la vita. E darebbe ulteriore possibilità di avvicinarsi ai riti importanti, autentici, prima di limitarsi a quelli della tradizione popolare.

venerdì, aprile 14, 2017

Qualche riflessione sulla Croce

di VITTORIO POLITO - È notorio che la Crocifissione di Gesù è un evento, come si legge nei Vangeli, che insieme alla Resurrezione rappresenta l’avvenimento più importante della religione cristiana.

«Tra le figure geometriche, la Croce è il terzo simbolo fondamentale, attestato fin dall’antichità più remota. Essa stabilisce relazioni con gli altri simboli: l’intersezione delle rette coincide con il Centro; si inscrive nel Cerchio, divide in quattro segmenti; genera il Quadrato e il Triangolo quando le sue estremità sono collegate tra loro da rette. Il significato della Croce rispetto alla Terra è quello di rappresentare gli aspetti dinamici, contrapponendosi al significato del Quadrato che rappresenta la Terra nei suoi aspetti statici. La Croce diretta verso i punti cardinali è base dei simboli d’orientamento: del soggetto in rapporto a sé stesso; del soggetto in rapporto ai punti cardinali terreni (orientamento spaziale, che si articola sull’asse Est-Ovest); del soggetto in rapporto ai punti cardinali celesti (orientamento temporale, che si articola sugli assi Sud-Nord e Basso-Alto, indicanti l’asse di rotazione del mondo)».

La Croce simboleggia l’uomo con le braccia aperte, in posizione di abbandono, ma nel contempo anche l’albero cosmico che sostiene il mondo. La sua struttura evoca la divisione del Paradiso terrestre in quattro parti e dell’anno in quattro stagioni. La croce ha rappresentato anche uno strumento di tortura, il più infamante, dal momento che, nell’epoca in cui era usata, chi veniva crocifisso era cosciente fino alla fine.                                                                  

Gli Orientali celebrano la Croce con una solennità paragonabile a quella della Pasqua. L’uso liturgico che vuole la Croce presso l’altare quando si celebra la Messa, rappresenta un richiamo alla figura biblica del serpente di rame che Mosè innalzò nel deserto: guardandolo, gli Ebrei morsicati dai serpenti erano guariti.                                                                          

Per l’Islam la croce ha invece un significato sapienziale. Simbolo delle due direzioni dell’essere (verticale) e del fare (orizzontale), l’una dell’Anima l’altra della psiche e della materia. Il centro è il Cuore. La psiche si manifesta nel mondano, nel corporeo, nella dimensione orizzontale dell’agire, della parola ma fa anche da ponte con l’Anima Divina nell’atto della introversione, della contemplazione, del sentimento che si raccoglie ricettivo sul mistero dell’Essere.

Per San Bonaventura «La croce è un albero di bellezza, consacrato dal sangue di Cristo, esso è colmo di tutti i frutti».

Il 3 maggio la Chiesa ricorda il ritrovamento della Croce, mentre il 14 settembre celebra l’esaltazione. Sant’Elena, madre di Costantino il Grande, nel 327, durante un pellegrinaggio ai luoghi santi di Palestina, fece ritrovare a Macario, Vescovo di Gerusalemme, la vera Croce di Cristo, una parte della quale si conserva nella Basilica di “Santa Croce in Gerusalemme” in Roma, da lei fatta costruire.                                  

Nell’Angelus del 15 settembre 2002, Giovanni Paolo II così si espresse sul significato della Croce: «Il Cristianesimo ha nella Croce il suo simbolo principale. Dovunque il Vangelo ha posto radici, la Croce sta ad indicare la presenza dei cristiani. Nelle chiese e nelle case, negli ospedali, nelle scuole e nei cimiteri, la Croce è diventata il segno per eccellenza di una cultura che attinge dal messaggio di Cristo verità e libertà, fiducia e speranza. Nel processo di secolarizzazione, che contraddistingue gran parte del mondo contemporaneo, è quanto mai importante che i credenti fissino lo sguardo su questo segno centrale della Rivelazione e ne colgano il significato originario e autentico».        

«La croce - sempre secondo Giovanni Paolo II - è il segno della più profonda umiliazione di Cristo. Agli occhi del popolo di quel tempo costituiva il segno di una morte infamante. Solo gli schiavi potevano essere puniti con una morte simile, non gli uomini liberi. Cristo, invece, accetta volentieri questa morte, la morte sulla croce. Eppure questa morte diviene il principio della risurrezione. Nella risurrezione il servo crocifisso di Jahvè viene innalzato: egli viene innalzato su tutto il creato». (Halifax 14 settembre 1984).

