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lunedì, febbraio 13, 2017

Papa Francesco, "Come può un prete causare tanto male?"

CDV - "Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male?". Si tratta della domanda che il Papa si pone nella prefazione al libro in cui lo svizzero Daniel Pittet racconta gli abusi di un sacerdote, e che il quotidiano La Repubblica propone oggi in prima pagina.

Il Pontefice chiede perdono per i preti pedofili, "una mostruosità assoluta, un orrendo peccato", sottolineando che è dovere della Chiesa far prova di estrema severità coi preti che tradiscono la loro missione e con la gerarchia che li dovesse proteggere.

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mercoledì, febbraio 08, 2017

I Salesiani di Bari ricordano la figura di don Vincenzo Recchia nel decennale della morte



BARI - In occasione del decennale dalla morte, la Comunità dell’Istituto Salesiano Redentore di Bari, l’Università degli Studi di Bari e l’Università Pontifica Salesiana di Roma, ricordano la figura di don Vincenzo Recchia (1920-2007) in un evento culturale, dal titolo “Gregorio Magno, Maestro di Giustizia”, che si terrà presso la Biblioteca di quartiere “Don Bosco” dei Salesiani di Bari venerdì 10 febbraio alle ore 17:30.

Interverranno diverse personalità accademiche, dell’Università Pontificia Salesiana e dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, che hanno conosciuto e condiviso con don Recchia percorsi professionali e di studi.

In don Recchia – docente di Latino e di Letteratura Cristiana per un trentennio presso l’Università di Bari – è stato sempre vivo l’intento di comprendere il motivo per cui le opere di Gregorio Magno furono tanto ricopiate e lette nel Medioevo, giungendo a conclusione che doveva esserci un’innovazione profonda introdotta dal pontefice nelle lettere cristiane che ne giustificava l’interesse in vari ambienti ecclesiastici.

Del grande Papa e dell’esegeta innovatore, don Recchia ha preso lo stile della contemplazione e della ricerca di Dio nello studio accurato della Parola. Gli studi compiuti hanno dato a don Recchia una dimensione di spiritualità molto profonda, che ha saputo mettere a disposizione di quei sacerdoti e laici desiderosi di compiere un cammino di maggiore impegno religioso.

I suoi volumi su Gregorio Magno meritano attenzione accademica, ma anche attenzione religiosa e cristiana, per i molti stimoli e le molte prospettive di perfezione che aprono ai credenti. Ad oggi don Vincenzo Recchia è considerato lo studioso più esperto su Gregorio Magno.
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giovedì, febbraio 02, 2017

Domani è San Biagio, protettore della gola e degli otorinolaringoiatri

di VITTORIO POLITO – Domani, 3 febbraio, ricorre la festività di San Biagio, indiscusso protettore della gola e degli specialisti otorinolaringoiatri. Biagio - il cui nome latino ‘Blasius’, deriva dall’aggettivo ‘blaesus’, balbuziente, a sua volta derivato dal greco ‘blaisos’, storto - sappiamo poco perché i suoi ‘Atti’ sono giunti tardivi e leggendari.

Un giorno si recò da lui una donna, il cui figlio era sul punto di morire a causa di una lisca di pesce che si era conficcata in gola e la benedizione del Santo con due ceri incrociati lo risanò immediatamente.

Pare che il culto di San Biagio sia particolarmente diffuso al Sud, ove si celebra, come in altre chiese, il rito dei due ceri per la benedizione della gola. San Biagio, martire e vescovo di Sebaste (Armenia), sarebbe stato martirizzato nel 316 per decapitazione, sotto la dominazione di Licinio (307-323).

Arrestato durante la persecuzione ordinata da Licinio, Biagio fu imprigionato, picchiato e sospeso ad un legno, dove con pettini di ferro gli fu scorticata la pelle e quindi lacerate le carni. Dopo un nuovo periodo di prigionia, fu gettato in un lago, dal quale uscì salvo, quindi per ordine dello stesso giudice, subì la decapitazione.

Il potere taumaturgico del Santo si estese nel tempo anche a numerose altre malattie: in particolare, in Germania è invocato contro i mali della vescica, per l’affinità fra il suo nome e il termine che indica quest’organo (Blase).

San Biagio è stato innalzato alla dignità di santo ed è invocato contro i mali di gola. Il corpo di Biagio venne deposto nella sua cattedrale a Sebaste, ma nel 732, mentre gli Arabi incalzano nella loro guerra di espansione religiosa, le sue spoglie vengono imbarcate da alcuni armeni alla volta di Roma. Secondo la leggenda, un’improvvisa tempesta costrinse la nave ad interrompere il viaggio nelle acque di Maratea (PZ) presso l’isolotto di Santo Ianni.

Maratea rappresenta uno dei più importanti luoghi sacri di riferimento per i fedeli di San Biagio, poiché sede di una importante Basilica Pontificia che custodisce i resti del santo, tra cui il torace.

A Maratea il Santo viene festeggiato, come San Nicola, due volte l’anno; il 3 febbraio e in occasione della ricorrenza della traslazione delle reliquie.
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domenica, gennaio 29, 2017

Giornata mondiale dei malati di lebbra, Papa Francesco: "Questa malattia colpisce i poveri e gli emarginati"

CDV - Si celebra domenica 29 gennaio 2017 la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra e Papa Francesco ha evidenziato l'importanza di questa giornata. "Questa malattia, pur essendo in regresso, è ancora tra le più temute e colpisce i più poveri ed emarginati" ha sottolineato il Santo Padre "È importante lottare contro questo morbo, ma anche contro le discriminazioni che esso genera. Incoraggio e prego per quanti sono impegnati nel soccorso e nel reinserimento sociale delle persone colpite dal Morbo di Hansen".
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giovedì, gennaio 26, 2017

Otorinolaringoiatri in festa per San Biagio protettore della gola

BARI - Il 3 febbraio di ogni anno si commemora San Biagio, protettore della gola e degli otorinolaringoiatri. Domenico Petrone, direttore dell’Unità Operativa di Otorinolaringologia dell’Ospedale “Di Venere” di Bari-Carbonara, e Vittorio Polito, giornalista e scrittore, hanno pensato bene di pubblicare, in omaggio a San Biagio, vescovo di Sebaste (Armenia), il libretto “San Biagio tra storia, leggenda e tradizione” edita da ECA (Edizioni Comunicazioni Adriatiche), che non vuole essere un testo-documentario, ma una raccolta di notizie in cui sono messe in evidenza storia, leggende e curiosità su Colui che, “dietro le quinte”, accompagna ogni gesto della professione specialistica, proteggendo nel contempo anche coloro che sono affetti da malattie della gola.

