Aspettare il tram a Milano: piccoli scrittori crescono
di Francesco Greco - Gioia arriva dalla provincia bresciana. Nel giorno più importante della sua vita, alla fermata del tram che la porta a San Babila, incontra Giuseppe, studente meridionale di Scienze Politiche, annoiato dagli studi e dalla vita. Il giorno dopo, stessa fermata, Gioia si chiama Francesca e d’accordo con i genitori, sta andando ad abortire dopo essere stata violentata in una cascina. Giuseppe non si arrende e tenta di spiegare il mistero del “mio fiore di campagna nel cemento cittadino”. Il giorno dopo si chiama Benedetta e deve curarsi la schizofrenia e…La crisi di identità è un archetipo per chi vive a Milano. Un giorno non sa più chi è, cosa vuole, dova sta andando, che ci fa lì. Accade nel racconto “Il fiore di cemento”, di Alessio Amato, uno dei 24 giovani scrittori proposti dall’antologia “Lei non ci crederà , ma sto aspettando il tram”, Arcipelago edizioni, Milano 2013, pp. 286. € 15.00 (giovani scrittori IULM). Chiamati a sviluppare un racconto sul tema dell’attesa, appunto del tram, essi finiscono con l’affrescare una Milano che un tempo fu “da bere”, ma adesso è povera, inquieta, disidratata, in piena crisi, incapace di reinventarsi, perché non ne ha la forza, l’energia, e nemmeno le risorse intellettuali.
Ripiegati su se stessi, gli scrittori attingono così al proprio intimismo, all’autobiografia, alla vita universitaria in una realtà metropolitana (che è anche quella di Veronica Rossi ne “L’ultimo tram”) nascosta dall’eterna nebbia del “grigiore cittadino” (Maria Paola Rossetti, “L’attesa”), dove “ognuno ha i suoi tarli” (Elena Sabattini, “Layla”) e col significato delle parole private di etimo sfugge il senso della vita e non è come il finale di “Miracolo a Milano”, di Vittorio De Sica citato nella sapida postfazione di Vania Barozzi: “…un regno dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno”.
Ben calati nella modernità , gli scrittori di domani usano format narrativi e linguistici adeguati, come l’Anonimo (anonima) di “Answers”, che ha un fantasma in casa, “un volto abbozzato in un alone di luce… pare un volto di donna” e le parolacce di Stefano Gianoni (“Una mattina storta”), i “farabutti della TV” di Chiara Allegrini in “Crimini a San Francisco”. Ma anche gli schizzati e fuori di testa, paranoici e demenziali degli altri racconti.
E’ ingeneroso però Edoardo Zuccato nella prefazione, quando, riferendosi però al racconto “Piante da orto”, di Rachele Rebughini, parla di “stile a metà strada fra il catalogo di agenzia turistica e la pagina economica di un quotidiano, nella sua secchezza, serve a mettere in luce l’avvilente incapacità di prendere uno dei tanti tram che permetterebbero di uscire dal pantano italiano in cui protagonisti finiscoono per rimanere, caldi e protetti come ratti in una fogna”.
Al contrario, le nuove generazioni si armano di trolley e prendono i tram di altre città , Paesi dove le parole non sono state derubate: la Londra di Virginia Dara ne “La mossa del geco”, il Giappone della Rebughini. E anche Vania Barozzi coglie in parte il senso delle storie, quando afferma che “la Milano di questi scrittori è la Milano dello stereotipo”. Che è solo lo spunto di partenza, ma è allo sviluppo successivo dei racconti che occorre guardare: lì è lo sperimentalismo, la ricerca, il nuovo. E c’è del nuovo in quasi in tutti.
Oltre ai citati compongono l’antologia Francesco Piccinelli Casagrande (“Mario Pinzauti, scrittore fallito di nonno chiantigiano”), Daniel Cristian Tega (“L’avventura di una folle miliardaria”), Tina Pregara (“Il resto del resto”), Giuditta Dallerba (“Alibi per mariti fedrigradi”), Fabio Rodighiero (“Il riflesso”), Chiara Di Sante (“20 minuti”), Francesco Prano (“Ave CHI ara”), Robetto Procaccini (“Lo sa la polvere”), Mattia Conti (“GianGiulio sulla luna”), Jacopo Trotta (“Ridicolo di notte”), Arturo Keller (“Jack e neve”), Matteo Cadeddu (“Allo stesso prezzo”), Danilo Sergio (“Ti guardi intorno, hai fame ma rammenti che cenerai a casa”), Paola Cantella (“Numero 23457”), Eleonora Gavaz (“Una seconda possibilità ”). A cura di Alessandro Bongiorni, Giuditta Dallerba, Marco Ferrarini, Federico Gerardi, coordinamento Paolo Giovannetti, copertina di Giovanni Duò, foto di Alessando Belluschi.
In catalogo la stessa casa editrice di Trezzano sul Naviglio ha antologie su: “l’Inafferrabile”, “Perso in tempo”, “Quello che resta”, “Da qui non vedo”, “Troppo buio per gridare”. Aspettiamo la prossima…