Papa Giovanni XXIII, nel suo “Breviario” (Garzanti, 1966), a proposito dell’esaltazione della Croce, scrive che «Gesù Cristo, dalla sua Croce purifica, dà forza, trasforma le energie nascoste e male indirizzate dalle esiziali concupiscenze e le ordina alla vita spirituale, al dominio di sé. Cerchiamo dunque Gesù che ci dà esempio di umiltà, dolcezza, bontà; che si prodigò per la nostra salvezza e il nostro bene. Al termine della vita si apre la porta dell’eternità: senza la Croce non si entra».

Infine una riflessione di San Giovanni Crisostomo: «La Croce, nonostante gli uomini, si è affermata su tutto l’universo e ha attirato a sé tutti gli uomini. Molti hanno tentato di sopprimere il nome del Crocifisso, ma hanno ottenuto l’effetto contrario. Questo nome rifiorì sempre di più e si sviluppò con progresso crescente. I nemici invece sono periti e caduti in rovina. Erano vivi che facevano la guerra a un morto, e ciononostante non hanno potuto vincere» e non vinceranno mai.

mercoledì, aprile 12, 2017

San Severo, il 21 aprile vestizione della Madonna Del Soccorso

SAN SEVERO (FG) - A dare il via ufficialmente ai solenni festeggiamenti patronali in onore di Maria SS del Soccorso, sarà la scesa e la vestizione del simulacro della Vergine del Soccorso, in programma il 21 aprile.

Il rito della scesa e della vestizione dunque, segna l’apertura dei festeggiamenti della Madonna del Soccorso che si terranno principalmente da sabato 20 a mercoledì 24 maggio.

Come da tradizione, il simulacro ligneo verrà spogliato delle sue vesti annuali e verrà ricomposto con quelli pre-festa per poi essere questi ultimi, sostituiti con quelli a festa in una nuova vestizione proprio a ridosso dei giorni principali dei festeggiamenti. Quest’anno, come risaputo, ricorre l’80° anno dell’incoronazione della Vergine e ci si prepara a tale religioso evento in preghiera e devozione verso la nostra Mamma Celeste.

mercoledì, aprile 05, 2017

Papa Francesco, speranza non è un telefonino nè un mucchio di soldi

CDV – “La nostra speranza non è un concetto, non è un sentimento, non è un telefonino, non è un mucchio di ricchezze: no! La nostra speranza è una Persona, è il Signore Gesù che riconosciamo vivo e presente in noi e nei nostri fratelli, perché Cristo è risorto”. Durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, il Pontefice ha proseguito la sua catechesi sulla speranza cristiana svolgendo la sua riflessione sulla Prima Lettera dell’apostolo Pietro che – ha evidenziato – “porta in sé una carica straordinaria! Bisogna leggerla una, due, tre volte per capire, questa carica straordinaria: riesce a infondere grande consolazione e pace, facendo percepire come il Signore è sempre accanto a noi e non ci abbandonda mai, soprattutto nei frangenti più delicati e difficili della nostra vita”.

Il segreto di questa Lettera, ha spiegato Papa Francesco, “sta nel fatto che questo scritto affonda le sue radici direttamente nella Pasqua, nel cuore del mistero che stiamo per celebrare, facendoci così percepire tutta la luce e la gioia che scaturiscono dalla morte e risurrezione di Cristo. Cristo è veramente risorto, e questo è un bel saluto da darci i giorni di Pasqua: “Cristo è risorto! Cristo è risorto!”, come tanti popoli fanno. Ricordarci che Cristo è risorto, è vivo fra noi, è vivo e abita in ciascuno di noi. È per questo che san Pietro ci invita con forza ad adorarlo nei nostri cuori. Lì il Signore ha preso dimora nel momento del nostro Battesimo, e da lì continua a rinnovare noi e la nostra vita, ricolmandoci del suo amore e della pienezza dello Spirito. Ecco allora perché l’Apostolo ci raccomanda di rendere ragione della speranza che è in noi”.

sabato, aprile 01, 2017

A Specchia la 'Via crucis nel borgo'

LECCE - La Parrocchia della Presentazione della Beata Vergine Maria di Specchia comunica che in occasione della Quaresima 2017, con il patrocinio del Comune di Specchia e del Parco Culturale Ecclesiale “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”,  la sera di venerdì 7 Aprile, dalle ore 19.30, si svolgerà  la “Via crucis nel borgo”.

Le quattordici stazioni della “Via Dolorosa”, saranno collocate lungo le vie Garibaldi e Principe Orsini, per terminare davanti a una croce alta oltre tre metri, nei pressi dello spazio antistante il Convento dei Francescani Neri, non molto distante dalle antiche Mura di Levante della cittadina, risalenti alla fine del ‘800,dove anche i fedeli più anziani avranno la possibilità di seguire e partecipare al rito sacro, presieduto da Don Antonio De Giorgi, Parroco di Specchia, in tempo reale, ripresa da operatori video e proiettata su uno schermo gigante.

