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lunedì, marzo 13, 2017

Papa Francesco, "temo più chiacchiere che streghe"

ROMA - Parlare alle spalle degli altri è il germe da cui nascono quei rancori, quelle divisioni che poi "distruggono" le famiglie, le comunità, fino alle nazioni. Le chiacchiere sono come atti di terrorismo, "si butta la bomba e poi si scappa" e di quelle si deve aver paura. Si temono le streghe che "non esistono", mentre parlare male degli altri è "come fare la strega". Così Papa Francesco parlando con i bambini della parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, alla Borgata Ottavia, periferia nord della Capitale, la stessa da cui proviene il sindaco di Roma, Virginia Raggi.

"Se c'è qualcosa che mi spaventa o mi fa paura? Ma, sai - ha detto a una di loro Francesco -, mi spaventano le streghe, ma ci sono? No, davvero?. "Mi spaventa la capacità di distruggere che hanno le chiacchiere, distruggere l'altro di nascosto, questo è fare la strega".

giovedì, marzo 09, 2017

CHIESA. Importanza e significato della Quaresima in contrapposizione al carnevale


di VITTORIO POLITO - La Quaresima nella liturgia cattolica è il periodo penitenziale di quaranta giorni, che segue il carnevale, in preparazione alla Pasqua, in cui si osserva il precetto del digiuno e dell’astinenza nei giorni prescritti. La Chiesa designò questo periodo come un momento di penitenza e di astinenza, assecondando una situazione generale di penuria che si verificava in questo momento dell’anno.

Secondo A.M. Di Nola, storico delle religioni, il carnevale, altro non è che il «Tenue residuo dell’imponente ciclo festivo di altre epoche, che sigilla nell’ambiguità dei comportamenti collettivi le antichissime immagini della Morte e della Gioia, i due termini intorno ai quali ruota la perenne storia dell’uomo. Il farsi diverso ed estraneo, il rifiutare negli atteggiamenti la quotidianità immettono in un itinerario della follia occasionale e passeggera, come alternativa dell’essere».

Spesso ci domandiamo quale l’origine storica del Carnevale e della Quaresima? Perché tanto contrasto tra i due periodi? A queste domande e ad altre ancora risponde Vito Lozito, docente universitario di Storia della Chiesa, presso il nostro Ateneo, scomparso qualche anno fa, nel suo volume “Agiografia, Magia, Superstizione”, edito da Levante Editore.

L’origine storica del carnevale è spesso collegata agli antichi Saturnali latini che erano feste religiose dell’antica Roma che si celebravano in onore del dio Saturno. I festeggiamenti tendevano ad abolire le distanze sociali ed avevano spesso carattere licenzioso e orgiastico, cambiavano il quotidiano rapporto padrone-servo, uomo-donna, governante-suddito, insomma in quel periodo tutto era lecito e permesso. La funzione stessa del re dei saturnali, che moriva alla fine della festa, richiama il nostro Re del Carnevale, che a seconda della tradizione locale, viene ucciso, bruciato, impiccato, ecc.

La civiltà babilonese ritenendo lo svolgersi della vita terrestre, riflesso dei moti astrali, rappresentava il passaggio dall’inverno alla primavera con una processione in cui su un carro-nave era trasportato il dio Sole o il dio Luna che simbolicamente procedeva verso il Santuario di Babilonia, cioè la terra. Si trattava del “Car Naval” che concludeva un anno e ne iniziava uno nuovo. Il passaggio del Carro indicava il “viaggio” con tutte le caratteristiche gioiose, terrificanti e di pericolo che comportava, il cui nocchiero rappresentava il Re di Carnevale, il quale sarà eliminato una volta giunti alla fine della traversata, per dare posto simbolicamente al nuovo anno.

Il contrasto più avvincente rimane quello tra Carnevale e Quaresima, ossia fra gioia e tristezza, fra benessere e miseria. Alle abbondanti libagioni di carnevale subentrava la dieta alimentare rigida che le classi povere accettavano più per scarsità di prodotti che per rispetto a prescrizioni religiose. Il digiuno, invece, aiutava a vincere le passioni e a liberarsi dalla materialità, dal momento che il precetto evangelico affermava che i demoni possono essere cacciati “con la preghiera e con il digiuno”. Perciò durante la “penitenza dei quaranta giorni”, che ricorda il corrispondente periodo di tempo trascorso da Mosè e Gesù nel deserto senza toccare cibo, sulle tavole mancavano cibi a base di carne, di grassi, di latticini, ecc. Nel giorno successivo alle Ceneri, in molte Regioni d’Italia, si facevano anche bollire le stoviglie di casa, per eliminare qualsiasi ricordo dei succulenti pranzi.

La Settimana Santa invece, è quella in cui si celebrano i riti che condurranno alla Pasqua e si apre con la Domenica delle Palme. Il lunedì si ricorda l’invocazione di Gesù nell’orto degli ulivi; il martedì si rievoca la lavanda dei piedi agli apostoli per rinnovare la memoria di quell’atto di umiltà con cui Gesù Cristo li lavò ai suoi apostoli; altri atti della Passione, come la flagellazione e la coronazione di spine, vengono rievocati il mercoledì; il giovedì Santo è il giorno in cui la Chiesa, ricordando l’Ultima Cena di Gesù, celebra l’istituzione dell’Eucaristia. I fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese, in memoria dei dolori sofferti da Gesù Cristo in più luoghi, come nell’orto degli ulivi, nelle case di Caifa, di Pilato, di Erode e sul Calvario. Nel giovedì Santo, dopo la Messa, si scoprono gli altari per rappresentarci Gesù Cristo spogliato delle sue vesti per essere flagellato e affisso alla croce. Dal giovedì sino al sabato Santo si legano le campane in segno di partecipazione alla passione e alla morte di Cristo.

