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LIBRI. 'La bambina che aveva paura dei sogni' di Chiara Porcelluzzi

di SALVO JETRO BRIFA - Un viaggio in un mare di paure, nell’ignoto affascinante. Un invito a essere protagonisti della propria vita, questo è il suggerimento delicato tra le righe di Chiara Porcelluzzi dal titolo: “La bambina che aveva paura dei sogni” (FaLvision Editore, pagg. 188 - €15,00).

È un romanzo ben strutturato, coinvolgente, un mezzo per ritornare a pensare alle proprie ombre, a tutto ciò che è stato rimosso e mal riposto in un qualche cassetto della memoria, magari lasciato in stanze abbandonate dell'infanzia. In un crescendo dove il mare è ponte, specchio e manto, la protagonista del libro di nome Azzurra, trova uno spartito misterioso grazie al quale comincia a inseguire le note di un tempo rimosso. L'autrice ha realizzato un ricamo in fili con le onde marine e gocce d'acqua salata, ovvero un vello nel quale cullarsi per condividere le ‘note-sussurro’ delle mareggiate, bisbigli con la bonaccia per riprendere il bandolo di se stessi e cominciare un cammino che è sguardo disincantato di realtà nascoste e pungenti.

Il lavoro sembra il diario di pagine scritte in tempi diversi, ben cucite, per magnetizzare con ritmi e situazioni di 'surreale armonia', visioni nostalgiche, magari sofferte, di circostanze che sono simili a “lacrime - richiesta aiuto”, per le quali non ci si sente mai preparati.

Grazie alle finzioni letterarie la Porcelluzzi è riuscita a suggerire, schiudere vie costruttive in forma vellutata, di un sommerso di esseri umani e sentimenti strumentalizzati, abusati, foschi, sui quali bisognerebbe fermarsi, soffiare per sollevare la polvere e disperdere nuvoloni di ipocrisia e, per comprendere cicatrici sul cuore;  dissolvere  nubi che ci impediscono di dialogare sinceramente con gli altri, il paesaggio e se stessi, di guardare lontano, più semplicemente di sognare serenamente un futuro di luce.