La celebrazione religiosa a carattere comunitario sarà accompagnata da canti e preghiere, ciascuna stazione sarà mirabilmente raffigurata dall’artista locale Luigia Pattocchio e quattordici rappresentanti della comunità specchiese si alterneranno nel portare la croce durante la processione.

La maggior parte degli storici attribuisce l'inizio della specifica pratica devozionale a San Francesco d'Assisi o alla tradizione francescana. Anticamente la vera Via Crucis  necessitava di percorrere personalmente i luoghi dove Gesù aveva sofferto ed era stato condannato a morte. Dal momento che un tale pellegrinaggio per molti non era realizzabile, la rappresentazione delle stazioni nelle chiese su opere artistiche, permise di trasferire Gerusalemme in modo ideale a ciascun credente. I dipinti dei vari momenti dolorosi che accaddero lungo il percorso fino al Golgota, coinvolgevano molto emotivamente i fedeli.

Tra storia e leggenda, è significativo il luogo dove si svolgerà la Via Crucis specchiese, in quanto, si racconta che all’ inizio del 1200, S. Francesco d’Assisi, di ritorno dalla Terra Santa dove aveva incontrato il Sultano, approdò sulle coste di Leuca, come aveva già fatto secoli prima S. Pietro, per ripercorre quella via dei Peccatori, che lo portò a Roma. Secondo la leggenda, il poverello di Assisi passò da Specchia e predisse che negli anni successivi, sarebbe stato costruito un Convento dei suoi religiosi, nello stesso luogo, dove a quei tempi, era ubicato un’ ospedale, una premonizione che realmente avvenne un secolo dopo, con la costruzione di quello dei Francescani Neri. 

venerdì, marzo 31, 2017

Paese che vai, Pasqua che trovi

di VITTORIO POLITO - Il tempo della Quaresima per i cristiani rappresenta un periodo particolarmente importante dell’anno liturgico: è un periodo di riflessione sulla figura di Gesù e sui suoi insegnamenti, che culmina con la Resurrezione.

La Domenica di Pasqua è un giorno di grande felicità che si manifesta anche nello stare insieme con gioia, ma numerosi e suggestivi sono anche i riti che si svolgono in vari paesi. Vediamo cosa accade in alcune città italiane.

Ad Adrano, in provincia di Catania, nella Domenica di Pasqua si svolge una rappresentazione chiamata “diavolata”. Al centro della piazza viene preparato un palco sul quale è raffigurato da una parte l’inferno con i diavoli e dall’altra parte il paradiso. I protagonisti sono diavoli guidati da Lucifero, l’anima, che è una bambina, e l’angelo, che è un bambino. La “diavolata” rappresenta il trionfo del bene sul male, dopo una serie di lotte, conflitti e discussioni. Tutto è basato sulla parola e sui versi, l’angelo costringe i diavoli a pronunciare “Viva Maria”. La morte indossa un costume da scheletro mentre i diavoli sono in abbigliamento rosso ed ogni volta che appaiono sono preceduti da fumo e fiamme. L’angelo ha una bianca tunica con le ali.

A Prizzi (Palermo), orrende maschere di zinco vestite di rosso, con lunghi denti sporgenti e teste sormontate da enormi corna, rappresentano i diavoli che danno vita ad una caratteristica rappresentazione chiamata “l’abballu de li diavoli”. Gruppi di giovani che impersonano i diavoli girano per il paese nel tentativo di catturare il maggior numero possibile di anime. Chi è simbolicamente colpito dalla morte non ha via di scampo: viene preso e trascinato al più vicino inferno che altro non è che un’osteria o un bar. Qui il malcapitato è costretto ad offrire da bere a tutti i presenti. Nel pomeriggio entra in scena la Madonna che esce dalla chiesa principale e va incontro al Cristo Risorto. Alla visione della madre e del figlio riuniti, i diavoli interrompono il ballo e altri giovani in veste di angeli li catturano e li portano al cospetto della Madonna. I diavoli domati si inginocchiano fra le due statue e si tolgono le maschere chiudendo la rappresentazione.

A Valmontone (Roma) la processione del Venerdì Santo assume da secoli, come in numerose città centro-meridionali, un ruolo tipicamente teatrale. Come è noto già in tempi tardo-medievali, e soprattutto in tempi rinascimentali e barocchi, le processioni della Settimana Santa, si ampliano a dismisura con la presenza dei cosiddetti “misteri”, statue lignee o in cartapesta raffiguranti momenti della Passione portate a spalla da aderenti a Confraternite preventivamente prescelte. Contemporaneamente, la Sacra rappresentazione che assume un ben individuato ruolo paraliturgico, collocata sopra un palco, accanto alle statue dei Misteri, si anima con vere e proprie sceneggiature dei fatti della Passione con la partecipazione di attori vestiti in costumi storici romani ed ebraici. La manifestazione, che vanta quasi un secolo di vita, è una vera e propria processione, dove gli attori sfilano lentamente, preceduti e accompagnati da una “guida”, presente in scena, che commenta le varie fasi.