Gli autori, dopo una serie di ricerche, descrivono vita, miracoli e vicissitudini del Vescovo di Sebaste. È notorio il miracolo di San Biagio che salva un ragazzo che stava per soffocare a causa di una lisca di pesce che si era conficcata in gola. Il prodigio inasprì le autorità che tentarono di far rinnegare la fede a Biagio, ma il Santo con fermezza dimostrò che quello era un atto indegno di una creatura ragionevole, per cui un giudice lo fece battere con verghe e poi lasciato languire in carcere.

Parte delle sue spoglie sono presenti a Maratea (PZ), uno dei più importanti luoghi sacri di riferimento per i fedeli di San Biagio, ove viene festeggiato due volte l’anno, il 3 febbraio, giorno della sua morte, e la seconda Domenica di Maggio, in occasione della ricorrenza della traslazione, con un cerimoniale stabilito da un protocollo di diversi secoli.

In Puglia, nella Cattedrale di Ruvo, è custodito un frammento del braccio del Santo ed una statua lignea; a Carosino (TA), è conservato un pezzo di lingua; ad Avetrana (TA), un frammento della gola, ad Ostuni (BR), un frammento di osso. Altre reliquie sono presenti in altre località.

Petrone e Polito, hanno allargato le ricerche a leggende e tradizioni. E così ci fanno sapere che a Cannara (PG) i festeggiamenti del Santo sono occasione per sfidarsi in antichi giochi di abilità; a Fiuggi, invece, la sera prima della festa, si bruciano nella Piazza davanti al Municipio, le “stuzze”, grandi cataste di legna a forma piramidale, in ricordo del miracolo avvenuto nel 1298 che vide San Biagio far apparire delle finte fiamme in città, costringendo le truppe nemiche, che attendevano fuori le mura, a ripiegare, pensando di essere stati preceduti dagli alleati.

Nel volumetto non mancano curiosità, preghiere, immagini, detti popolari, “consigli” empirici, una nota che tratta la gola nell’accezione popolare, su come curare il mal di gola, tradizioni popolari ed anche la menzione di altri protettori degli Otorinolaringoiatri, come San Cono e San Francesco di Sales, quest’ultimo protettore dei sordomuti.

La pubblicazione è stata resa possibile con il contributo dell’Istituto Acustico Maico.
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lunedì, gennaio 16, 2017

Papa Francesco incontra il presidente di Guinea. "Impegno concreto su migranti"

CDV - Nella mattina di lunedì 16 gennaio 2017 il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza S.E. il Prof. Alpha Condé, Presidente della Repubblica di Guinea, il quale si è successivamente incontrato con Sua Eminenza il Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Durante i cordiali colloqui, sono state evidenziate le buone relazioni esistenti fra la Santa Sede e la Guinea, soffermandosi su alcune questioni di comune interesse, quali lo sviluppo integrale della persona, la preservazione dell’ambiente, la lotta all’ingiustizia sociale e alla povertà, nonché lo sviluppo di politiche adeguate per affrontare il problema migratorio. In tale contesto, non si è mancato di valorizzare il ruolo e l’importante contributo offerto al Paese dalle istituzioni cattoliche, particolarmente nell’ambito educativo e sanitario, come pure nella promozione del dialogo interreligioso con la comunità musulmana.

Ci si è soffermati, infine, anche sulla situazione politica e sociale della Regione, con speciale riferimento all’impegno concreto della Repubblica di Guinea per contribuire alla sua pacificazione.
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domenica, gennaio 15, 2017

Sant’Antonio Abate, tra storia e leggenda, dà inizio al Carnevale

di VITTORIO POLITO – Il 17 gennaio di ogni anno, in molti comuni italiani, si benedicono gli animali. Qualcuno sostiene che in questa notte gli animali possano addirittura parlare (?), ma da dove trae origine questa festa? Perché tanta importanza ai… maiali?

Con la celebrazione della festa di Sant’Antonio Abate (Sand’Andè per i baresi) inizia, il 17 gennaio di ogni anno, il periodo dedicato al Carnevale. Il Santo di cui parliamo a soli vent’anni, abbandonò ogni cosa per seguire il consiglio di Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’ vendi ciò che hai…», rifugiandosi così in una zona deserta dell’Egitto tra antiche tombe abbandonate e successivamente sulle rive del Mar Rosso, dove visse per ottant’anni da eremita.

L’esperienza del “deserto”, in senso reale o figurato, è ormai un metodo di vita ascetica, fatto di austerità, di sacrificio e di estrema solitudine. S. Antonio ne fu l’esempio più insigne e stimolante. Infatti, pur senza alcuna regola monastica, esercitò un grande influsso dapprima tra i suoi conterranei e poi in tutta la Chiesa.

A lui è associato il bastone a T, tau, 19ª lettera dell’alfabeto greco, e un maiale. Cosa c’entra il maiale, che per i cristiani era simbolo del male? Secondo gli studiosi all’inizio si trattava di un cinghiale, attributo del dio celtico Lug, dio del gioco e della divinazione, venerato in Gallia a cui erano consacrati cinghiali e maiali. Gli stessi sacerdoti venivano chiamati “Grandi Cinghiali Bianchi”, mentre il dio Lug regnava anche sugli inferi. L’emblema del cinghiale appariva anche sugli stendardi e sugli elmi dei celti. In realtà il maiale rappresenta simbolicamente il maligno e le seduzioni che i piaceri della carne provocano.