Tra i riti della Settimana Santa la giornata del venerdì è la più intensa e toccante perché si ricorda la passione e morte di Cristo, adorando la Croce.

In molti paesi è possibile assistere alla rappresentazione della Via Crucis per le strade cittadine. Il giorno di Pasqua è la commemorazione della Resurrezione di Cristo. Nella tradizione cristiana Cristo viene identificato con l’agnello, vittima sacrificale, della Pasqua ebraica. Così come gli ebrei celebravano con la Pasqua il passaggio dell’Angelo sterminatore, anche per i cristiani la Pasqua rappresenta il passaggio di Cristo dalla vita mortale, in quanto Uomo, a quella immortale, in quanto Figlio di Dio.

I primi Padri della chiesa commemorarono la Pasqua in concomitanza con il giorno della Passione e della morte di Cristo, mentre in età più tarda, nel III secolo, San Cipriano condusse a commemorare non solo la morte, con mestizia, ma a ricordare come vero e proprio passaggio (Pasqua), il giorno della Resurrezione ed a festeggiare, non già con tristezza, ma con gioia, questo giorno solenne della cristianità.

Il cristiano ha già la Buona Novella. Bisogna, in questa Quaresima, appena iniziata, riscoprirne sempre più la novità e farne il motivo della propria vita.

domenica, marzo 05, 2017

CHIESA. Frà Lucio da Montesardo in odor di santità

di FRANCESCO GRECO - Un genio precoce, un ragazzo d’oro. A 23 anni era già laureato in Teologia e in Filosofia (“cum laude”, alla Pontificia Università Gregoriana). Scrisse una lettera a casa: “Sono arrivato dove sognavo di arrivare…”. Venne a saperlo la baronessa Motolese-Sauli il cui palazzo era a due passi da casa Marchese: bussò alla porta e si complimentò con mamma Anna (una donna distinta, origini nobili, era nata a Tiggiano, vicino al Calvario) per un figlio tanto “intelligente”: “A volte i ragazzi poveri lo sono più dei ricchi…”.
 
Aveva due passioni: dipingeva (le opere sono nei collegi che frequentò, molti angeli) e la musica: suonava il pianoforte, il violino, l’arpa. Genio a tutto tondo, collaborava con articoli a una rivista. La sorella Rita, maestra sarta, lo portò a far visita nella villa di Leuca di un’altra baronessa, donna Emilia Romasi (che aveva sposato un Daniele e che avrebbero fondato l’ospedale di Gagliano Daniele-Romasi): gli regalò 5mila lire: “Comprerò spartiti musicali…”, disse contento il ragazzo. “D’istinto, amavi il bello… / vibravi/ di gioia incontenibile al’udire / Dei grandi geni l’arte; si capiva / L’ansia che t’animava d’emularli”.
 
Non poteva celebrare messa perché non aveva ancora 24 anni: era nato a Montesardo il 5 ottobre 1938. Carattere allegro e scherzoso (“Tutto luce ne gli occhi e ne la fronte…”), diceva: “Se muoio la prima messa la celebrerò in Paradiso…”. E così fu.
 
Figlio di umili contadini, famiglia numerosa, il padre Antonio mandava avanti un’osteria: persone oneste che si sudano il pane che mangiano, frà Lucio Marchese, dei Trinitari, “lieto, vivace, d”era avviato a una carriera folgorante. Fu uno dei 21 più dotti in Teologia e in Filosofia nel mondo, del suo tempo (“Il tuo sguardo sembrava chiara fonte…”).
 
Finite le elementari, con ottimi voti, tutti consigliarono i Marchese di mandarlo alle medie. Papà Antonio aveva altre otto bocche da sfamare. E mentre se ne discuteva, qualcuno propose: Mandatelo in collegio dai Padri Trinitari (l’Ordine fondato da San Giovanni de Matha) a Gagliano.
 
Col biroccio, lo accompagnò don Vincenzo Martella, il parroco del paese. Era il 4 gennaio 1950. Continuò e terminò gli studi ginnasiali al collegio di Palestrina (Roma). Il 5 novembre 1954 iniziò il noviziato a Cori (Latina), dove emise i volti semplici il 6 novembre del 1955. Il 25 settembre 1960 emetteva i voti solenni nella Chiesa di San Tommaso, sempre a Palestrina. “La tua vita era luce, era diletto…”.
 
Ma il destino era in agguato. Un giorno di fine estate (26 agosto 1962) verso mezzogiorno (“Chiarità d’un meriggio sfolgorante…”) il cielo si oscurò, un povero, Lorenzo, bussò alla loro porta per chiedere un po’ di cibo. Una vicina, Antonietta, la moglie del guardiano del giardino della baronessa Sauli, che abitava accanto alla chiesa, bussò anche lei per dire alla madre di Lucio che alla posta c’era un telegramma.

C’era stata una disgrazia: Frà Lucio era da 12 giorni con i confratelli al collegio di Esperia, nella verde Ciociaria solcata da fiumiciattoli. La giornata era calda e decisero di scendere al fiume Liri per un pic-nic e per refrigerarsi un po’. Esuberante, il ragazzo arrivò per primo e si buttò in acqua con la tonaca. Era sudato, accaldato, la passeggiata nei boschi era stata lunga una decina di km.
Lo videro annaspare, le mani fuori dall’acqua: pensarono che scherzava. Poi sparì nelle onde. Chiamarono aiuto, arrivò una barca, lo ripescarono, era ancora vivo ma i polmoni pieni di acqua. I fratelli e le sorelle si precipitarono dal paese, sul viso videro alcune escoriazioni e molta acqua vicino l’altare, ai piedi della bara (“Dinanzi ai tuoi compagni innorriditi”).