Molti gli attori che recitano sui testi delle Sacre Scritture. Dall’Antico Testamento (l’Annunciazione, i Profeti, la Visitazione), si arriva alla ricostruzione della Natività. È il primo quadro corale che termina con la Fuga in Egitto della Sacra Famiglia. Segue la scena con Erode e la strage degli Innocenti, un quadro di grande effetto spettacolare e la predicazione del Battista con una grande scena di massa che vede protagonista “il popolo” di Valmontone. Viene ricostruito il Battesimo di Gesù, la cattura del Battista e la sua decapitazione, dopo il balletto di Salomè.

Uno dei momenti di maggior suggestione e rappresentato dalla tentazione di Gesù nel deserto da parte di Satana, quindi la predicazione e la vita pubblica del Redentore, fino a giungere all’Ultima Cena, sull’impianto scenografico reso celebre da Leonardo Da Vinci. Con la Via Crucis, il quadro tra i più ricchi di emotività, con Gesù che cade più volte sotto la Croce, gli “sgherri” che lo frustano e lo deridono, le Pie Donne che piangono e sorreggono la Madonna, la disperazione di Giuda e la Crocifissione, si conclude la struggente rappresentazione. La Sacra raffigurazione è stata presentata nel 1989 a Benifayò in Spagna, città gemellata con Valmontone.

A Civita di Bagnoregio (Viterbo), un corteo in costume di oltre trecento persone mette in scena la Passione e la morte del Cristo, andando come è tradizione fino a Bagnoregio per tornare entro la mezzanotte a Civita.

A Sulmona il Venerdì Santo si celebra all’insegna del rosso: rosso è il sangue di Cristo, rosse le insegne e il sacco dei Confrati (o Confratelli) della Santissima Trinità. La processione si muove la sera dalla chiesa barocca dell’Annunziata preceduta da una banda di ottoni. Seguono i Confrati nel saio rosso reggendo lampioni e la bara del Cristo accompagnata dalla Madonna in lutto. La Scuola Cantorum intona il “Miserere”. Il corteo avanza con passo lento alla luce delle fiaccole e dei bengala per poi rientrare a notte fonda nella Chiesa della Trinità.

La domenica di Pasqua, dalla chiesa medievale di Santa Maria della Tomba avanza la processione aperta dai Confrati, con indosso la “mozzetta” (mantellina verde con piccolissimo cappuccio); i Confrati portano a spalla le antiche statue del Cristo Risorto, di San Giovanni e di San Pietro. Il Cristo si ferma. San Pietro e San Giovanni intanto raggiungono la chiesa di San Filippo dove la Madonna si è ritirata per piangere la morte del figlio. San Giovanni chiama la Madonna ma il portale resta chiuso, ci prova San Pietro ma il risultato non cambia. Dopo altre prove da parte degli Apostoli la Madonna appare vestita di nero in segno di lutto. Inizia la processione stanca e lenta fin quando la Madonna, scorgendo la figura del figlio, corre da lui frenetica e gioiosa. Le cade di mano il fazzoletto bianco, segno del lutto, e appare una rosa rossa come il sangue che dona la vita. A questo punto un volo di colombe e suoni festosi di campane concludono la cerimonia e danno inizio alla festa pasquale. E proprio dal battito d’ali delle colombe si potrà decifrare l’andamento della stagione agricola e della vita cittadina.

Molte altre manifestazioni pasquali si svolgono in Umbria e in Toscana. Ad Assisi - la città sacra di S. Francesco - la suggestiva processione del Venerdì Santo, di origine medievale, vede sfilare tutte insieme le confraternite in un percorso illuminato da fiaccole tra la Cattedrale di San Rufino e la Basilica del Santo.

A Porto Santo Stefano, in provincia di Grosseto, la Domenica di Pasqua si festeggia il Cristo Risorto con il rito della benedizione del mare.

domenica, marzo 26, 2017

Papa Francesco, "Non avere pregiudizi contro gli altri"

(LaPresse)
CDV – “Che cosa significa camminare nella luce? Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni”. Lo ha detto Papa Francesco in occasione dell’Angelus.

sabato, marzo 25, 2017

"Solidarietà più efficace antidoto ai populismi"

(ANSA)
CDV - “L’Europa ritrova speranza nella solidarietà, che è anche il più efficace antidoto ai moderni populismi”. Così il Papa nell’udienza ai capi di Stato e di Governo Ue alla vigilia dell’anniversario dei Trattati di Roma. “La solidarietà comporta la consapevolezza di essere parte di un solo corpo e nello stesso tempo implica la capacità che ciascun membro ha di ‘simpatizzare’ con l’altro e con il tutto”.

