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La storia di Barletta rivive nel volume “Il Fantasma del Castello” di Michele Cristallo

di LIVALCA - Dal greco «fantàzo» (appaio) deriva la parola fantasma e si tratta di visione soprannaturale, magica che nel tempo ha lasciato il passo a rivelare la comparsa di un soggetto trapassato. Servendosi di uno ‘spettro’ il famoso giornalista Michele Cristallo ha confezionato un libro grandioso, peraltro difficilissimo da redigere perché richiede, oltre ad una vasta preparazione storica, una non comune abilità nel mantenere viva l’attenzione del lettore con riferimenti e spiegazioni: «Il Fantasma del castello - La storia di Barletta raccontata in diretta dai suoi protagonisti, fatti misfatti e retroscena» (EDITRICE ROTAS).

Cristallo ama profondamente la città in cui è nato e lo aveva dimostrato lo scorso anno con un il libro « Barletta Anni ’40 - un ragazzo di via XX Settembre racconta», sempre pubblicato da Rotas (la benemerita creatura fondata e diretta da Renato Russo, l’Ettore Fieramosca del XX secolo cui Barletta deve moltissimo) che gli è valso il prestigioso riconoscimento ‘Cavaliere della Disfida’.

Cristallo si è inventato che il Castello di Barletta sia abitato da un fantasma, in passato valoroso guerriero di nome Tideo, il quale ‘occupa’ il maniero fin da quando i Normanni vi edificarono una fortezza e, quindi, è stato testimone di tutto gli atti e avvenimenti verificatesi nel tempo. Il castello è affidato ai nostri giorni a dei custodi, di cui uno di nome Ruggero sarà il protagonista ‘involontario’ della vicenda narrata da Cristallo. In una notte in cui un violento temporale fa perdere i sensi al nostro custode Ruggero, il fantasma, memore delle tecniche di rianimazione messe in atto in tante battaglie, lo soccorre e si rivela. Ruggero, passato il primo periodo di stupore, si affida totalmente alla rievocazione storica che puntualmente gli ‘sciorina’ questo intrepido uomo d’armi di cui non conosce volto e sembianze, ma solo la voce.

Inutile dire che ogni capitolo di questo libro meriterebbe un singolo articolo, ma è anche vero che i libri sono fatti per essere letti - magari dopo averli acquistati in libreria in modo da venire incontro ai tanti piccoli, nel senso che non dispongono di gruppi economici alle spalle, editori ed autori, nel senso che hanno la (s)fortuna (dipende dai punti di vista !) di non pubblicare con coloro che hanno a disposizioni le televisioni per grazia ricevuta e che per buona sorte ‘trovano’ qualche sognatore disposto ad investire nel libro di carta (al momento ‘osteggiato’ da chi dovrebbe supportarlo) - e custoditi gelosamente in quelle librerie che l’indirizzo spartano delle nuove abitazioni prevede in bagno…di coloro che possono permettersi un bagno arioso e capiente.

«Ora che hai messo in atto il tuo quotidiano volo pindarico» direbbe mio padre, possiamo tornare a lavorare per lo Stato.

Nel libro di Cristallo il fantasma fa comparire addirittura San Ruggero, affinché racconti al custode Ruggero, in presa diretta, la sua storia. Estroversa la precisazione in cui contesta la sua biografia a firma dell’Anonimo Cannese per quanto riguarda anno di nascita e morte ( geniale la trovata di Cristallo che, precisando che verso la metà dell’anno mille non vi erano i registri di Stato Civile, mette in bocca al santo una verità inconfutabile : “ …l’anno della mia nascita non è nota con precisione neanche a me”), ma subito dopo puntualizza che lo storico su di lui ha scritto moltissime cose vere e impeccabili.

Chiaramente il fantasma Tideo non poteva ignorare Federico II di Svevia, colui che fece costruire il Castello teatro del racconto di Cristallo, e il cui busto in pietra risiede proprio nel maniero ( pare sia l’unica testimonianza da cui risalire alle vere fattezze dell’imperatore) e che nell’anno di grazia 1228 venne per ben due volte in visita a Barletta; la prima per annunciare, il 25 aprile, la nascita del figlio Corrado e la seconda al rientro dalla Terra Santa per tre mesi ( giugno,luglio, agosto) di salutari vacanze.

Nel 1246 Federico a Barletta deliberò provvedimenti che vanno sotto il nome ‘Constitutiones Occupatis’ e, come ci riferisce Cristallo, l’imperatore, con provvedimenti ad hoc, aveva risolto il problema del conflitto di interessi. Ma quattro anni dopo si spegneva, nella dimora di Castel Fiorentino, lo ‘stupor mundi’, non essendo riuscito il medico curante personale a domare violenti attacchi di dissenteria : era il 13 dicembre, giorno dedicato a Santa Lucia. Si era avverata la profezia dell’astrologo di corte Michele Scoto ( leggendo il libro, qualora ignoraste la premonizione, vi verrà svelato l’arcano). A Federico successe il figlio Manfredi, colui che fondò Manfredonia e che fece trasferire la Zecca da Brindisi in questa città. Come mai Federico, su nove figli legittimi, scelse proprio Manfredi? Non certo perché il ragazzo viene collocato da Dante nel Purgatorio e definito «Biondo era e bello e di gentile aspetto», ma soltanto perché oltre ad essere intelligente, aveva studiato con profitto e aveva per compagno di studi Tomaso d’Aquino. Manfredi, nonostante sia morto in battaglia a soli 34 anni, si è costruito una fama di illuminato governante.