Avvolto in un sudario, il giorno dopo si mise in viaggio verso casa. Tutto il paese, emozionato, coinvolto, attese Frà Lucio davanti alla casa di via Castello. Un silenzio di ghiaccio lo accolse, la madre Anna non aveva più lacrime (“povero cuore di carne”).

“Ancora parli/ Ai tuoi compagni, / là, de le Formaci/ Cò i tuoi disegni e grafici, co l’opra/ D’artista nato; e vivi in mezzo a loro”.
 
Era in odor di sanità (“intelligenza, ardore,/ gaiezza pura, gentilezza innata, / Spirito d’altruismo…”). Ammirato dai superiori, da allora la sua breve vita è narrata dai confratelli Trinitari: Padre Enrico, Padre Mattia, Padre Biagio, ecc. :”lieto, vivace, d’allegrezza pieno…”. E’ sepolto al cimitero di Alessano, sulla via che porta al mare di Novaglie (Adriatico), insieme alla madre, morta a 85 anni.
 
Si aspetta un segnale della Chiesa per riconoscerne la grandezza, rievocare la sua figura, svelare al mondo la forza travolgente, dialettica di questa icona della Chiesa universale, quella dei poveri che sanno parlare al cuore di tutti gli uomini.  

domenica, febbraio 26, 2017

26 febbraio 1984: Giovanni Paolo II a Bari

di NICOLA ZUCCARO - Bari, 26 febbraio 1984. Dopo 886 anni, in una domenica ventosa, un Pontefice torna nel capoluogo pugliese. Prima di Giovanni Paolo II - in visita pastorale alla Diocesi Bari-Bitonto - fu Papa Urbano a raggiungere la città del Basso Adriatico nel 1098 per consacrare la cripta dove furono deposte le ossa di San Nicola, all'interno dell'omonima Basilica.

Sono passati 33 anni da quella indimenticabile giornata che per Karol Wojtyila fu intensa sin dal primo mattino, con la sua presenza al Quartiere San Paolo presso la Chiesa "Madre della Divina Provvidenza" e alla quale seguì la solenne concelebrazione eucaristica coi vescovi pugliesi e dinanzi a migliaia di fedeli nel piazzale antistante lo Stadio della Vittoria.

Dopo aver "interrogato" Nicola quale Vescovo di Myra nel corso dell'omelia, e dopo aver incontrato l'imprenditoria locale presso l'attigua Fiera del Levante, Giovanni Paolo II raggiunse il Tempio Nicolaiano, pregando sulla tomba del Santo Patrono di Bari.

Nel pomeriggio, prima di raggiungere Bitonto, colui che fu definito il Papa dei sofferenti, confortò con la sua visita i malati ricoverati presso il Policlinico di Bari. Il Pontefice che istituì la Giornata Mondiale della Gioventù concluse la visita barese incontrando i giovani dell'intera Diocesi presso lo spazio attiguo all'ingresso dell'Aeroporto di Palese, a lui intitolato dopo il 2005, anno della sua morte.

A ricordo di quella storica giornata, due lapidi ne conservano la memoria. La prima collocata lungo un muro perimetrale del quartiere fieristico e l'altra all'ingresso della Cripta della Basilica di San Nicola.

Papa Francesco, "Chi si aggrappa a Dio non cade mai"

CDV - "Scegliere tra Dio e la ricchezza, tra Dio e "idoli affascinanti ma illusori" è una scelta "da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti". A sostenerlo Papa Francesco prima di recitare l'Angelus dalla finestra dello studio su piazza San Pietro.

Francesco ha quindi invitato, "in questa epoca di orfanezza", a riconoscere Dio come Padre e alleato e cercare il suo regno: "chi si aggrappa a Dio non cade", "tanti che credevamo amici ci hanno deluso, Dio non ci ha deluso".

La nostra vita, ha sottolineato il Pontefice, "scorre sotto l'assillo di tante preoccupazioni, che rischiano di togliere serenità ed equilibrio; ma quest'angoscia è spesso inutile, perché non riesce a cambiare il corso degli eventi. Gesù ci esorta con insistenza a non preoccuparci del domani".

"Affidarsi a Dio - ha commentato papa Bergoglio - non risolve magicamente i problemi, ma permette di affrontarli con l'animo giusto".

giovedì, febbraio 23, 2017

'M’illumino di meno': a Sant’Anna la fede e la poesia illuminano la serata

di LUIGI LAGUARAGNELLA - Il 24 febbraio numerosi Comuni italiani parteciperanno alla campagna del programma di Radiodue Caterpillar, che ormai è una tradizione e un appuntamento di impegno per il bene comune, “M’illumino di meno”. La campagna di sensibilizzazione sul risparmio energetico e sulla razionalizzazione degli sprechi è giunta alla tredicesima edizione. Durante la giornata le amministrazioni comunali, gli uffici, le attività commerciali, i cittadini sono invitati a spegnere ogni tipo di fonte energetica e di luce nell’obiettivo di educare al risparmio energetico. A Bari, in determinati orari saranno spente le luci di alcuni luoghi significativi: i candelabri di Lungomare, piazza Mercantile e il ponte Adriatico.