Secondo il Pontefice i populismi “fioriscono proprio dall’egoismo, che chiude in un cerchio ristretto e soffocante e che non consente di superare la limitatezza dei propri pensieri e ‘guardare oltre’. Occorre ricominciare a pensare in modo europeo, per scongiurare il pericolo opposto di una grigia uniformità, ovvero il trionfo dei particolarismi. Alla politica spetta tale leadership ideale, che eviti di far leva sulle emozioni per guadagnare consenso, ma piuttosto elabori, in uno spirito di solidarietà e sussidiarietà, politiche che facciano crescere tutta quanta l’Unione in uno sviluppo armonico, così che chi riesce a correre più in fretta possa tendere la mano a chi va più piano e chi fa più fatica sia teso a raggiungere chi è in testa”.

(ANSA)
GENTILONI: MLN POVERI INTERROGANO COSCIENZE - "Oggi la globalizzazione, che è un'opportunità, ha anche creato squilibri insopportabili: milioni di poveri interrogano la nostra responsabilità, la crisi economica ha fatto crescere la disoccupazione. Di fronte a queste sfide abbiamo il dovere di individuare soluzioni comuni". Lo dice il premier Paolo Gentiloni, nell'udienza in Vaticano in occasione dell'anniversario dei Trattati europei.

MERKEL: LAVORARE PER FUTURO COMUNE 27 STATI -
Nei prossimi anni l'Ue sarà impegnata in due direzioni, "da un lato nei negoziati per l'uscita della Gran Bretagna, dall'altro negli sforzi per mettere in forma gli altri 27 Stati per il futuro comune". Lo ha detto Angela Merkel in una intervista al Passauer Neue Presse.

lunedì, marzo 13, 2017

Papa Francesco, "temo più chiacchiere che streghe"

ROMA - Parlare alle spalle degli altri è il germe da cui nascono quei rancori, quelle divisioni che poi "distruggono" le famiglie, le comunità, fino alle nazioni. Le chiacchiere sono come atti di terrorismo, "si butta la bomba e poi si scappa" e di quelle si deve aver paura. Si temono le streghe che "non esistono", mentre parlare male degli altri è "come fare la strega". Così Papa Francesco parlando con i bambini della parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, alla Borgata Ottavia, periferia nord della Capitale, la stessa da cui proviene il sindaco di Roma, Virginia Raggi.

"Se c'è qualcosa che mi spaventa o mi fa paura? Ma, sai - ha detto a una di loro Francesco -, mi spaventano le streghe, ma ci sono? No, davvero?. "Mi spaventa la capacità di distruggere che hanno le chiacchiere, distruggere l'altro di nascosto, questo è fare la strega".

giovedì, marzo 09, 2017

CHIESA. Importanza e significato della Quaresima in contrapposizione al carnevale


di VITTORIO POLITO - La Quaresima nella liturgia cattolica è il periodo penitenziale di quaranta giorni, che segue il carnevale, in preparazione alla Pasqua, in cui si osserva il precetto del digiuno e dell’astinenza nei giorni prescritti. La Chiesa designò questo periodo come un momento di penitenza e di astinenza, assecondando una situazione generale di penuria che si verificava in questo momento dell’anno.

Secondo A.M. Di Nola, storico delle religioni, il carnevale, altro non è che il «Tenue residuo dell’imponente ciclo festivo di altre epoche, che sigilla nell’ambiguità dei comportamenti collettivi le antichissime immagini della Morte e della Gioia, i due termini intorno ai quali ruota la perenne storia dell’uomo. Il farsi diverso ed estraneo, il rifiutare negli atteggiamenti la quotidianità immettono in un itinerario della follia occasionale e passeggera, come alternativa dell’essere».

Spesso ci domandiamo quale l’origine storica del Carnevale e della Quaresima? Perché tanto contrasto tra i due periodi? A queste domande e ad altre ancora risponde Vito Lozito, docente universitario di Storia della Chiesa, presso il nostro Ateneo, scomparso qualche anno fa, nel suo volume “Agiografia, Magia, Superstizione”, edito da Levante Editore.

L’origine storica del carnevale è spesso collegata agli antichi Saturnali latini che erano feste religiose dell’antica Roma che si celebravano in onore del dio Saturno. I festeggiamenti tendevano ad abolire le distanze sociali ed avevano spesso carattere licenzioso e orgiastico, cambiavano il quotidiano rapporto padrone-servo, uomo-donna, governante-suddito, insomma in quel periodo tutto era lecito e permesso. La funzione stessa del re dei saturnali, che moriva alla fine della festa, richiama il nostro Re del Carnevale, che a seconda della tradizione locale, viene ucciso, bruciato, impiccato, ecc.