Vito Lozito, nel suo volume “Agiografia, Magia, Superstizione” (Levante Editori), fa una esauriente descrizione del protettore degli animali, nato intorno al 250 a Coman in Egitto e morto ultracentenario nel 356. Negli ultimi anni accolse presso di sé due monaci che l’accudirono nell’estrema vecchiaia; morì a 106 anni, il 17 gennaio del 356 e fu seppellito in un luogo segreto.

Nel 561 fu scoperto il suo sepolcro e le reliquie cominciarono un lungo viaggio nel tempo, da Alessandria a Costantinopoli, fino in Francia nell’XI secolo a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore.

In questo luogo per venerarne le reliquie, affluivano folle di malati, soprattutto di “ergotismo” (herpes zoster, cosiddetto “fuoco di S. Antonio”), causato dall’avvelenamento di un fungo presente nella segala, usata all’epoca per fare il pane.

I monaci Antoniani, infatti, consigliavano di «implorare il patrocinio del Santo e di cospargere le parti malate con il vino nel quale erano state immerse le sacre reliquie». In epoche successive si adoperò il grasso di maiale che, posto sull’immaginetta del Santo, veniva portato dai monaci all’ammalato e usato per guarire le ferite del “fuoco sacro”. In questo modo era completa la figura di Sant’Antonio abate, padrone del fuoco, vittorioso sulle tentazioni del demonio, del male e protettore del maiale.

Il morbo era conosciuto sin dall’antichità come ‘ignis sacer’ per il bruciore che provocava. Per gli ammalati che giungevano da lontano, si costruì un ospedale e una Confraternita di religiosi, l’antico Ordine ospedaliero degli ‘Antoniani’; il cui villaggio prese il nome di ‘Saint-Antoine de Viennois’. Il papa accordò loro il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade, nessuno li toccava se portavano una campanella di riconoscimento. Tale disposizione risultava necessaria dal momento che i maiali, girando per villaggi e città, provocavano numerosi danni.

L’allevamento vero e proprio, tuttavia, era svolto per conto dei monaci, gratuitamente e per devozione dei contadini, i quali, ad opera compiuta, ricevevano protezione per se stessi e per i lavori da effettuare durante il ciclo annuale di produzione. Il maiale in questo modo era “sacralizzato” e perdeva la sua connotazione demoniaca, dal momento che diventava il tramite più vicino perché le masse contadine ottenessero rassicurazione e promesse di fecondità e fertilità.

Fu così che Sant’Antonio Abate divenne il protettore degli animali ed una testimonianza di festeggiamento romano ce l’ha lasciata il poeta tedesco Goethe, che in un suo diario parla del 17 gennaio 1787, giorno sereno e tiepido dopo una notte che aveva gelato, nel quale poté assistere alla consacrazione degli animali domestici, con cavalli e muli infiocchettati e benedetti con copiose aspersioni d’acqua santa.

A Bari da qualche anno la benedizione degli animali, domestici e da cortile, si svolge sulla Piazzetta antistante la Chiesa di Sant’Anna, via Palazzo di Città, nel centro storico.

A Bari da qualche anno la benedizione degli animali, domestici e da cortile, si svolge sulla Piazzetta antistante la Chiesa di Sant’Anna, via Palazzo di Città, nel centro storico.

Ed infine qualche curiosità. In alcune località delle Marche, la festa di Sant’Antonio si festeggia anche con balli popolari, specie con il saltarello, accompagnato da corni e tamburi sino a tarda notte. Anche il fuoco è considerato parte integrante della festa. Secondo alcuni i riti attorno alla figura del Santo testimoniano un forte legame con le culture precristiane, soprattutto quella celtica e druidica. Una festa dunque di origini antiche finalizzata a sconfiggere il male e le malattie.

Una delle feste più belle si svolge a Soriano nel Cimino, nel Lazio, con la benedizione degli animali e la sfilata nel centro della cittadina del viterbese del carro del “Signore della Festa”. A Bagnaia, sempre nel viterbese, viene accesa una enorme pira, alta otto metri per circa 30 di diametro, che brucia per tutta la notte tra il 16 e il 17 gennaio. E, sempre la sera del 16 gennaio, due enormi torcioni di cinque metri di altezza, vengono accesi tradizionalmente a Collelongo (L’Aquila).

In Sardegna si fanno enormi falò, ma il fuoco più grande viene acceso a Novoli, in Puglia, denominata “la Fòcara” alta 25 metri, per 20 metri di diametro, ed eretto con migliaia di fascine di tralci di vite arrivate da tutta la regione.
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domenica, gennaio 08, 2017

Papa Francesco: "Auto e dormitori aperti h24 per i clochard"

ROMA - I dormitori rimarranno aperti 24 ore, per poter stare al caldo anche di giorno, e, per i senza dimora che non vogliono muoversi da dove stazionano di solito, in dono sacchi a pelo speciali, resistenti fino a 20 gradi sotto zero. Si tratta delle numerose iniziative dell'Elemosineria apostolica per i clochard a Roma, per volontà di papa Francesco, in questi giorni e notti di grande freddo. "Abbiamo messo a disposizione anche le nostre auto dell'Elemosineria - dichiara mons. Konrad Krajewski - perché chi non vuole spostarsi possa dormirci dentro la notte".

L'ultima vittima del freddo è un pensionato di 81 anni, Nando Molteni, di Capriano, nel Monzese, è stato trovato morto per ipotermia a ridosso del fiume Bevera a Briosco, non lontano da casa sua, in Brianza. L'uomo, da tempo malato di Alzheimer, era scomparso nel tardo pomeriggio di ieri da casa sua a Capriano (Monza). Si era allontanato con indosso solo un maglione e le ciabatte, senza avvisare nessuno. Ha probabilmente perso l'orientamento e, col sopraggiungere del buio, non è riuscito a rientrare.

Nel Dipartimento della protezione civile a Roma il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha partecipato ad un incontro sull'emergenza maltempo: "Si sta lavorando con il massimo impegno per ridurre e far fronte ai disagi che si stanno vivendo in buona parte d'Italia", ha detto il premier.