A destare ulteriore interesse e curiosità per la giornata dedicata a “M’illumino di meno” è l’iniziativa promossa dal Progetto Policoro e l’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto. Alla chiesa di Sant’Anna, a Bari vecchia, sui temi del risparmio, della lotta allo spreco e sulla condivisione del bene comune è stato organizzato un particolare momento di riflessione e dibattito che cerca di unire i messaggi promossi dalla campagna di M’illumino di meno all’aspetto religioso e letterario. Dalle 19.30 ci saranno tre interventi a partire dal tema “Spegniamo le luci e accendiamo l’energia della condivisione”: Tommaso Cozzi dell’ufficio della Pastorale del sociale e del lavoro della diocesi parlerà dell’enciclica di papa Francesco Laudato Sì; il professor Giuseppe Micunco soffermerà l’attenzione sull’aspetto letterario con un’introduzione di M’illunmino d’immenso di Ungaretti, infine sul gioco di parole tenebra-luce don Michele Birardi si soffermerà sul Prologo del Vangelo di Giovanni.

Al termine di questo momento che unisce poesia e fede all’esterno della casa ci sarà un momento conviviale finale a luci soffuse, proprio come il l’obiettivo di M’illumino di meno.

lunedì, febbraio 13, 2017

Papa Francesco, "Come può un prete causare tanto male?"

CDV - "Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male?". Si tratta della domanda che il Papa si pone nella prefazione al libro in cui lo svizzero Daniel Pittet racconta gli abusi di un sacerdote, e che il quotidiano La Repubblica propone oggi in prima pagina.

Il Pontefice chiede perdono per i preti pedofili, "una mostruosità assoluta, un orrendo peccato", sottolineando che è dovere della Chiesa far prova di estrema severità coi preti che tradiscono la loro missione e con la gerarchia che li dovesse proteggere.

mercoledì, febbraio 08, 2017

I Salesiani di Bari ricordano la figura di don Vincenzo Recchia nel decennale della morte



BARI - In occasione del decennale dalla morte, la Comunità dell’Istituto Salesiano Redentore di Bari, l’Università degli Studi di Bari e l’Università Pontifica Salesiana di Roma, ricordano la figura di don Vincenzo Recchia (1920-2007) in un evento culturale, dal titolo “Gregorio Magno, Maestro di Giustizia”, che si terrà presso la Biblioteca di quartiere “Don Bosco” dei Salesiani di Bari venerdì 10 febbraio alle ore 17:30.

Interverranno diverse personalità accademiche, dell’Università Pontificia Salesiana e dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, che hanno conosciuto e condiviso con don Recchia percorsi professionali e di studi.

In don Recchia – docente di Latino e di Letteratura Cristiana per un trentennio presso l’Università di Bari – è stato sempre vivo l’intento di comprendere il motivo per cui le opere di Gregorio Magno furono tanto ricopiate e lette nel Medioevo, giungendo a conclusione che doveva esserci un’innovazione profonda introdotta dal pontefice nelle lettere cristiane che ne giustificava l’interesse in vari ambienti ecclesiastici.

Del grande Papa e dell’esegeta innovatore, don Recchia ha preso lo stile della contemplazione e della ricerca di Dio nello studio accurato della Parola. Gli studi compiuti hanno dato a don Recchia una dimensione di spiritualità molto profonda, che ha saputo mettere a disposizione di quei sacerdoti e laici desiderosi di compiere un cammino di maggiore impegno religioso.

I suoi volumi su Gregorio Magno meritano attenzione accademica, ma anche attenzione religiosa e cristiana, per i molti stimoli e le molte prospettive di perfezione che aprono ai credenti. Ad oggi don Vincenzo Recchia è considerato lo studioso più esperto su Gregorio Magno.

giovedì, febbraio 02, 2017

Domani è San Biagio, protettore della gola e degli otorinolaringoiatri

di VITTORIO POLITO – Domani, 3 febbraio, ricorre la festività di San Biagio, indiscusso protettore della gola e degli specialisti otorinolaringoiatri. Biagio - il cui nome latino ‘Blasius’, deriva dall’aggettivo ‘blaesus’, balbuziente, a sua volta derivato dal greco ‘blaisos’, storto - sappiamo poco perché i suoi ‘Atti’ sono giunti tardivi e leggendari.

Un giorno si recò da lui una donna, il cui figlio era sul punto di morire a causa di una lisca di pesce che si era conficcata in gola e la benedizione del Santo con due ceri incrociati lo risanò immediatamente.

Pare che il culto di San Biagio sia particolarmente diffuso al Sud, ove si celebra, come in altre chiese, il rito dei due ceri per la benedizione della gola. San Biagio, martire e vescovo di Sebaste (Armenia), sarebbe stato martirizzato nel 316 per decapitazione, sotto la dominazione di Licinio (307-323).

Arrestato durante la persecuzione ordinata da Licinio, Biagio fu imprigionato, picchiato e sospeso ad un legno, dove con pettini di ferro gli fu scorticata la pelle e quindi lacerate le carni. Dopo un nuovo periodo di prigionia, fu gettato in un lago, dal quale uscì salvo, quindi per ordine dello stesso giudice, subì la decapitazione.

Il potere taumaturgico del Santo si estese nel tempo anche a numerose altre malattie: in particolare, in Germania è invocato contro i mali della vescica, per l’affinità fra il suo nome e il termine che indica quest’organo (Blase).