La civiltà babilonese ritenendo lo svolgersi della vita terrestre, riflesso dei moti astrali, rappresentava il passaggio dall’inverno alla primavera con una processione in cui su un carro-nave era trasportato il dio Sole o il dio Luna che simbolicamente procedeva verso il Santuario di Babilonia, cioè la terra. Si trattava del “Car Naval” che concludeva un anno e ne iniziava uno nuovo. Il passaggio del Carro indicava il “viaggio” con tutte le caratteristiche gioiose, terrificanti e di pericolo che comportava, il cui nocchiero rappresentava il Re di Carnevale, il quale sarà eliminato una volta giunti alla fine della traversata, per dare posto simbolicamente al nuovo anno.

Il contrasto più avvincente rimane quello tra Carnevale e Quaresima, ossia fra gioia e tristezza, fra benessere e miseria. Alle abbondanti libagioni di carnevale subentrava la dieta alimentare rigida che le classi povere accettavano più per scarsità di prodotti che per rispetto a prescrizioni religiose. Il digiuno, invece, aiutava a vincere le passioni e a liberarsi dalla materialità, dal momento che il precetto evangelico affermava che i demoni possono essere cacciati “con la preghiera e con il digiuno”. Perciò durante la “penitenza dei quaranta giorni”, che ricorda il corrispondente periodo di tempo trascorso da Mosè e Gesù nel deserto senza toccare cibo, sulle tavole mancavano cibi a base di carne, di grassi, di latticini, ecc. Nel giorno successivo alle Ceneri, in molte Regioni d’Italia, si facevano anche bollire le stoviglie di casa, per eliminare qualsiasi ricordo dei succulenti pranzi.

La Settimana Santa invece, è quella in cui si celebrano i riti che condurranno alla Pasqua e si apre con la Domenica delle Palme. Il lunedì si ricorda l’invocazione di Gesù nell’orto degli ulivi; il martedì si rievoca la lavanda dei piedi agli apostoli per rinnovare la memoria di quell’atto di umiltà con cui Gesù Cristo li lavò ai suoi apostoli; altri atti della Passione, come la flagellazione e la coronazione di spine, vengono rievocati il mercoledì; il giovedì Santo è il giorno in cui la Chiesa, ricordando l’Ultima Cena di Gesù, celebra l’istituzione dell’Eucaristia. I fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese, in memoria dei dolori sofferti da Gesù Cristo in più luoghi, come nell’orto degli ulivi, nelle case di Caifa, di Pilato, di Erode e sul Calvario. Nel giovedì Santo, dopo la Messa, si scoprono gli altari per rappresentarci Gesù Cristo spogliato delle sue vesti per essere flagellato e affisso alla croce. Dal giovedì sino al sabato Santo si legano le campane in segno di partecipazione alla passione e alla morte di Cristo.

Tra i riti della Settimana Santa la giornata del venerdì è la più intensa e toccante perché si ricorda la passione e morte di Cristo, adorando la Croce.

In molti paesi è possibile assistere alla rappresentazione della Via Crucis per le strade cittadine. Il giorno di Pasqua è la commemorazione della Resurrezione di Cristo. Nella tradizione cristiana Cristo viene identificato con l’agnello, vittima sacrificale, della Pasqua ebraica. Così come gli ebrei celebravano con la Pasqua il passaggio dell’Angelo sterminatore, anche per i cristiani la Pasqua rappresenta il passaggio di Cristo dalla vita mortale, in quanto Uomo, a quella immortale, in quanto Figlio di Dio.

I primi Padri della chiesa commemorarono la Pasqua in concomitanza con il giorno della Passione e della morte di Cristo, mentre in età più tarda, nel III secolo, San Cipriano condusse a commemorare non solo la morte, con mestizia, ma a ricordare come vero e proprio passaggio (Pasqua), il giorno della Resurrezione ed a festeggiare, non già con tristezza, ma con gioia, questo giorno solenne della cristianità.

Il cristiano ha già la Buona Novella. Bisogna, in questa Quaresima, appena iniziata, riscoprirne sempre più la novità e farne il motivo della propria vita.

domenica, marzo 05, 2017

CHIESA. Frà Lucio da Montesardo in odor di santità

di FRANCESCO GRECO - Un genio precoce, un ragazzo d’oro. A 23 anni era già laureato in Teologia e in Filosofia (“cum laude”, alla Pontificia Università Gregoriana). Scrisse una lettera a casa: “Sono arrivato dove sognavo di arrivare…”. Venne a saperlo la baronessa Motolese-Sauli il cui palazzo era a due passi da casa Marchese: bussò alla porta e si complimentò con mamma Anna (una donna distinta, origini nobili, era nata a Tiggiano, vicino al Calvario) per un figlio tanto “intelligente”: “A volte i ragazzi poveri lo sono più dei ricchi…”.
 
