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'Tolo Tolo': la recensione

di FREDERIC PASCALI - Il fantastico mondo di Luca Medici, alias Checco Zalone, ancora una volta non smentisce le sue prerogative e, ancorato ai temi della più stringente attualità, secerne la sua abituale visione farsesca delle cose.

Nei toni consueti del falso guitto, ritto sulla tolda della regia, con la sua maschera comica conduce una personale crociata contro le ipocrisie, indipendentemente dai colori sociali, politici e culturali all’ombra dei quali, da protagoniste, si rappresentano.

Così il “nostro” reprobo, cittadino di una Spinazzola con poche occasioni di svolta sociale, si ritrova a dover fuggire dall’Italia dopo aver rifiutato il reddito di cittadinanza e perso tutti i soldi del parentado in un improbabile investimento in un scintillante ristorante sushi. Approdato in Africa, mentre è al lavoro in un resort di lusso finisce per essere casualmente coinvolto in uno dei tanti conflitti interni della zona. Da qui l’idea di fingersi scomparso e di ritornare in Europa attraverso i modi e le rotte dei migranti africani. Lo affiancano nell’impresa Omar, nativo del luogo e coltissimo collega di lavoro, Idjaba, di cui è apertamente innamorato, e suo figlio Doudou. Dopo vari imprevisti e colpi di scena Checco giungerà, suo malgrado, proprio in Italia.

Un po’”Jesus Christ Superstar”, un po’”Yuppy Du”, Checco Zalone si cimenta con la complessità del film musicato, compreso il finale a tecnica mista di matrice disneyana che combina attori in carne e ossa con personaggi di animazione, senza tuttavia rinunciare al suo tratto ispirato alla leggerezza dei modi. Niente di nuovo sotto il sole, il registro improntato alla risata e al sorriso non muta e i siparietti per le riflessioni sono decisamente inconsistenti, fermo restando il messaggio di fratellanza celato dietro la caricatura di tutto e di tutti.

I tempi e le movenze della pellicola ricordano molto l’avanspettacolo che fu con un cast tutto sommato all’altezza del compito, Souleymane Silla, “Omar”, appare come il più ispirato, ma per nulla supportato dalla sceneggiatura, scritta dallo stesso Zalone in coppia con Paolo Virzì, che ben presto abdica alla sua funzione lasciando al suo destino la struttura narrativa.

Nel complesso si può parlare di un esperimento che, raccolto l’ennesimo eccezionale numero di pubblico e di incassi, al momento viaggia oltre i 41 milioni di euro, per il resto è destinato a sbiadire nel tempo.