San Biagio è stato innalzato alla dignità di santo ed è invocato contro i mali di gola. Il corpo di Biagio venne deposto nella sua cattedrale a Sebaste, ma nel 732, mentre gli Arabi incalzano nella loro guerra di espansione religiosa, le sue spoglie vengono imbarcate da alcuni armeni alla volta di Roma. Secondo la leggenda, un’improvvisa tempesta costrinse la nave ad interrompere il viaggio nelle acque di Maratea (PZ) presso l’isolotto di Santo Ianni.

Maratea rappresenta uno dei più importanti luoghi sacri di riferimento per i fedeli di San Biagio, poiché sede di una importante Basilica Pontificia che custodisce i resti del santo, tra cui il torace.

A Maratea il Santo viene festeggiato, come San Nicola, due volte l’anno; il 3 febbraio e in occasione della ricorrenza della traslazione delle reliquie.

domenica, gennaio 29, 2017

Giornata mondiale dei malati di lebbra, Papa Francesco: "Questa malattia colpisce i poveri e gli emarginati"

CDV - Si celebra domenica 29 gennaio 2017 la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra e Papa Francesco ha evidenziato l'importanza di questa giornata. "Questa malattia, pur essendo in regresso, è ancora tra le più temute e colpisce i più poveri ed emarginati" ha sottolineato il Santo Padre "È importante lottare contro questo morbo, ma anche contro le discriminazioni che esso genera. Incoraggio e prego per quanti sono impegnati nel soccorso e nel reinserimento sociale delle persone colpite dal Morbo di Hansen".

giovedì, gennaio 26, 2017

Otorinolaringoiatri in festa per San Biagio protettore della gola

BARI - Il 3 febbraio di ogni anno si commemora San Biagio, protettore della gola e degli otorinolaringoiatri. Domenico Petrone, direttore dell’Unità Operativa di Otorinolaringologia dell’Ospedale “Di Venere” di Bari-Carbonara, e Vittorio Polito, giornalista e scrittore, hanno pensato bene di pubblicare, in omaggio a San Biagio, vescovo di Sebaste (Armenia), il libretto “San Biagio tra storia, leggenda e tradizione” edita da ECA (Edizioni Comunicazioni Adriatiche), che non vuole essere un testo-documentario, ma una raccolta di notizie in cui sono messe in evidenza storia, leggende e curiosità su Colui che, “dietro le quinte”, accompagna ogni gesto della professione specialistica, proteggendo nel contempo anche coloro che sono affetti da malattie della gola.

Gli autori, dopo una serie di ricerche, descrivono vita, miracoli e vicissitudini del Vescovo di Sebaste. È notorio il miracolo di San Biagio che salva un ragazzo che stava per soffocare a causa di una lisca di pesce che si era conficcata in gola. Il prodigio inasprì le autorità che tentarono di far rinnegare la fede a Biagio, ma il Santo con fermezza dimostrò che quello era un atto indegno di una creatura ragionevole, per cui un giudice lo fece battere con verghe e poi lasciato languire in carcere.

Parte delle sue spoglie sono presenti a Maratea (PZ), uno dei più importanti luoghi sacri di riferimento per i fedeli di San Biagio, ove viene festeggiato due volte l’anno, il 3 febbraio, giorno della sua morte, e la seconda Domenica di Maggio, in occasione della ricorrenza della traslazione, con un cerimoniale stabilito da un protocollo di diversi secoli.

In Puglia, nella Cattedrale di Ruvo, è custodito un frammento del braccio del Santo ed una statua lignea; a Carosino (TA), è conservato un pezzo di lingua; ad Avetrana (TA), un frammento della gola, ad Ostuni (BR), un frammento di osso. Altre reliquie sono presenti in altre località.

Petrone e Polito, hanno allargato le ricerche a leggende e tradizioni. E così ci fanno sapere che a Cannara (PG) i festeggiamenti del Santo sono occasione per sfidarsi in antichi giochi di abilità; a Fiuggi, invece, la sera prima della festa, si bruciano nella Piazza davanti al Municipio, le “stuzze”, grandi cataste di legna a forma piramidale, in ricordo del miracolo avvenuto nel 1298 che vide San Biagio far apparire delle finte fiamme in città, costringendo le truppe nemiche, che attendevano fuori le mura, a ripiegare, pensando di essere stati preceduti dagli alleati.

Nel volumetto non mancano curiosità, preghiere, immagini, detti popolari, “consigli” empirici, una nota che tratta la gola nell’accezione popolare, su come curare il mal di gola, tradizioni popolari ed anche la menzione di altri protettori degli Otorinolaringoiatri, come San Cono e San Francesco di Sales, quest’ultimo protettore dei sordomuti.

La pubblicazione è stata resa possibile con il contributo dell’Istituto Acustico Maico.

lunedì, gennaio 16, 2017

Papa Francesco incontra il presidente di Guinea. "Impegno concreto su migranti"

CDV - Nella mattina di lunedì 16 gennaio 2017 il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza S.E. il Prof. Alpha Condé, Presidente della Repubblica di Guinea, il quale si è successivamente incontrato con Sua Eminenza il Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Durante i cordiali colloqui, sono state evidenziate le buone relazioni esistenti fra la Santa Sede e la Guinea, soffermandosi su alcune questioni di comune interesse, quali lo sviluppo integrale della persona, la preservazione dell’ambiente, la lotta all’ingiustizia sociale e alla povertà, nonché lo sviluppo di politiche adeguate per affrontare il problema migratorio. In tale contesto, non si è mancato di valorizzare il ruolo e l’importante contributo offerto al Paese dalle istituzioni cattoliche, particolarmente nell’ambito educativo e sanitario, come pure nella promozione del dialogo interreligioso con la comunità musulmana.