Dopo il clochard morto ieri ad Avellino, sono stati trovati morti altri due senza fissa dimora. Un uomo di 48 anni, di origine polacca, senza fissa dimora, è morto la notte scorsa nei giardini del lungarno Santarosa a Firenze. Sono intervenuti carabinieri e il 118. Secondo i primi accertamenti, sarebbe morto per assideramento, a causa del freddo intenso della notte. Indagini sono comunque ancora in corso. L'uomo, trovato da alcuni passanti che hanno dato l'allarme, non aveva documenti ma sarebbe stato riconosciuto da un altro senza fissa dimora. La salma è stata trasportata a medicina legale.
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domenica, gennaio 01, 2017

Papa Francesco: con la divisione viviamo soli e nel vuoto


ROMA - "La perdita dei legami che ci uniscono, tipica della nostra cultura frammentata e divisa, fa sì che cresca questo senso di orfanezza e perciò di grande vuoto e solitudine". A dirlo è Papa Francesco, sottolineando che "l'orfanezza spirituale ci fa perdere la memoria di quello che significa essere figli, essere nipoti, essere genitori, essere nonni, essere amici, essere credenti. Ci fa perdere la memoria del valore del gioco, del canto, del riso, del riposo, della gratuità". Serve quindi uscire dalla "corrosiva malattia della orfanezza spirituale", la malattia del narcisista, definita da Bergoglio un "cancro". È necessario occuparsi degli altri, come fa Maria. "Una società senza madri sarebbe una società senza pietà, che ha lasciato il posto soltanto al calcolo e alla speculazione". E Maria ha insegnato che "l'umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti" e "non c'è bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti".
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giovedì, dicembre 29, 2016

Papa Francesco: nel 2016 4 mln di incontri in Vaticano

CDV - Più di 4 milioni i fedeli che nel 2016 hanno preso parte agli incontri con il Papa in Vaticano. Tra udienze, celebrazioni e Angelus i fedeli sono stati complessivamente 3.952.140, in crescita rispetto ai 3,2 milioni del 2015. I dati arrivano dalla Prefettura della Casa Pontificia. Nel 2013 e nel 2014, i primi anni di pontificato di Bergoglio, i fedeli in Vaticano, presenti ad incontri con il pontefice, erano stati rispettivamente 6,6 milioni e 5,9 milioni.
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Bari,il 30 dicembre l'esterno della chiesa del Preziosissimo Sangue ospiterà il presepe vivente

di LUIGI LAGUARAGNELLA - Per la prima volta all’esterno della chiesa del Preziosissimo Sangue in San Rocco, tra il quartiere Murat e il Libertà, nel pomeriggio del 30 dicembre sarà allestito il presepe vivente. I giovanissimi della parrocchia con il supporto dei Missionari del Preziosissimo Sangue sul piccolo sagrato in via S. Visconti riproporranno la scena della Natività attorniato da altri scorci e mestieri che accoglieranno passanti e visitatori.

Nonostante le fredde giornate e anche lo spazio esiguo (essendo in centro cittadino) i ragazzi vogliono sperimentare questa prima edizione del presepe vivente. Vanno evidenziati il loro impegno e la loro volontà a poter condividere con la comunità e non solo questa loro prima esperienza vestiti da pastori, re Magi, e la Sacra Famiglia. Non mancherà la possibilità di mangiare e condividere qualcosa che i ragazzi offriranno presso alcune scene ai lati della capanna.

Dalle 18 all’esterno della chiesa del Preziosissimo Sangue fino alle 21 i giovanissimi e i Missionari sono lieti di trascorrere con i cittadini e i passanti un pomeriggio particolare e inusuale per le strade in cui è compresa la parrocchia.
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domenica, dicembre 25, 2016

"Oggi i bimbi sotto le bombe e nei barconi"

CDV - "Lasciamoci interpellare anche dai bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall'affetto di una madre e di un padre, ma giacciono nelle squallide 'mangiatoie di dignità': nel rifugio sotterraneo per scampare ai bombardamenti, sul marciapiede di una grande città, sul fondo di un barcone sovraccarico di migranti. Lasciamoci interpellare dai bambini che non vengono lasciati nascere, da quelli che piangono perché nessuno sazia la loro fame, da quelli che non tengono in mano giocattoli, ma armi".

Al centro della messa della notte di Natale di Papa Francesco ci sono senza dubbio i bambini emarginati. Ad ispirare la preghiera del Pontefice, i bimbi di Aleppo, che in migliaia ancora rischiano la morte. E i bimbi migranti, quando venerdì si è registrato l'ennesimo naufragio nel Mediterraneo, che solo nel 2016 era già diventato la tomba di almeno 5.000 persone. Durante l'omelia, anche un passaggio a braccio sul consumismo: "Questa mondanità ci ha preso in ostaggio il Natale", ha detto.

"Pace - ha continuato il Pontefice - agli uomini e alle donne nella martoriata Siria, dove troppo sangue è stato sparso. Soprattutto nella città di Aleppo, teatro nelle ultime settimane di una delle battaglie più atroci, è quanto mai urgente che nel rispetto del diritto umanitario, si garantiscano assistenza e conforto alla stremata popolazione civile, che si trova ancora in una situazione disperata e di grande sofferenza e miseria. È tempo che le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi attivamente perché si raggiunga una soluzione negoziale e si ristabilisca la convivenza civile nel Paese".

Nel messaggio natalizio dei papi raramente è mancato un richiamo alla Terrasanta, e infatti anche papa Bergoglio lo ha rinnovato oggi, auspicando "pace alle donne e agli uomini dell'amata Terra Santa, scelta e prediletta da Dio. Israeliani e Palestinesi - ha detto - abbiano il coraggio e la determinazione di scrivere una nuova pagina della storia, in cui odio e vendetta cedano il posto alla volontà di costruire insieme un futuro di reciproca comprensione e armonia". Volgendo lo sguardo poi a Iraq, Libia e Yemen, papa Francesco ha citato per la prima volta la sofferenza dei popoli per "efferate azioni terroristiche".
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domenica, dicembre 18, 2016

Bari, da Mosca centinaia di pellegrini ortodossi

(ANSA)
BARI - Sono all'incirca 600 i pellegrini russi ortodossi giunti nel capoluogo pugliese con voli charter da Mosca per dare il via alle festività ortodosse in onore di San Nicola.
 
