Barletta: Ivan Franek e il “Fattore K” nel “Castello” di Franz Kafka

di Nicola Ricchitelli. Da un lato il suggestivo scenario rappresentato dal castello Svevo di Barletta, dall’altra la magistrale interpretazione del boemo Ivan Franek, - l’agrimensore giunto in un villaggio comandato da un Conte che trascorre la sua vita in un Castello che dall’alto della collina su cui è costruito, incombe minaccioso sul territorio circostante – che per circa due ore e mezza senza mai uscire di scena, con perfetto accento straniero cercherà di far immedesimare lo spettatore nello smarrimento e nelle difficoltà del protagonista, tentando di stabilire un'esistenza all'interno del villaggio, ma che per riuscirvi dovrà confrontarsi con i rigidi e oscuri schemi di questa comunità. Nel mezzo l’originalità rappresentata dalla forma itinerante con il quale lo stesso è stato concepito, snodatosi tra i bastioni del castello, l’atrio fino a giungere nel fossato. Questi alcuni degli elementi con cui spiegare lo strepitoso successo della prima nazionale dello spettacolo “Il Castello” andato di scena nella città della disfida nel week end a cavallo tra Venerdi 9 Settembre e Sabato 10 – sotto la prestigiosa regia di Giorgio Barberio Corsetti, il quale ne ha già rappresentato l’opera teatrale al prestigioso “Festival dei due mondi” di Spoleto, sempre allo stesso Barberio Corsetti inoltre, vi è da attribuire la geniale intuizione della forma itinerante - progetto teatrale che trae ispirazione dall'omonimo romanzo di Franz Kafka.
L’inizio nel bastione arredato da locande di cartone e frequentato da originali avventori, quindi l’arrivo dell’agrimensore nel villaggio, di lì in avanti l’evolversi di tutta una serie di situazioni e difficoltà insormontabili che si opporranno a “K” e al suo desiderio nonché diritto di lavorare in quelle terre. Difficoltà rappresentate dal castello e dal conte - sede di una mostruosa burocrazia – nonché da tutta una serie di personaggi atti a formare una complicata ed inesorabile gerarchia, che amministra il villaggio con un groviglio di leggi contrarie alla logica. Nonostante tutto, “K” non rinuncia a lottare per cambiare lo stato delle cose, così come non rinuncia all’amore, nel mezzo infatti vi troverà spazio l’amore per Frieda – spettacolo che nel frattempo si sposta nell’atrio del castello con in sottofondo le musiche eseguite dal vivo dalla band “Statale 66” – mentre si susseguono apparizioni di un infinità di personaggi che andranno ad animare lo spettacolo.
Le peripezie di “K” si snoderanno quindi in impieghi di fortuna – vedi l’impiego come bidello in una scuola – e quindi la fine dell’amore con Frieda insidiata dai suoi aiutanti.
Uno spettacolo itinerante che ha trasformato il pubblico - in movimento da un ambiente all'altro del Castello Svevo - nel compagno di viaggio di “K”.
Originali e innovative le scenografie e il modo di fare scenografia, con assi e cartoni, volta per volta si tramutano ora nelle stanze di una locanda, ora in una stanza da letto, e quindi in una sala di albergo, disegnando i contorni e le atmosfere di un villaggio medievale.
Nel “Castello” di Kafka in sintesi i connotati delle condizioni vissute oggi dagli uomini e dall’uomo comune, sempre alle prese con il rigide leggi della burocrazia e di burocrati autoritari.