Ci si è soffermati, infine, anche sulla situazione politica e sociale della Regione, con speciale riferimento all’impegno concreto della Repubblica di Guinea per contribuire alla sua pacificazione.

domenica, gennaio 15, 2017

Sant’Antonio Abate, tra storia e leggenda, dà inizio al Carnevale

di VITTORIO POLITO – Il 17 gennaio di ogni anno, in molti comuni italiani, si benedicono gli animali. Qualcuno sostiene che in questa notte gli animali possano addirittura parlare (?), ma da dove trae origine questa festa? Perché tanta importanza ai… maiali?

Con la celebrazione della festa di Sant’Antonio Abate (Sand’Andè per i baresi) inizia, il 17 gennaio di ogni anno, il periodo dedicato al Carnevale. Il Santo di cui parliamo a soli vent’anni, abbandonò ogni cosa per seguire il consiglio di Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’ vendi ciò che hai…», rifugiandosi così in una zona deserta dell’Egitto tra antiche tombe abbandonate e successivamente sulle rive del Mar Rosso, dove visse per ottant’anni da eremita.

L’esperienza del “deserto”, in senso reale o figurato, è ormai un metodo di vita ascetica, fatto di austerità, di sacrificio e di estrema solitudine. S. Antonio ne fu l’esempio più insigne e stimolante. Infatti, pur senza alcuna regola monastica, esercitò un grande influsso dapprima tra i suoi conterranei e poi in tutta la Chiesa.

A lui è associato il bastone a T, tau, 19ª lettera dell’alfabeto greco, e un maiale. Cosa c’entra il maiale, che per i cristiani era simbolo del male? Secondo gli studiosi all’inizio si trattava di un cinghiale, attributo del dio celtico Lug, dio del gioco e della divinazione, venerato in Gallia a cui erano consacrati cinghiali e maiali. Gli stessi sacerdoti venivano chiamati “Grandi Cinghiali Bianchi”, mentre il dio Lug regnava anche sugli inferi. L’emblema del cinghiale appariva anche sugli stendardi e sugli elmi dei celti. In realtà il maiale rappresenta simbolicamente il maligno e le seduzioni che i piaceri della carne provocano.

Vito Lozito, nel suo volume “Agiografia, Magia, Superstizione” (Levante Editori), fa una esauriente descrizione del protettore degli animali, nato intorno al 250 a Coman in Egitto e morto ultracentenario nel 356. Negli ultimi anni accolse presso di sé due monaci che l’accudirono nell’estrema vecchiaia; morì a 106 anni, il 17 gennaio del 356 e fu seppellito in un luogo segreto.

Nel 561 fu scoperto il suo sepolcro e le reliquie cominciarono un lungo viaggio nel tempo, da Alessandria a Costantinopoli, fino in Francia nell’XI secolo a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore.

In questo luogo per venerarne le reliquie, affluivano folle di malati, soprattutto di “ergotismo” (herpes zoster, cosiddetto “fuoco di S. Antonio”), causato dall’avvelenamento di un fungo presente nella segala, usata all’epoca per fare il pane.

I monaci Antoniani, infatti, consigliavano di «implorare il patrocinio del Santo e di cospargere le parti malate con il vino nel quale erano state immerse le sacre reliquie». In epoche successive si adoperò il grasso di maiale che, posto sull’immaginetta del Santo, veniva portato dai monaci all’ammalato e usato per guarire le ferite del “fuoco sacro”. In questo modo era completa la figura di Sant’Antonio abate, padrone del fuoco, vittorioso sulle tentazioni del demonio, del male e protettore del maiale.

Il morbo era conosciuto sin dall’antichità come ‘ignis sacer’ per il bruciore che provocava. Per gli ammalati che giungevano da lontano, si costruì un ospedale e una Confraternita di religiosi, l’antico Ordine ospedaliero degli ‘Antoniani’; il cui villaggio prese il nome di ‘Saint-Antoine de Viennois’. Il papa accordò loro il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade, nessuno li toccava se portavano una campanella di riconoscimento. Tale disposizione risultava necessaria dal momento che i maiali, girando per villaggi e città, provocavano numerosi danni.

L’allevamento vero e proprio, tuttavia, era svolto per conto dei monaci, gratuitamente e per devozione dei contadini, i quali, ad opera compiuta, ricevevano protezione per se stessi e per i lavori da effettuare durante il ciclo annuale di produzione. Il maiale in questo modo era “sacralizzato” e perdeva la sua connotazione demoniaca, dal momento che diventava il tramite più vicino perché le masse contadine ottenessero rassicurazione e promesse di fecondità e fertilità.

Fu così che Sant’Antonio Abate divenne il protettore degli animali ed una testimonianza di festeggiamento romano ce l’ha lasciata il poeta tedesco Goethe, che in un suo diario parla del 17 gennaio 1787, giorno sereno e tiepido dopo una notte che aveva gelato, nel quale poté assistere alla consacrazione degli animali domestici, con cavalli e muli infiocchettati e benedetti con copiose aspersioni d’acqua santa.

A Bari da qualche anno la benedizione degli animali, domestici e da cortile, si svolge sulla Piazzetta antistante la Chiesa di Sant’Anna, via Palazzo di Città, nel centro storico.

A Bari da qualche anno la benedizione degli animali, domestici e da cortile, si svolge sulla Piazzetta antistante la Chiesa di Sant’Anna, via Palazzo di Città, nel centro storico.