Cinque alti rappresentanti del Patriarcato di Mosca guidano la delegazione russa: Nikon, metropolita di Ufa e Sterlitamak; Feofan, metropolita di Kazan e del Tatarstan; Matfej, vescovo di Anadyr e della Chukotka; Аmvrosij, vescovo di Neftekamsk e Birsk; Nikolaj, vescovo di Salavat e Kumertau. A renderlo noto il Centro economia e sviluppo italo-russo (Cesvir), il cui responsabile, Rocky Malatesta, sottolinea che "Bari accoglie sempre con stupore e meraviglia questo cammino spirituale dei cristiani ortodossi".   
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sabato, dicembre 17, 2016

Papa Francesco compie 80 anni

CDV - Il Papa che più di tutti ha accelerato i tempi della Chiesa, Jorge Mario Bergoglio, compie oggi 80 anni. Bergoglio non ama essere festeggiato, non sembra soffrire granché il peso dell'età e, soprattutto, ha molte altri problemi a cui pensare.

Bergoglio sta, infatti, presiedendo una concelebrazione eucaristica con i Cardinali residenti a Roma dalle otto di mattina, e poi la sua giornata procederà normalmente: riceverà il Presidente della Repubblica di Malta, Marie Louise Coleiro Preca, il Prefetto della Congregazione per i Vescovi, Marc Ouellet, il Vescovo di Coira (Svizzera), Vitus Huonder, noto alle cronache per alcune sue prese di posizione polemiche sui gay, e, da ultimo, la Comunità di Nomadelfia.

"Non amava molto festeggiare il compleanno", ha spiegato un sacerdote che lo conosce molto bene, il sacerdote delle "Pepe" Di Paola che lavora nelle "villas miseras" di Buenos Aires. "E' vero, la gente lo ama molto - ha detto alla Radio vaticana - ma anche per loro il giorno del suo compleanno non è mai stato un giorno particolarmente importante...". 
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giovedì, dicembre 08, 2016

Vaticano apre sito web su abusi sessuali

ROMA - Negli ultimi anni ci sono stati molti casi di pedofilia casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica, ovvero abusi sessuali su minori o possesso di materiale pedopornografico da parte di vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti appartenenti alla Chiesa cattolica, una serie di episodi che hanno riscosso una vasta eco mediatica e una considerevole attenzione da parte dell'opinione pubblica internazionale a partire dal 2002 e, in particolar modo, tra il 2009 e il 2010.

La Chiesa ha già avviato un percorso di cambiamento per prevenire gli abusi e al fine di aiutare le persone colpite. Un esempio è la commissione che il Papa Francesco ha nominato nel 2013, guidata dal cardinale di Boston, Sean O'Malley. Il prossimo passo è l'apertura di un sito web, "protectionofminors.va" che è online che rafforzerà il lavoro. Il sito prevede aperta in una nuova scheda la pagina che consente oltre ad una guida per le comunità locali che lavorano per proteggere e prevenire gli abusi sessuali, le linee guida su come verranno trattati i reclami, e consigli pratici su come aiutare le vittime. Ci sono anche notizie e informazioni sul lavoro della Commissione e la pagina incoraggia lo scambio di informazioni all'interno della Chiesa cattolica. Marie Collins, membro della Commissione, ha spiegato che  l'iniziativa è così importante, che incoraggierà le persone colpite a farsi avanti e a chiedere aiuto. Finora il sito era solo in inglese, ma è prevista per la fine dell'anno il lancio anche in spagnolo, francese, italiano e portoghese. "E 'molto importante per noi in seno alla Commissione che siamo il più trasparente possibile. Vogliamo che tutti sappiano che noi facciamo tutto il possibile per compiere la nostra missione," ha inoltre dichiarato il coordinatore della Commissione Emer McCarthy.

La Commissione desidera inoltre sviluppare un programma di formazione per tutti all'interno della chiesa che sono coinvolti nel lavoro contro gli abusi sessuali. Il Papa ha ripetutamente condannato gli abusi sessuali del clero cattolico. Nel febbraio 2015, Papa Francesco ha sottolineato nella lettera inviata ai presidenti delle Conferenze Episcopali e ai superiori degli Istituti di vita consacrata. Le famiglie devono sentire che hanno tutto il diritto di trasformare la chiesa in piena fiducia, perché è una casa sicura, il Papa ha scritto in una lettera ai vescovi, che la priorità della Chiesa davanti ai casi di abusi su minori non deve essere quella di evitare lo scandalo, ma di tutelare le vittime e riparare ai torti commessi.

«Le famiglie devono sapere che la Chiesa non risparmia sforzi per tutelare i loro figli e hanno il diritto di rivolgersi ad essa con piena fiducia, perché è una casa sicura - afferma il Papa -. Pertanto, non potrà venire accordata priorità ad altro tipo di considerazioni, di qualunque natura esse siano, come ad esempio il desiderio di evitare lo scandalo, poiché - avverte Francesco - non c’è assolutamente posto nel ministero per coloro che abusano dei minori». La Commissione, spiega Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” ha diciassette membri fra uomini e donne, sia nella Chiesa cattolica che fuori, provenienti da tutti i continenti della terra.
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martedì, dicembre 06, 2016

Libri, la vita di San Domenico in una speciale edizione di padre Gerardo Cioffari

di VITTORIO POLITO - È stato pubblicato da “Basilica San Nicola Editore” il volume di grande formato “San Domenico – Fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori”, di padre Gerardo Cioffari o.p., eccelso storico della Basilica.

Il volume è stato edito in occasione delle celebrazioni degli 800 anni della nascita dell’Ordine domenicano e l’incarico a padre Cioffari e a fr. Santo Pagnotta (responsabile della grafica e dell’impostazione editoriale) è stata voluta dal Priore Provinciale Francesco La Vecchia, col consenso del Consiglio Provinciale.

