Libri: "Muracci nostri"

di FRANCESCO GRECO - Sordi è al Pigneto, con Totò e Anna Magnani, che è anche alla Stazione Giustiniana con la Vitti, Lisi e Cardinale. Ma è anche in via Innocenzo IV nelle vesti del Marchese del Grillo e in via degli Ombrellari, al Borgo. Giusto “tribute” per una romano che con la sua arte cinematografica ha portato il nome dell’Urbe nel mondo.

Altro romano illustre: il cantautore Franco Califano, che a via Sisto IV dove abitava minaccia: “Non escludo il ritorno”. Ce ne faremmo una ragione… A Piazza Trilussa poi c’è chi immaginava “infiniti mondi”: Giordano Bruno. Ma le sue “visioni” gli costarono care. A via della Pace Papa Francesco, Totti sta in piazza del Fico. Al Governo Vecchio c’è la Gioconda, Monna Lisa è a via degli Equi (San Lorenzo), a San Giovanni in Laterano David Bowie, a via delle Conce “La casa di Silvio” (quale? Arcore, Palazzo Grazioli, in Sardegna, ai paradisi fiscali?). Vedi alla voce “street art” e scopri un mondo colorato, contaminato, ricco di semantica, di messaggi d’ogni genere: politici, romantici, ecologisti, religiosi, estetici, ecc.

La giornalista (è vicecaporedattore del TG3 Lazio) Carla Cucchiarelli si è divertita (sue anche le belle foto) a fare una ricognizione dei murales cittadini in “Quello che i muri dicono” (Guida ragionata alla street art della Capitale), Iacobelli Editore, Roma 2018, pp. 175, euro 16 (cover di Lilia Angela Cavallo). Un lavoro davvero notevole, pieno di sorprese, appassionato, come poteva fare solo chi ama la sua città. Ma anche una storia parallela.

Il padre nobile di questa arte “povera”, che non ambisce ai musei (e infatti c’è chi distrugge le sue opere pur di non rinchiuderle dentro quattro mura) e manco alla posterità, se vogliamo effimera, almeno nell’età moderna, può essere considerato Pasquino (solo che intingendo il pennello nel vetriolo, lanciava messaggi politici, ai potenti del suo tempo, il Papa prima di tutto).

Infatti la giornalista storicizza la street art romana datandola 1968, Facoltà di Architettura. Magari, chissà, anche i Romani del tempo di Augusto e Nerone avevano la stessa inclinazione a dipingere muri, e forse anche i Greci di Pericle e Aristosseno. E’ bello però riscoprire in senso creativo, e anche socializzante (a Primavalle c’è il collettivo “Muracci nostri”) i muri, in un tempo paranoico in cui per uno che ne abbatte (Berlino) ne crea una decina (oltre a quelli che sorgono dentro di noi): fra Cisgiordania e Palestina (dipinto da Bansky e Blu), di fili spinati a Est per scoraggiare i migranti, che intanto muoiono dinanzi ai muri d’acqua. Senza scordare quello che Trump vorrebbe rinforzare e scagliare al cielo al confine fra USA e Messico. A costoro vien quasi voglia di rispondere come quell’anonimo: “Fatte li ca**i tua”.

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