Aveva due passioni: dipingeva (le opere sono nei collegi che frequentò, molti angeli) e la musica: suonava il pianoforte, il violino, l’arpa. Genio a tutto tondo, collaborava con articoli a una rivista. La sorella Rita, maestra sarta, lo portò a far visita nella villa di Leuca di un’altra baronessa, donna Emilia Romasi (che aveva sposato un Daniele e che avrebbero fondato l’ospedale di Gagliano Daniele-Romasi): gli regalò 5mila lire: “Comprerò spartiti musicali…”, disse contento il ragazzo. “D’istinto, amavi il bello… / vibravi/ di gioia incontenibile al’udire / Dei grandi geni l’arte; si capiva / L’ansia che t’animava d’emularli”.
 
Non poteva celebrare messa perché non aveva ancora 24 anni: era nato a Montesardo il 5 ottobre 1938. Carattere allegro e scherzoso (“Tutto luce ne gli occhi e ne la fronte…”), diceva: “Se muoio la prima messa la celebrerò in Paradiso…”. E così fu.
 
Figlio di umili contadini, famiglia numerosa, il padre Antonio mandava avanti un’osteria: persone oneste che si sudano il pane che mangiano, frà Lucio Marchese, dei Trinitari, “lieto, vivace, d”era avviato a una carriera folgorante. Fu uno dei 21 più dotti in Teologia e in Filosofia nel mondo, del suo tempo (“Il tuo sguardo sembrava chiara fonte…”).
 
Finite le elementari, con ottimi voti, tutti consigliarono i Marchese di mandarlo alle medie. Papà Antonio aveva altre otto bocche da sfamare. E mentre se ne discuteva, qualcuno propose: Mandatelo in collegio dai Padri Trinitari (l’Ordine fondato da San Giovanni de Matha) a Gagliano.
 
Col biroccio, lo accompagnò don Vincenzo Martella, il parroco del paese. Era il 4 gennaio 1950. Continuò e terminò gli studi ginnasiali al collegio di Palestrina (Roma). Il 5 novembre 1954 iniziò il noviziato a Cori (Latina), dove emise i volti semplici il 6 novembre del 1955. Il 25 settembre 1960 emetteva i voti solenni nella Chiesa di San Tommaso, sempre a Palestrina. “La tua vita era luce, era diletto…”.
 
Ma il destino era in agguato. Un giorno di fine estate (26 agosto 1962) verso mezzogiorno (“Chiarità d’un meriggio sfolgorante…”) il cielo si oscurò, un povero, Lorenzo, bussò alla loro porta per chiedere un po’ di cibo. Una vicina, Antonietta, la moglie del guardiano del giardino della baronessa Sauli, che abitava accanto alla chiesa, bussò anche lei per dire alla madre di Lucio che alla posta c’era un telegramma.

C’era stata una disgrazia: Frà Lucio era da 12 giorni con i confratelli al collegio di Esperia, nella verde Ciociaria solcata da fiumiciattoli. La giornata era calda e decisero di scendere al fiume Liri per un pic-nic e per refrigerarsi un po’. Esuberante, il ragazzo arrivò per primo e si buttò in acqua con la tonaca. Era sudato, accaldato, la passeggiata nei boschi era stata lunga una decina di km.
Lo videro annaspare, le mani fuori dall’acqua: pensarono che scherzava. Poi sparì nelle onde. Chiamarono aiuto, arrivò una barca, lo ripescarono, era ancora vivo ma i polmoni pieni di acqua. I fratelli e le sorelle si precipitarono dal paese, sul viso videro alcune escoriazioni e molta acqua vicino l’altare, ai piedi della bara (“Dinanzi ai tuoi compagni innorriditi”).

Avvolto in un sudario, il giorno dopo si mise in viaggio verso casa. Tutto il paese, emozionato, coinvolto, attese Frà Lucio davanti alla casa di via Castello. Un silenzio di ghiaccio lo accolse, la madre Anna non aveva più lacrime (“povero cuore di carne”).

“Ancora parli/ Ai tuoi compagni, / là, de le Formaci/ Cò i tuoi disegni e grafici, co l’opra/ D’artista nato; e vivi in mezzo a loro”.
 
Era in odor di sanità (“intelligenza, ardore,/ gaiezza pura, gentilezza innata, / Spirito d’altruismo…”). Ammirato dai superiori, da allora la sua breve vita è narrata dai confratelli Trinitari: Padre Enrico, Padre Mattia, Padre Biagio, ecc. :”lieto, vivace, d’allegrezza pieno…”. E’ sepolto al cimitero di Alessano, sulla via che porta al mare di Novaglie (Adriatico), insieme alla madre, morta a 85 anni.
 
Si aspetta un segnale della Chiesa per riconoscerne la grandezza, rievocare la sua figura, svelare al mondo la forza travolgente, dialettica di questa icona della Chiesa universale, quella dei poveri che sanno parlare al cuore di tutti gli uomini.  

domenica, febbraio 26, 2017

26 febbraio 1984: Giovanni Paolo II a Bari

di NICOLA ZUCCARO - Bari, 26 febbraio 1984. Dopo 886 anni, in una domenica ventosa, un Pontefice torna nel capoluogo pugliese. Prima di Giovanni Paolo II - in visita pastorale alla Diocesi Bari-Bitonto - fu Papa Urbano a raggiungere la città del Basso Adriatico nel 1098 per consacrare la cripta dove furono deposte le ossa di San Nicola, all'interno dell'omonima Basilica.