Ed infine qualche curiosità. In alcune località delle Marche, la festa di Sant’Antonio si festeggia anche con balli popolari, specie con il saltarello, accompagnato da corni e tamburi sino a tarda notte. Anche il fuoco è considerato parte integrante della festa. Secondo alcuni i riti attorno alla figura del Santo testimoniano un forte legame con le culture precristiane, soprattutto quella celtica e druidica. Una festa dunque di origini antiche finalizzata a sconfiggere il male e le malattie.

Una delle feste più belle si svolge a Soriano nel Cimino, nel Lazio, con la benedizione degli animali e la sfilata nel centro della cittadina del viterbese del carro del “Signore della Festa”. A Bagnaia, sempre nel viterbese, viene accesa una enorme pira, alta otto metri per circa 30 di diametro, che brucia per tutta la notte tra il 16 e il 17 gennaio. E, sempre la sera del 16 gennaio, due enormi torcioni di cinque metri di altezza, vengono accesi tradizionalmente a Collelongo (L’Aquila).

In Sardegna si fanno enormi falò, ma il fuoco più grande viene acceso a Novoli, in Puglia, denominata “la Fòcara” alta 25 metri, per 20 metri di diametro, ed eretto con migliaia di fascine di tralci di vite arrivate da tutta la regione.

domenica, gennaio 08, 2017

Papa Francesco: "Auto e dormitori aperti h24 per i clochard"

ROMA - I dormitori rimarranno aperti 24 ore, per poter stare al caldo anche di giorno, e, per i senza dimora che non vogliono muoversi da dove stazionano di solito, in dono sacchi a pelo speciali, resistenti fino a 20 gradi sotto zero. Si tratta delle numerose iniziative dell'Elemosineria apostolica per i clochard a Roma, per volontà di papa Francesco, in questi giorni e notti di grande freddo. "Abbiamo messo a disposizione anche le nostre auto dell'Elemosineria - dichiara mons. Konrad Krajewski - perché chi non vuole spostarsi possa dormirci dentro la notte".

L'ultima vittima del freddo è un pensionato di 81 anni, Nando Molteni, di Capriano, nel Monzese, è stato trovato morto per ipotermia a ridosso del fiume Bevera a Briosco, non lontano da casa sua, in Brianza. L'uomo, da tempo malato di Alzheimer, era scomparso nel tardo pomeriggio di ieri da casa sua a Capriano (Monza). Si era allontanato con indosso solo un maglione e le ciabatte, senza avvisare nessuno. Ha probabilmente perso l'orientamento e, col sopraggiungere del buio, non è riuscito a rientrare.

Nel Dipartimento della protezione civile a Roma il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha partecipato ad un incontro sull'emergenza maltempo: "Si sta lavorando con il massimo impegno per ridurre e far fronte ai disagi che si stanno vivendo in buona parte d'Italia", ha detto il premier.

Dopo il clochard morto ieri ad Avellino, sono stati trovati morti altri due senza fissa dimora. Un uomo di 48 anni, di origine polacca, senza fissa dimora, è morto la notte scorsa nei giardini del lungarno Santarosa a Firenze. Sono intervenuti carabinieri e il 118. Secondo i primi accertamenti, sarebbe morto per assideramento, a causa del freddo intenso della notte. Indagini sono comunque ancora in corso. L'uomo, trovato da alcuni passanti che hanno dato l'allarme, non aveva documenti ma sarebbe stato riconosciuto da un altro senza fissa dimora. La salma è stata trasportata a medicina legale.

domenica, gennaio 01, 2017

Papa Francesco: con la divisione viviamo soli e nel vuoto


ROMA - "La perdita dei legami che ci uniscono, tipica della nostra cultura frammentata e divisa, fa sì che cresca questo senso di orfanezza e perciò di grande vuoto e solitudine". A dirlo è Papa Francesco, sottolineando che "l'orfanezza spirituale ci fa perdere la memoria di quello che significa essere figli, essere nipoti, essere genitori, essere nonni, essere amici, essere credenti. Ci fa perdere la memoria del valore del gioco, del canto, del riso, del riposo, della gratuità". Serve quindi uscire dalla "corrosiva malattia della orfanezza spirituale", la malattia del narcisista, definita da Bergoglio un "cancro". È necessario occuparsi degli altri, come fa Maria. "Una società senza madri sarebbe una società senza pietà, che ha lasciato il posto soltanto al calcolo e alla speculazione". E Maria ha insegnato che "l'umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti" e "non c'è bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti".

giovedì, dicembre 29, 2016

Papa Francesco: nel 2016 4 mln di incontri in Vaticano

CDV - Più di 4 milioni i fedeli che nel 2016 hanno preso parte agli incontri con il Papa in Vaticano. Tra udienze, celebrazioni e Angelus i fedeli sono stati complessivamente 3.952.140, in crescita rispetto ai 3,2 milioni del 2015. I dati arrivano dalla Prefettura della Casa Pontificia. Nel 2013 e nel 2014, i primi anni di pontificato di Bergoglio, i fedeli in Vaticano, presenti ad incontri con il pontefice, erano stati rispettivamente 6,6 milioni e 5,9 milioni.

Bari,il 30 dicembre l'esterno della chiesa del Preziosissimo Sangue ospiterà il presepe vivente

di LUIGI LAGUARAGNELLA - Per la prima volta all’esterno della chiesa del Preziosissimo Sangue in San Rocco, tra il quartiere Murat e il Libertà, nel pomeriggio del 30 dicembre sarà allestito il presepe vivente. I giovanissimi della parrocchia con il supporto dei Missionari del Preziosissimo Sangue sul piccolo sagrato in via S. Visconti riproporranno la scena della Natività attorniato da altri scorci e mestieri che accoglieranno passanti e visitatori.