Scrivere la Vita di un Santo come Domenico non è cosa facile, ma per padre Gerardo Cioffari, grande agiografo di San Nicola, non è stata cosa difficile, essendo anche poliglotta.

“Fr. Gerardo – scrive il priore provinciale nella presentazione - persegue lo scopo di offrire un’immagine di Domenico più aderente alla realtà, in cui il Santo è sempre spinto da motivazioni spirituali, ma è al contempo dotato di un forte senso della realtà concreta”.

Molti scrittori domenicani hanno preferito riempire i vuoti documentari con retorici discorsi sulle sue virtù, o con stereotipi vari in cui si fanno apparire come dati certi quelle che sono solo supposizioni. Ma padre Cioffari, è andato oltre, ha tentato di staccarsi da questa storiografia tradizionale, prendendo sul serio ed analizzando quanto scrivono quegli studiosi che ardiscono mettere in discussione dei “dogmi” della storiografia domenicana.

Scrive padre Cioffari nella premessa: “Dato che ritengo che la vita dell’uomo Domenico è bella in sé, non ho ritenuto opportuno appesantirla con una santità “senza macchia sempre. La santità non è nel non cadere, ma nel trovare la forza di rialzarsi. Anche Domenico fu un uomo del suo tempo, e il suo fu un tempo di grandi sconvolgimenti. Tutta la sua predicazione si svolse in un contesto di inaudite violenze, perpetrate anche dai suoi amici, ecclesiastici e non”.

Il Priore, fr. Francesco La Vecchia, ringrazia fr. Gerardo Cioffari e fr. Santo Pagnotta per aver contribuito con il volume di cui parliamo a celebrare il Giubileo dell’Ordine. Un contributo che, inserendosi per vocazione “in medio Ecclesiæ”, continua a narrare la storia dei figli di Domenico, pronti a cercare quella Verità che rende possibile ogni Carità.

Il volume è elegantemente confezionato, illustrato e con una impaginazione forse anche troppo appariscente per la materia trattata, giustificabile con gli 800 anni “d’età anagrafica” dell’Ordine, ed è disponibile presso la stessa Basilica di Bari.

La cultura e l’impegno di Cioffari ci ricordano che “Non omnia possumus omnes” e in questo penso al sottoscritto e a tanti miei colleghi “impegnati oltre”.

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Efcaristo, gioia e letizia per la visita del patriarca Bartolomeo a Bari

di LUIGI LAGUARAGNELLA - Spesso si dice che Bari è il ponte tra occidente e oriente, la città che custodisce le reliquie di San Nicola, vero e proprio simbolo di unione tra due sponde, due mondi, due fedi. Tali simbologie vengono sempre usate per descrivere le caratteristiche del capoluogo pugliese.

Alla vigilia della festa del santo più “ecumenico” e venerato al mondo, finalmente quei simboli, si può dire, sono diventati realtà. Bari concretamente può definirsi, anzi essere ufficialmente ponte di dialogo e culture, grazie alla visita (storica) del patriarca di Costantinopoli (una delle figure di maggior spicco e valore spirituale della religione ortodossa) Bartolomeo I.

Bari ha vissuto un momento unico. In occasione dell’apertura dell’anno accademico della Facoltà Teologica Pugliese, la basilica di San Nicola si è trasformata in quel ponte. Alla presenza di tanti giovani seminaristi e non solo il priore della basilica Padre Ciro Capotosto e l’arcivescovo della diocesi di Bari-Bitonto Mons. Francesco Cacucci hanno consegnato al patriarca di Costantinopoli il premio Ecumenico San Nicola per il suo impegno universale nel processo di dialogo e di pace. In occasione di questa prima visita nella città di San Nicola, Mons. Cacucci ha letto un saluto di papa Francesco e consegnato a Bartolomeo una lampada a forma di caravella simile a quella conservato nella cripta del vescovo di Myra. Il patriarca, ricambiando ha donato all’arcivescovo un turibolo, elemento importante della liturgia bizantina.

Un momento unico per la città che attraverso, prima le parole di Emiliano e Decaro, poi quelle di Mons. Cacucci, hanno espresso la gratitudine e la gioia per la presenza di questa importante figura, un motivo per confermare l’impegno e l’indole di Bari e dei baresi ad essere luogo e persone accoglienti, che rispettano le diversità, che sanno andare incontro ai bisogni del prossimo. C’è la presenza di San Nicola a rafforzare questi valori, ma negli anni l’impegno della comunità locale verso l’apertura e il dialogo in un contesto di chiusura e di “ritorno ai muri” è senza dubbio un elemento controcorrente.

Bartolomeo, nella sua lectio magistralis, ha posto l’accento sul senso della comunione che tiene legato Dio e l’uomo e soprattutto quest’ultimo con i fratelli. E’ per lui tutto relazione: l’amore discendente di Dio e quello ascendente dell’uomo e conferma “Dio si è fatto uomo, affinchè l’uomo potesse assomigliare a Dio”. Parla del valore del Concilio nel processo di sviluppo e dialogo cristiano e interreligioso. La voglia di dialogo, emersa proprio dal Concilio rappresenta proprio quel mare che divide occidente da oriente che deve unire e invece è la tomba di tanti fratelli migranti. Il patriarca sottolinea l’impegno costante del Cristianesimo, che nonostante le tensioni storiche, le guerre, i totalitarismi ha sempre cercato quella comunione. Proprio la religione è stato l’elemento che soprattutto in oriente ha allontanato i fondamentalismi ed è stato elemento di speranza.

Poi Bartolomeo, in sintonia con la sensibilità di papa Francesco, dell’uomo chiamato ad essere custode del creato: l’ecologia altro non è che prendersi cura della casa di ognuno che è il mondo. Il creato è bellezza e la bellezza, come ha ricordato Mons. Cacucci è la via della conoscenza, nel cristianesimo diventa unità e libertà.

Bellezza fa rima con arte e Bartolomeo è maestro dell’arte del dialogo, uomo di livello mondiale, o meglio ecumenico che esalta del suo patriarcato proprio l’elemento spirituale che permette di arrivare alla pace con il dialogo.

