Stefàno a Bari, 'Qualità e più coraggio, la Puglia regione d’eccellenza anche per la Salute'
“Sarebbe ingeneroso – ha evidenziato Stefàno - se consegnassimo una lettura solo negativa di questo decennio: c’è una Sanità dell’eccellenza in Puglia che deve diventare modello diffuso, con reparti all'avanguardia, macchinari di ultima generazione e medici eccellenti”.
Ha ricordato poi quanto scritto dalla Corte dei Conti di Bari: “Nel primo triennio del piano di rientro (2010/2012), si è passati da un disavanzo di 332.000.000 ad un saldo attivo di 3.900.000. Si sono registrati significativi risultati positivi nei tempi di pagamento dei fornitori e nel punteggio attribuito in sede di valutazione dei Lea, passato da 77 a 140 nel 2012”.
“Ora dunque – ha proseguito – possiamo puntare sulla qualità in tutti i servizi, senza eccezioni. Correre come un treno verso un cambio radicale di cultura e ricordare che gli ospedali curano le malattie, ma la salute si garantisce con una rete di servizi socio sanitari territoriali diffusi e con accordi con i Comuni sfruttando meglio i Piani sociali di zona. Fisso un obiettivo, che non è personale o di coalizione, ma di tutti i pugliesi: cinque anni per migliorare del 30% il punteggio ministeriale delle prestazione ospedaliere e fare della Puglia una regione d’eccellenza”.
Qualificazione dell’offerta e della prestazione, gli obiettivi: “serve però un coraggio nuovo: in questi anni si è proceduto ad una organizzazione per dipartimenti, a cui ora dobbiamo affidare budget e obiettivi e chiedere conto dei risultati. Perché un livello di governance è molto più efficace se monitorata costantemente. Abbiamo avviato un’opera di infrastrutturazione tecnologica, abbiamo intrapreso la lotta al precariato, oggi chiediamo a questa struttura di accompagnarci nello sforzo di qualificazione degli ospedali e dei servizi territoriali. Abbiamo riqualificato la spesa, riducendo le aree di spreco, vogliamo fare ancora meglio: eliminare inefficienze che ancora esistono e recuperare risorse per i servizi di cura”.
Gli ostacoli: “Dobbiamo abbracciare un duplice impegno: da una parte pretendere con forza e determinazione, da Roma e dall’Europa, maggiore considerazione sui limiti e i vincoli di natura finanziaria che si frappongono ai nostri obiettivi; dall’altra però, la chiave per aprire la porta del cambiamento può venire solo da una straordinaria opera di corresponsabilità della gestione della cittadinanza”.
“Per cambiare le cose – ha concluso Stefàno - c’è bisogno di un lavoro comune, di una condivisione di obiettivi con medici, operatori, associazioni di volontariato, sindacati, senza il quale ogni nostro sforzo risulterebbe insufficiente. La Salute è un bene comune, ed insieme dobbiamo difenderlo e valorizzarlo”.