Cristallo-Tideo ci ricorda, nell’entusiasmo contenuto del custode Ruggero, di tasse ed evasione fiscale e scomoda Solone ( 640/630 a.C.- 560/559) e la sua ‘intuizione’ di istituire la figura del ‘sicofante’, ossia delatore in senso buono, perché denunciava alle autorità coloro che nascondevano il loro patrimonio per non pagare le tasse. Questa interpretazione ha visto gli storici discutere a lungo perché la parola greca di origine attica è composta da suxon (fico) e faino (mostro), ossia delatore di coloro che trasportano i fichi fuori dal territorio. Gli studiosi nel tempo hanno concordato sul fatto si trattasse di persona di dubbia onestà che denunciava per vendetta o invidia e in una fase del processo (fasis), qualora avesse avuto successo la denuncia, alla parte soccombente veniva ‘strappata’ metà del proprio patrimonio. Anche questa spiegazione si basa su un concetto difficile da assimilare perché secondo alcuni ‘per un fico’ sta a testimoniare che non valeva ‘impossessarsi’ di metà del patrimonio del soccombente, ma noi oggi riteniamo che togliere metà patrimonio significa ‘espropriare’ a costo zero. Ho cercato disperatamente nella mia biblioteca un testo che poteva illuminarmi, ma sono convinto che stia, per errore, a casa di Francesco D M; per giunta non risponde al telefono da quando, secondo il suo paterno punto di vista, non ho trattato bene il libro del figlio, al cospetto di quelli di Prenna e Ferrante.

Interessantissimo il capitolo dedicato a Ettore Fieramosca : una storia avvincente per ‘anta’ e giovani, che penso possa appassionare allo stesso livello di un incontro di calcio Francia-Italia e che ci fa sentire orgogliosi cittadini italiani. Il custode Ruggero resta sorpreso nell’apprendere che Fieramosca muore a Valladolid per una misteriosa malattia e fa presente che lui ha letto il volume di Massimo Taparelli marchese d’Azeglio dal titolo « Ettore Fieramosca o la Disfida di Barletta» e le cose vengono descritte in maniera diversa. A questo punto è lo stesso Fieramosca che ricorda come il romanzo sia una cosa e la realtà altro e l’autore Cristallo, avvalendosi della confusione creatasi, non si lascia sfuggire come il torinese d’Azeglio, che sposò la figlia di Alessandro Manzoni, sia stato uno scrittore, pittore, patriota, politico di livello, con un neo non di poco conto: per usare un eufemismo diciamo che ‘stimava’ tiepidamente le popolazioni meridionali ( fatto di notevole entità nel momento in cui Vittorio Emanuele I lo chiamò alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - 1849/1852 - e dopo di lui ci fu un certo…Cavour). Cristallo con il titolo “ Dopo la Disfida” ci regala due pagine (115/117) che dovrebbero essere lette da ogni cittadino di Barletta, il giornalista di razza prova a dare ‘una scossa alle coscienze’ dando il giusto risalto a persone che, con pochi mezzi e tanto impegno, hanno vinto la loro (Di)sfida. In modo ‘sereno e variabile’ spunta anche un giovanissimo Osvaldo Bevilacqua, presenza che un giornalista di razza non poteva ignorare.

Il volume si conclude con un prezioso capitolo, un saggio in sostanza, dedicato a De Nittis, il pittore nato a Barletta il 25 febbraio 1846 e morto a Saint-Germain-en-Laye nel 1884, la cui vedova Léontine donò a Barletta, con regolare testamento, tutta la produzione del marito. Tornerò sull’argomento con uno scritto interamente dedicato alla vicenda. Ho bisogno di studiare attentamente quanto scritto da pagina 193 a 221.

Il libro si conclude con un inno all’impegno ( il nostro custode grazie ad un concorso vinto come assistente di biblioteca, migliorò la qualità della sua vita), allo studio, alla lettura, e a spendere l’esistenza per qualcosa che duri più della vita stessa : un libro di carta.

Il lavoro di Cristallo si apre con una dedica speciale:«A Ludovica, un angelo volato in Cielo troppo presto. Ovunque tu sia, dolcissima Ludo, sarai sempre la nostra stella». Non penso che alla famiglia possa bastare Menandro “ Muor giovane colui che al Cielo è caro”, (?) “ Ogni filo d’erba ha un proprio Angelo che lo incoraggia, invitandolo a crescere”, Giovanni Calvino “ Dio ha stabilito che tutti gli angeli si occupino della protezione dei giusti”, ma ritengo che due riflessioni, una di un Anonimo “ Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati” e una di Christian L. Larson “ Prometti a te stesso di essere troppo forte per l’ira, troppo forte per la paura, troppo felice per lasciarti vincere dal dolore” possono aiutare a rendere meno estenuante il volo intrapreso da Ludo e la sua stella indicherà la strada maestra, non solo ai suoi cari, ma a noi tutti; quella strada indicata in un Libro scritto da un Autore che ci considera, almeno questa a volte la nostra impressione, solo personaggi e le cui reali intenzioni spesso risulta difficile capire e accettare.