Sono passati 33 anni da quella indimenticabile giornata che per Karol Wojtyila fu intensa sin dal primo mattino, con la sua presenza al Quartiere San Paolo presso la Chiesa "Madre della Divina Provvidenza" e alla quale seguì la solenne concelebrazione eucaristica coi vescovi pugliesi e dinanzi a migliaia di fedeli nel piazzale antistante lo Stadio della Vittoria.

Dopo aver "interrogato" Nicola quale Vescovo di Myra nel corso dell'omelia, e dopo aver incontrato l'imprenditoria locale presso l'attigua Fiera del Levante, Giovanni Paolo II raggiunse il Tempio Nicolaiano, pregando sulla tomba del Santo Patrono di Bari.

Nel pomeriggio, prima di raggiungere Bitonto, colui che fu definito il Papa dei sofferenti, confortò con la sua visita i malati ricoverati presso il Policlinico di Bari. Il Pontefice che istituì la Giornata Mondiale della Gioventù concluse la visita barese incontrando i giovani dell'intera Diocesi presso lo spazio attiguo all'ingresso dell'Aeroporto di Palese, a lui intitolato dopo il 2005, anno della sua morte.

A ricordo di quella storica giornata, due lapidi ne conservano la memoria. La prima collocata lungo un muro perimetrale del quartiere fieristico e l'altra all'ingresso della Cripta della Basilica di San Nicola.

Papa Francesco, "Chi si aggrappa a Dio non cade mai"

CDV - "Scegliere tra Dio e la ricchezza, tra Dio e "idoli affascinanti ma illusori" è una scelta "da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti". A sostenerlo Papa Francesco prima di recitare l'Angelus dalla finestra dello studio su piazza San Pietro.

Francesco ha quindi invitato, "in questa epoca di orfanezza", a riconoscere Dio come Padre e alleato e cercare il suo regno: "chi si aggrappa a Dio non cade", "tanti che credevamo amici ci hanno deluso, Dio non ci ha deluso".

La nostra vita, ha sottolineato il Pontefice, "scorre sotto l'assillo di tante preoccupazioni, che rischiano di togliere serenità ed equilibrio; ma quest'angoscia è spesso inutile, perché non riesce a cambiare il corso degli eventi. Gesù ci esorta con insistenza a non preoccuparci del domani".

"Affidarsi a Dio - ha commentato papa Bergoglio - non risolve magicamente i problemi, ma permette di affrontarli con l'animo giusto".

giovedì, febbraio 23, 2017

'M’illumino di meno': a Sant’Anna la fede e la poesia illuminano la serata

di LUIGI LAGUARAGNELLA - Il 24 febbraio numerosi Comuni italiani parteciperanno alla campagna del programma di Radiodue Caterpillar, che ormai è una tradizione e un appuntamento di impegno per il bene comune, “M’illumino di meno”. La campagna di sensibilizzazione sul risparmio energetico e sulla razionalizzazione degli sprechi è giunta alla tredicesima edizione. Durante la giornata le amministrazioni comunali, gli uffici, le attività commerciali, i cittadini sono invitati a spegnere ogni tipo di fonte energetica e di luce nell’obiettivo di educare al risparmio energetico. A Bari, in determinati orari saranno spente le luci di alcuni luoghi significativi: i candelabri di Lungomare, piazza Mercantile e il ponte Adriatico.

A destare ulteriore interesse e curiosità per la giornata dedicata a “M’illumino di meno” è l’iniziativa promossa dal Progetto Policoro e l’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto. Alla chiesa di Sant’Anna, a Bari vecchia, sui temi del risparmio, della lotta allo spreco e sulla condivisione del bene comune è stato organizzato un particolare momento di riflessione e dibattito che cerca di unire i messaggi promossi dalla campagna di M’illumino di meno all’aspetto religioso e letterario. Dalle 19.30 ci saranno tre interventi a partire dal tema “Spegniamo le luci e accendiamo l’energia della condivisione”: Tommaso Cozzi dell’ufficio della Pastorale del sociale e del lavoro della diocesi parlerà dell’enciclica di papa Francesco Laudato Sì; il professor Giuseppe Micunco soffermerà l’attenzione sull’aspetto letterario con un’introduzione di M’illunmino d’immenso di Ungaretti, infine sul gioco di parole tenebra-luce don Michele Birardi si soffermerà sul Prologo del Vangelo di Giovanni.

Al termine di questo momento che unisce poesia e fede all’esterno della casa ci sarà un momento conviviale finale a luci soffuse, proprio come il l’obiettivo di M’illumino di meno.