ITF Moda: l' etichetta della trasparenza
di Manuela Merico
E’ nato all’inizio del 2011 ma pochi sanno cos’è il sistema di tracciabilità volontario o meglio l’etichetta di trasparenza per i settori tessile, calzaturiero, di pelletteria e pellicceria.
L’Italian Fashion Textile (associazione delle Camere di Commercio) ha proposto la creazione di uno schema certificativo volontario in grado di garantire al consumatore la massima trasparenza rispetto ai luoghi di lavorazione delle principali fasi del processo produttivo.
Con questo sistema, le aziende italiane possono rendersi riconoscibili sul mercato e promuovere una maggiore consapevolezza negli acquisti.
Dal passaporto del prodotto è possibile, così, lasciare traccia del viaggio lungo l’intera filiera del sistema moda.
In dettaglio…
Cos’è la certificazione?
Un documento di natura volontaria che non sostituisce la normativa sulla composizione fibrosa ma la integra con un’etichetta indicante l’origine delle singole fasi produttive.
Perché certificare la provenienza?
Per fidelizzare il cliente facendolo sentir parte del sistema e renderlo consumatore consapevole.
A chi rivolgersi per ottenere la certificazione?
E’ possibile rivolgersi all’ITF, alle Camere di commercio locali, alle Associazioni di categoria locali.
Come si articola il sistema dei controlli?
Si basa su verifiche sul campo che si dividono in verifiche iniziali, di sorveglianza e verifiche dei fornitori delle aziende aderenti all’iniziativa.
Com’è composta l’etichetta ITF?
Essa potrà essere realizzata in diversi formati e materiali a scelta dell’azienda purché riporti: il tipo di filato, il tessuto, il luogo di confezionamento e nobilitazione per quanto riguarda l’abbigliamento; per le scarpe, invece, deve riportare il tipo di pellame conciato, la lavorazione della tomaia e della suola, l’assemblamento e le rifinitura finale.
Il sistema di tracciabilità è quindi, un nuovo strumento per differenziare la produzione nazionale da quella di esportazione integrando in un’unica filiera il cliente, il fornitore e il subfornitore.
E’ nato all’inizio del 2011 ma pochi sanno cos’è il sistema di tracciabilità volontario o meglio l’etichetta di trasparenza per i settori tessile, calzaturiero, di pelletteria e pellicceria.
L’Italian Fashion Textile (associazione delle Camere di Commercio) ha proposto la creazione di uno schema certificativo volontario in grado di garantire al consumatore la massima trasparenza rispetto ai luoghi di lavorazione delle principali fasi del processo produttivo.
Con questo sistema, le aziende italiane possono rendersi riconoscibili sul mercato e promuovere una maggiore consapevolezza negli acquisti.
Dal passaporto del prodotto è possibile, così, lasciare traccia del viaggio lungo l’intera filiera del sistema moda.
In dettaglio…
Cos’è la certificazione?
Un documento di natura volontaria che non sostituisce la normativa sulla composizione fibrosa ma la integra con un’etichetta indicante l’origine delle singole fasi produttive.
Perché certificare la provenienza?
Per fidelizzare il cliente facendolo sentir parte del sistema e renderlo consumatore consapevole.
A chi rivolgersi per ottenere la certificazione?
E’ possibile rivolgersi all’ITF, alle Camere di commercio locali, alle Associazioni di categoria locali.
Come si articola il sistema dei controlli?
Si basa su verifiche sul campo che si dividono in verifiche iniziali, di sorveglianza e verifiche dei fornitori delle aziende aderenti all’iniziativa.
Com’è composta l’etichetta ITF?
Essa potrà essere realizzata in diversi formati e materiali a scelta dell’azienda purché riporti: il tipo di filato, il tessuto, il luogo di confezionamento e nobilitazione per quanto riguarda l’abbigliamento; per le scarpe, invece, deve riportare il tipo di pellame conciato, la lavorazione della tomaia e della suola, l’assemblamento e le rifinitura finale.
Il sistema di tracciabilità è quindi, un nuovo strumento per differenziare la produzione nazionale da quella di esportazione integrando in un’unica filiera il cliente, il fornitore e il subfornitore.
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MODA