Tra i motivi della presenza di Bartolomeo a Bari c’è la donazione alla comunità greco-ortodossa della chiesa del Sacro Cuore e non meno importante, anche se nell’aspetto liturgico, la memoria obbligatoria di San Nicola nel Messale romano.

Insomma il Santo di Bari sarà ufficialmente ricordato da tutto il mondo cristiano. Poi se per Bari capiterà di vedere passeggiare molto spesso per strada qualche uomo con la barba lunga e un lungo abito nero  e in testa un alto cappello, sarà ancora più bello affermare che su questo ponte c’è posto per tutti, cattolici e ortodossi.
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domenica, dicembre 04, 2016

Fatti e curiosità su San Nicola

di VITTORIO POLITO – San Nicola di Bari è uno dei Santi più celebri della cristianità. Nicola o Nikòlaos, che significa vincitore del popolo, è uno dei santi più popolari del calendario liturgico. La sua personalità storica, anche se molto ben conosciuta, non spiega il culto che a lui si rende non solo in Europa ma in ogni parte del mondo. Del nome Nicola si usano molte varianti, sia al maschile: Nicolino, Nico, Nicol, Nicolò o Niccolò, Nikita, che al femminile: Nicole, Nicoletta, Niki. Nicola è un nome molto diffuso in Italia, soprattutto al Sud e in particolare a Bari. Tra i personaggi celebri si ricordano il filosofo Nicòla Damasceno (64-4 a.C.), l’astronomo polacco Niccolò Copernico (1473-1543), gli scrittori Niccolò Machiavelli (1469-1527), Niccolò Tommaseo (1802-1874), Nikolaj Gogol (1809-1852), i musicisti Niccolò Piccinni (1728-1800), Niccolò Paganini (1782-1840) e Nikolaj Rimskij-Korsakov (1844-1908), il pianista Nikita Magaloff (1912-1992) e il filosofo e storico Nicola Abbagnano (1901-1990).

San Nicola non è un protettore qualunque, né solo un genio tutelare religioso, ma il Patrono civile di Bari ed i modi con cui onorarlo sono tanti, simbolici e pratici. Egli, infatti, è assertore e difensore del sentimento cittadino e chi trova nel suo culto una semplice forma di superstizione o di fanatismo è un ignorante che non conosce l’anima storica del suo paese.

Il 1° novembre del 1630 fu nominata Santa Teresa protettrice di Bari e l’atto ufficiale fu stipulato nell’ambito dell’Università (il Comune dell’epoca), mentre il giorno dopo, i due sindaci della città, Ferdinando Dottula e Giovanni de Baldis, s’accorsero di aver commesso un grosso errore: l’inversione dell’ordine gerarchico, facendo passare in second’ordine San Nicola e, successivamente, con affannosa corsa procedettero, pur infrangendo le regole del protocollo, a correggere il tabellione municipale (una sorta di albo pretorio sul quale si scrivevano gli atti pubblici). Con una nota a margine dell’atto, si legge tra l’altro “…il gloriosissimo Santo, quale non solo Padre e Padrone di questa città, ma ancora di tutta la Provincia, che perciò si chiama la Provincia di San Niccolò…” (A. Perotti, “Bari dei nostri nonni”, Adriatica Editrice, 1975).

Questo fatto suscitò gran gelosia tra i baresi appartenenti alle due chiese, anche perché era ben noto che il nome del nostro San Nicola è iscritto in testa al volume delle antiche Consuetudini e che la sua effige decorava anche lo stemma urbano di Bari e l’aula del Seggio (sede del magistrato comunale), e poi è arcinoto in qualsiasi latitudine che il nome della città è legato a quello del suo Santo protettore.

I baresi riconoscevano San Nicola anche nell’aspetto fisico coniando una moneta nella quale fu impressa l’immagine del Santo. Anche nel manuale pittorico del Monte Athos in Grecia, il nostro protettore è effigiato sulla pietra delle laure basiliane (gruppo di celle scavate nella roccia) e sulle bocce della manna. Un giudice barese, Romualdo, utilizzò un sigillo con la più antica immagine barese del Santo.

Il popolo barese quindi riconosce in San Nicola “l’ereditato simbolo della religiosità della stirpe, immutabile essenza se pure variabile apparenza, fiore immortale dell’anima di Bari, che rispunta ogni anno da millenni, in una data prescritta dalle costellazioni, e rinnova nella pienezza di primavera la festa del mare”.

«L’ecumenicità del santo, fece sì che non solo dai paesi di tradizione latina (come Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Belgio, Spagna), ma anche da quelli slavi (Russia, Serbia, Croazia, Polonia), giungessero pellegrini, a testimonianza di un culto più forte della stessa divisione delle chiese cattolica e ortodossa. Il pellegrinaggio russo ortodosso a Bari è divenuto oggi quotidiano» (padre Gerardo Cioffari).

Nico Veneziani, cardiologo, che sa molto di San Nicola, in una nota pubblicata su “San Nicola, il dialetto barese e… (Levante), scrive fra l’altro che: «Nei primi anni del novecento, durante il conflitto russo-nipponico, il giornalista Luigi Barzini, noto anche per aver partecipato al raid Pechino-Parigi, capitò in una città giapponese sede di un campo di raccolta di prigionieri russi. Nel silenzio e nella mistica oscurità di un tempio shintoista intravide una icona di San Nicola adorna di numerosi fiori freschi. La popolazione locale aveva adottato tra le sue divinità anche il barbuto Santo di Bari. Potere ecumenico di un Santo occidentale a forte connotazione interreligiosa».

L’inserimento dell’effige di San Nicola in una delle liste elettorali del Comune di Bari del 24 novembre 1946, risultò prima nella competizione per il primo Consiglio Comunale del dopoguerra, con 34287 voti (24 seggi), in concorrenza con la lista “Garibaldi” 30916 voti (22 seggi) e “Scudo crociato” 6882 voti (4 seggi).