Nonostante le fredde giornate e anche lo spazio esiguo (essendo in centro cittadino) i ragazzi vogliono sperimentare questa prima edizione del presepe vivente. Vanno evidenziati il loro impegno e la loro volontà a poter condividere con la comunità e non solo questa loro prima esperienza vestiti da pastori, re Magi, e la Sacra Famiglia. Non mancherà la possibilità di mangiare e condividere qualcosa che i ragazzi offriranno presso alcune scene ai lati della capanna.

Dalle 18 all’esterno della chiesa del Preziosissimo Sangue fino alle 21 i giovanissimi e i Missionari sono lieti di trascorrere con i cittadini e i passanti un pomeriggio particolare e inusuale per le strade in cui è compresa la parrocchia.

domenica, dicembre 25, 2016

"Oggi i bimbi sotto le bombe e nei barconi"

CDV - "Lasciamoci interpellare anche dai bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall'affetto di una madre e di un padre, ma giacciono nelle squallide 'mangiatoie di dignità': nel rifugio sotterraneo per scampare ai bombardamenti, sul marciapiede di una grande città, sul fondo di un barcone sovraccarico di migranti. Lasciamoci interpellare dai bambini che non vengono lasciati nascere, da quelli che piangono perché nessuno sazia la loro fame, da quelli che non tengono in mano giocattoli, ma armi".

Al centro della messa della notte di Natale di Papa Francesco ci sono senza dubbio i bambini emarginati. Ad ispirare la preghiera del Pontefice, i bimbi di Aleppo, che in migliaia ancora rischiano la morte. E i bimbi migranti, quando venerdì si è registrato l'ennesimo naufragio nel Mediterraneo, che solo nel 2016 era già diventato la tomba di almeno 5.000 persone. Durante l'omelia, anche un passaggio a braccio sul consumismo: "Questa mondanità ci ha preso in ostaggio il Natale", ha detto.

"Pace - ha continuato il Pontefice - agli uomini e alle donne nella martoriata Siria, dove troppo sangue è stato sparso. Soprattutto nella città di Aleppo, teatro nelle ultime settimane di una delle battaglie più atroci, è quanto mai urgente che nel rispetto del diritto umanitario, si garantiscano assistenza e conforto alla stremata popolazione civile, che si trova ancora in una situazione disperata e di grande sofferenza e miseria. È tempo che le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi attivamente perché si raggiunga una soluzione negoziale e si ristabilisca la convivenza civile nel Paese".

Nel messaggio natalizio dei papi raramente è mancato un richiamo alla Terrasanta, e infatti anche papa Bergoglio lo ha rinnovato oggi, auspicando "pace alle donne e agli uomini dell'amata Terra Santa, scelta e prediletta da Dio. Israeliani e Palestinesi - ha detto - abbiano il coraggio e la determinazione di scrivere una nuova pagina della storia, in cui odio e vendetta cedano il posto alla volontà di costruire insieme un futuro di reciproca comprensione e armonia". Volgendo lo sguardo poi a Iraq, Libia e Yemen, papa Francesco ha citato per la prima volta la sofferenza dei popoli per "efferate azioni terroristiche".

domenica, dicembre 18, 2016

Bari, da Mosca centinaia di pellegrini ortodossi

(ANSA)
BARI - Sono all'incirca 600 i pellegrini russi ortodossi giunti nel capoluogo pugliese con voli charter da Mosca per dare il via alle festività ortodosse in onore di San Nicola.
 
Cinque alti rappresentanti del Patriarcato di Mosca guidano la delegazione russa: Nikon, metropolita di Ufa e Sterlitamak; Feofan, metropolita di Kazan e del Tatarstan; Matfej, vescovo di Anadyr e della Chukotka; Аmvrosij, vescovo di Neftekamsk e Birsk; Nikolaj, vescovo di Salavat e Kumertau. A renderlo noto il Centro economia e sviluppo italo-russo (Cesvir), il cui responsabile, Rocky Malatesta, sottolinea che "Bari accoglie sempre con stupore e meraviglia questo cammino spirituale dei cristiani ortodossi".   

sabato, dicembre 17, 2016

Papa Francesco compie 80 anni

CDV - Il Papa che più di tutti ha accelerato i tempi della Chiesa, Jorge Mario Bergoglio, compie oggi 80 anni. Bergoglio non ama essere festeggiato, non sembra soffrire granché il peso dell'età e, soprattutto, ha molte altri problemi a cui pensare.

Bergoglio sta, infatti, presiedendo una concelebrazione eucaristica con i Cardinali residenti a Roma dalle otto di mattina, e poi la sua giornata procederà normalmente: riceverà il Presidente della Repubblica di Malta, Marie Louise Coleiro Preca, il Prefetto della Congregazione per i Vescovi, Marc Ouellet, il Vescovo di Coira (Svizzera), Vitus Huonder, noto alle cronache per alcune sue prese di posizione polemiche sui gay, e, da ultimo, la Comunità di Nomadelfia.

"Non amava molto festeggiare il compleanno", ha spiegato un sacerdote che lo conosce molto bene, il sacerdote delle "Pepe" Di Paola che lavora nelle "villas miseras" di Buenos Aires. "E' vero, la gente lo ama molto - ha detto alla Radio vaticana - ma anche per loro il giorno del suo compleanno non è mai stato un giorno particolarmente importante...".