Infine mi piace ricordare San Nicola Nero (Sanda Necòle Gnore), la tela presente a Bari, restaurata oltre un decennio fa, che ha un significato particolare per i fedeli baresi e per i pellegrini che visitano la Basilica di San Nicola, oggi retta da padre Ciro Capotosto o.p. Le caratteristiche del dipinto furono all’origine di una leggenda circa il colore scuro della pelle del Santo. Essa rappresenta, una delle immagini cui è legata assoluta devozione. Quando i pellegrini arrivano in Basilica, la prima tappa del loro pellegrinaggio è proprio la visita all’immagine del San Nicola Nero.
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domenica, novembre 27, 2016

San Nicola tra mito, realtà e curiosità

di VITTORIO POLITO - San Nicola è uno dei Santi più popolari del calendario liturgico. La sua personalità storica, ben conosciuta, non spiega interamente il culto che gli fu reso in tutta l’Europa. Vescovo di Myra in Licia nel IV secolo fu uno dei grandi artefici del Concilio di Nicea che fissò i punti della fede cristiana nel Credo. Ma proviamo a vedere il significato del nome Nicola che l’etimologia lo fa provenire dal greco nikān (vincere) e laos (popolo).

Se questo nome, sin dall’antichità, ha conosciuto un tale successo in così tanti paesi è senza dubbio perché porta fortuna. È come una pioggia di doni, un capitale d’inestimabile valore. Volitivo fino alla testardaggine, assai poco preoccupato dell’opinione altrui, non è sicuro che il successo professionale lo attira. Si sente certo di vivere a modo suo, l’originalità non lo spaventa, mentre le sue risorse personali sono sufficienti ad affrontare le situazioni. Sottile, eloquente, abile a sbrogliare i problemi più complessi, si sente a suo agio nel campo delle scienze astratte o della metafisica, così come nella politica e negli affari.

Cronache e leggende intorno a San Nicola sono numerose, per la maggior parte conosciute, ma quella del piccolo Adeodato, forse, è la meno nota e viene ricordata da padre Gerardo Cioffari nel libro “Vicoli e Santi” (Levante Editori), nel capitolo dedicato agli “Elementi narrativi dell’iconografia nicolaiana”. Il bellissimo Adeodato, che in certe iconografie lo vediamo in piedi con una coppa in mano, fu rapito dai crudeli saraceni, divenendo coppiere di un ricco principe e che Carlo Rosa, pittore del XVII secolo, fastosamente affrescò sul soffitto della Basilica di Bari. Ma, un giorno, il giovane, mentre ricordava con nostalgia la festa nicolaiana, si levò un vento furioso, si spalancò il tetto e San Nicola irruppe dal cielo nel covo del principe, afferrò Adeodato e volando per mari, terre e monti, lo riportò nel giardino della sua casa riconsegnandolo alla madre. L’episodio di Adeodato fu anche messo in scena nel XII secolo. La più antica drammatizzazione dell’episodio che è giunta a noi è quella contenuta nel libro “Fleury play-book”.

Una curiosità è rappresentata dal “Tesoro di San Nicola”, che i baresi hanno costituito a partire dall’arrivo dei suoi resti a Bari, ma istituito ufficialmente nel 1296. Esso è nato grazie soprattutto ai numerosi e ricchi doni che re e principi offrivano al Santo, per riverenza pia e religiosa ed anche per ingraziarsi il popolo. Come tutti i tesori anche quello di San Nicola è stato cercato e sottratto nel 1480 dai Turchi e nel 1494 da Carlo III di Francia.

Ancora oggi si possono ammirare pregevoli paramenti sacri, tovaglie d’altare, vetri della manna, croci d’argento, corone, gioielli, libri sacri antichissimi, reliquari particolari nei quali sono conservati i pezzetti di cera delle candele che prodigiosamente si accesero il Sabato Santo nel Sacro Sepolcro col fuoco del cielo, le pietre del Calvario e quelle con cui è stato lapidato Santo Stefano.

Uno dei più importanti regali che Carlo D’Angiò fece alla città di Bari fu una grande campana, che installata dapprima su una delle torri della Basilica, fu successivamente rimossa per il grande frastuono che arrecava ai cittadini e, rifusa, se ne fecero due più piccole che attualmente si odono sul campanile della Basilica.

Del Tesoro fa parte anche il pastorale vescovile dell’Abate Elia, fatto di avorio intagliato e lungo circa 112 cm. La peculiarità è che l’avorio non proviene, come si potrebbe pensare dall’elefante, dal momento che non potrebbe fornire una simile lunghezza, ma da un dente di tricheco.

Per concludere, una riflessione di Michele Campione che si domanda: “Che cosa si può chiedere al Santo Taumaturgo che può operare miracoli e prodigi, sospendere le leggi della natura, domare i venti ed il mare, placare gli abissi senza fine delle tempeste e sconfiggere per sempre il Male che corrompe il cuore degli uomini? Si può chiedere la Fede. Si può sollecitare la Carità che, come dice San Paolo, tutto può. Si può impetrare la Misericordia. Ed alla Santità, alleata della salvezza, ci si può affidare totalmente con serena gioia”.
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mercoledì, novembre 23, 2016

Emiliano e Decaro pronti per il 5 ed il 6 dicembre

di NICOLA ZUCCARO - La precedente sindacatura - firmata Michele Emiliano - quella attuale, targata Antonio Decaro, unite da San Nicola, non solo per un atto istituzionale poichè giustificato dal deferente rispetto del Sindaco nei confronti del Patrono della città di Bari, ma anche per un fatto devozionale.

Dell'attuale Governatore regionale (già primo cittadino dal 2004 al 2014, la devozione per il Vescovo di Myra) è ormai nota. Non è da meno quella successore che, pur a metà della sua sindacatura, in occasione dei suoi interventi pubblici sul tema dell'accoglienza dei migranti e dei senza fissa dimora, ha sempre richiamato la centralità della figura del Santo taumaturgo per elevare ulteriormente il prestigio internazionale di Bari.

Sarà così anche il 5 e 6 dicembre quando sia Decaro sia Emiliano, con le altre autorità civili e religiose della Chiesa cattolica, riceveranno il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo. L'evento coinciderà con il 65mo Anniversario del Rettorato della Basilica di San Nicola, affidato dal 1951 all'Ordine dei Padri domenicani.
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